• 26 Febbraio 2020

Erdogan e il ‘matrimonio riparatore’ violenza alla donna e alla decenza

Il peggior islam maschilista

Ansa – Dopo averla ritirata nel 2016 a seguito di forti proteste e dell’indignazione dell’opinione pubblica, l’Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan rilancia una proposta di legge per reintrodurre il ‘matrimonio riparatore’ in Turchia.

  • Le associazioni turche per la difesa dei diritti delle donne si sono già mobilitate, chiedendo il ritiro di una proposta che potrebbe aggravare ulteriormente i problemi della violenza di genere e delle ‘spose bambine’ con età inferiore a quella prevista dalla legge.
  • Secondo la piattaforma Fermiamo i femminicidi, nel 2019 sono state assassinate in Turchia almeno 474 donne, in aumento rispetto agli anni precedenti. Mentre il Chp, partito laico d’opposizione, denuncia la vergogna di mezzo milione di ‘spose bambine’.
  • Se approvata la norma potrebbe salvare dalle conseguenze penali gli autori di violenze sessuali contro le donne. Dopo aver ritirato la bozza di legge nel 2016 per le proteste dell’opinione pubblica, ora Erdogan, oltre il fronte di Siria e Libia, apre quello in casa.

«Sposa il tuo stupratore»

«Benvenuti nella Turchia di Recep Tayyip Erdogan», ironizza da Istanbul Marco Ansaldo, su Repubblica. La Turchia dove, «A dispetto delle proteste di piazza e di quelle che stanno arrivando in Parlamento, il potere esecutivo procede in collisione diretta sull’opposizione e le donne».

«Qui il vecchio concetto di “matrimonio riparatore” sta prendendo nuovo slancio, dopo che il partito conservatore di ispirazione religiosa fondato dal capo dello Stato ha deciso di rilanciare una proposta di legge che non piace nelle grandi città dell’Ovest turco, ma che invece negli strati più larghi dell’Anatolia e del profondo Sud est troverebbe vasti consensi».

Dopo Siria e Libia, Erdogan contro le donne

«Non è la prima volta che il partito chiamato Giustizia e Sviluppo ci prova. Ma dopo aver ritirato la bozza di legge nel 2016 per le proteste e l’indignazione dell’opinione pubblica, ora un Erdogan che si sente più forte dopo aver schiacciato i curdi in Siria e fermato il generale ribelle Haftar in Libia non si pone limiti anche all’interno».

Reazionari col trucco. Il testo sul ‘matrimonio riparatore’ era seminascosto in un pacchetto più ampio di riforma del sistema giudiziario. Ma dalle deputate del partito repubblicano, l’immediata contestazione. «I video mostrano le parlamentari della compagine istituita a suo tempo da Mustafa Kemal, detto Ataturk, fondatore della Turchia moderna, battere con i palmi aperti gli scranni parlamentari. E poi alzarsi, nel gelo dei colleghi conservatori, a cantare una canzone cilena subito diffusasi sulle strade».

‘Lo stupratore sei tu!’

«Poco dopo, in una piazza di Istanbul centinaia di donne, controllate a vista dalla polizia, si riunivano per ballare il brano. Che termina con le parole: “Lo stupratore sei tu!”. Ben scandito e con l’indice puntato contro». La l’interpretazione –spiega Ansaldo- non è piaciuta al Sultano. «Il quale, noto per il carattere irascibile, ha fatto immediatamente tirare fuori dal cassetto la vecchia bozza di legge, per portarla in Parlamento. Erdogan non è tipo da spaventarsi, ed è uomo capace di spingere i limiti delle situazioni all’estremo».

«E il braccio di ferro tra governo conservatore e forze laiche si sta scaricando sulla piazza, con i limiti di legge ovviamente consentiti in Turchia a manifestazioni che non eccedano nelle dimostrazioni».

Irascibile despota senza vergogna

A Istanbul le associazioni per la difesa dei diritti delle donne chiedono a gran voce il ritiro di una proposta che potrebbe aggravare di molto i problemi della violenza di genere e delle spose bambine, fenomeno purtroppo diffuso nelle aree più arretrate del Paese. Il movimento traccia le violenze di genere dal 2009, da quando l’esecutivo di origine religiosa ha smesso di tenere i dati ufficiali, e non è un caso. Secondo studi delle Nazioni Unite, il 38 per cento delle turche ha sofferto violenze sessuali o psichiche da parte dei loro partner.

«In molti Paesi del Medio Oriente, come Giordania, Tunisia e Libano, o dell’America Latina come in Cile appunto, le proteste di organizzazioni femminili si sono di recente moltiplicate. La Turchia è andata in direzione opposta», ribadisce Marco Ansaldo.

DOPO ABBIAMO DETTO

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