• 26 Febbraio 2020

Libano, nuovo governo, dubbi della piazza e proteste di avvertimento

Nuovo premier vecchia politica

Ansa Beirut – (di Lorenzo Trombetta) – «Il nuovo governo libanese, guidato da Hassan Diab, vicino agli Hezbollah filo-iraniani e incaricato di traghettare il Paese attraverso la più grave crisi economica e politica vissuta dopo la fine della guerra civile trent’anni fa».

Rai – Libano, scontri davanti al Parlamento di Beirut all’indomani della nascita del governo guidato da Hassan Diab. 86 feriti, secondo una fonte governativa, quasi 400 per la Croce Rossa libanese solo negli scontri di ieri. Timori per il riesplodere della protesta.

Il neo premier libanese Hassan Diab

Maquillage o vero cambiamento?

Nuovo governo, vecchio sistema politico libanese accusato di inefficienza, corruzione e nepotismo, che la piazza contesta ormai da mesi. E la peggior crisi economica vissuta dopo la fine della guerra civile trent’anni fa e dall’attacco israeliano del 2006. Un mese e mezzo fa si era dimesso Saad Hariri, uomo vicino al potere saudita. Nuovo esecutivo ‘ristretto’, 20 ministri – due terzi dei governi precedenti – con tutti nomi nuovi, senza precedenti incarichi ministeriali. Sei le donne tra cui, per la prima volta, la nuova ministra della Difesa Zeina Acar. Gli analisti osservano che dietro le nomine proposte da Diab ci sono gran parte dei movimenti politici al potere da decenni e messi sotto accusa dal movimento di protesta.

Salta il vecchio ‘Sistema Libano’

«Le dimissioni del precedente premier, Hariri, avevano di fatto rotto il vecchio ‘Sistema Libano’ l’accordo politico tra il fronte filo-iraniano, incarnato dall’alleanza tra gli Hezbollah e il presidente della Repubblica cristiano Michel Aoun, e l’asse filo-occidentale, rappresentato dallo stesso Hariri e dai partiti cristiani delle Forze libanesi e delle Falangi e dal partito druso di Walid Jumblat». Nel nuovo governo, ammettendo che la rivolta diffusa lo lasci provare a lavorare, esclude proprio questi ultimi partiti, storicamente più vicini agli Stati Uniti, alla Francia e all’Arabia Saudita, che non partecipano all’esecutivo, segnando una rottura negli equilibri ‘di consenso’ in piedi da circa dieci anni in Libano.

L’ex Svizzera del MO a rischio fallimento

Il nuovo premier, docente universitario ed ex ministro dell’istruzione, tra la piazza in rivolta e le riforme economiche necessarie per sbloccare gli aiuti finanziari promessi dalla comunità internazionale, in particolare dalla Francia, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Sistema bancario attualmente in crisi, tutti e cercare dollari al posto della loro lira svalutata. Risultato, aumento della disoccupazione e impennata dei prezzi dei beni al consumo. Ed è in questa situazione che negli ultimi giorni si sono registrati a Beirut ripetuti e violenti scontri tra manifestanti e polizia col ferimento di centinai di dimostranti e decine di agenti.

Tensione derivata, la posizione geostrategica del Libano e il rapporto con Israele e Iran. La stabilità del Paese è fondamentale per tutta la regione, che non può permettersi un ulteriore conflitto che lo coinvolga mentre Tel Aviv viola sistematicamente il suo spazio aereo per le sue azioni sulla Siria.

Remocontro

Remocontro

Read Previous

L’antisemitismo dopo Auschwitz, Macron tra vetrina ed espiazione

Read Next

Erdogan e il ‘matrimonio riparatore’ violenza alla donna e alla decenza