• 26 Febbraio 2020

L’antisemitismo dopo Auschwitz, Macron tra vetrina ed espiazione

Macron trasforma l’antisionimo in antisemitismo

A Gerusalemme per il 75esimo anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, insieme a una quarantina di altri capi di stato e di governo, Emmanuel Macron ha tentato di imporsi come figura di alto profilo internazionale. Tra la condanna dell’antisionismo come forma di antisemitismo e uno scontro plateale con le forze di sicurezza israeliane, il bilancio del viaggio sembrerebbe controverso.

Protagonismo estero per problemi in casa

Non erano pochi i temi sul tavolo negli incontri che il presidente francese Macron, in Israele per la commemorazione della liberazione di Auschwitz, ha avuto con il premier israeliano Netanyahu e con il suo omologo Rivlin. Dalla situazione in Libia al nucleare iraniano fino ai rigurgiti di antisemitismo in Francia, Macron aveva bisogno di ricostruire a livello internazionale un’immagine ormai logora sul fronte interno. E’ quello che ha provato a fare in conferenza stampa, quando, dopo aver promesso la più dura fermezza contro ogni possibilità che l’Iran si doti di un’arma nucleare, ha paragonato “l’antisionismo, quando questo rappresenti la negazione di Israele” all’antisemitismo.

La Francia buia dell’antisemitismo

Si tratta, al di là del particolare contesto nel quale sono state espresse, di parole che vengono da lontano, da una peculiare condizione francese rispetto alla questione dell’antisemitismo. Il 34% dei francesi di fede ebraica, secondo un recente sondaggio, si considera a rischio a causa della propria religione. Questa percezione di insicurezza viene alimentata anche da Tel Aviv che, con una manovra di evidente pressione politica su Parigi, ha a più riprese invitato i cittadini francesi ebrei a trasferirsi in Israele, sottintendendo, fatto assai grave per le relazioni tra i due partner, che l’esecutivo francese non faccia abbastanza per proteggerli sul proprio territorio.

Petain, l’alibi De Gaulle e le colpe nascoste

Non è un mistero che l’antisemitismo oltralpe rappresenti un argomento estremamente sensibile, in un paese che fatica a riconoscere le proprie colpe storiche, soprattutto quando queste mettono a rischio la narrazione di un popolo che vorrebbe raccontarsi migliore di quello che è stato durante la seconda guerra mondiale. Ricordare che molti francesi collaborarono attivamente alla deportazione di altri francesi di fede ebraica significa, ad esempio, mettere in dubbio quell’idea, riconosciuta come falsa ma strisciante, per la quale tutto il popolo francese avrebbe raggiunto De Gaulle a Londra pronto a sbarcare poi in Normandia e difendere la patria al primo segnale del generale in esilio.

Il passato e la divaricante questione palestinese       

Questa estrema difficoltà a confrontarsi con il proprio passato (si pensi alla ritrosia nel parlare di Algeria o del più recente genocidio in Ruanda) mette i governanti francesi in una condizione da equilibristi per i quali è impossibile mantenere l’equilibrio. In realtà il non detto costringe alla compensazione ed espone a pressioni politiche. Quando Macron afferma, a completamento della sua equazione tra antisionismo e antisemitismo, che resta garantita la libertà di criticare le singole decisioni di Tel Aviv, racconta un paese che non è il suo. Nel 2015, solo per citare un caso, la compagnia telefonica Orange (una delle più importanti in Francia) lasciò trapelare, per bocca del suo più alto dirigente, che non avrebbe più stretto accordi con una società israeliana che forniva i suoi servizi alle colonie illegali in Cisgiordania. Qualche ora più tardi, e dopo un profluvio di dichiarazioni di amicizia del governo francese nei confronti di quello israeliano, l’amministratore delegato della compagnia telefonica fu costretto a fare marcia indietro e scusarsi.

Francesco Ditaranto

Francesco Ditaranto

Giornalista freelance, ho studiato Scienze Politiche a Bologna e Giornalismo alla Lelio Basso di Roma. Dopo un'esperienza nella cooperazione internazionale, mi sono definitivamente orientato verso il giornalismo formandomi e facendo le prime esperienze tra Italia e, soprattutto, Francia.

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