«Ghiacciai alpini in ritirata lì nelle vicinanze, ben percepibili anche i bagliori dei devastanti incendi in Australia», l’incipit di Stefano Carrer sul Sole 24 ore. «I cambiamenti climatici – e i loro effetti non solo sull’ambiente, ma anche sulla finanza – occuperanno una posizione centrale al Forum Economico Mondiale». WEF, a dirla in inglese, da oggi al 24 gennaio che riunirà a Davos un largo campionario di potenti del mondo dell’economia e della politica.
Urgenza di ripensamenti delle strategie di aziende e autorià pubbliche denunciato dal Global Risks Report di quest’anno, «secondo cui per la prima volta in assoluto i dirigenti e leader politici interpellati hanno indicato che i 5 principali rischi globali a lungo termine sono tutti di carattere ambientale». Pentimenti quasi postumi per il pianeta, osservano i critici e poi, “avete chiesto a Trump?”. Capitalismo ambientalista o capitalismo all’antica più credibile?
In contemporanea con Davos, l’organizzazione umanitaria Oxfam pubblica il rapporto «Time to care» che denuncia la diseguaglianza più clamorosa della storia. 2 mila super-ricchi detengono una ricchezza superiore a quella posseduta da 4,6 miliardi di persone. «In Italia non va meglio -ci avverte Roberto Ciccarelli sul Manifesto-. Gli ultimi venti anni hanno distrutto l’equità sociale». Nel mondo il 46% di persone vive con meno di 5,50 dollari al giorno. Applausi.
«Quando guarderemo indietro al 2020 ricorderemo il mondo organizzato come una piramide –sempre Ciccarelli-. Alla base c’erano 3,8 miliardi di persone poverissime, il cui reddito non superava l’1% della ricchezza planetaria. Il vertice era stato occupato da un commando di 2.153 super-miliardari che detenevano la stessa ricchezza detenuta da 4,6 miliardi di persone, circa il 60% della popolazione mondiale». «Time to care-Aver cura di noi», ma è il contrario.
La ricchezza ereditaria, alla Trump per fare un esempio, «ha creato una nuova aristocrazia che rafforza un potere tramandato da generazioni. I super-ricchi usano il patrimonio anche per pagare meno tasse, impiegando eserciti di consulenti specializzati nell’elusione e nell’evasione fiscale». Costruire una società libera dalla povertà estrema, richiede la fine della ricchezza estrema, precisa Oxfam. E circa un terzo della ricchezza miliardaria proviene dall’eredità.
«I cinque principali rischi che corre il pianeta terra nei prossimi dieci anni sono, nell’ordine: l’aumento di fenomeni metereologici estremi (come hanno messo in evidenza gli incendi in Australia e in California); il fallimento delle politiche troppo soft a favore del clima; il moltiplicarsi di catastrofi naturali; la perdita della biodiversità; i danni ambientali causati dall’uomo». Anna Maia Merlo che riferisce non Greenpeace ma da report dal World Economic Forum.
«Il vertice, alla 50esima edizione, propone un nuovo Manifesto, dove afferma che è necessario per le grandi imprese mondiali pagare tasse eque, una tolleranza zero verso la corruzione e rispettare i diritti umani». Quasi socialismo a Davos? Senza troppo sperare ma almeno senza esagerare in direzione contraria, vedi gli oltre 300 jet privati dell’anno scorso. «Il mondo è in stato d’emergenza -analizza il fondatore di Davos, Klaus Schwab- e il tempo per agire si sta finendo».
27 conferenze di esperti di ogni tipo sul tema: «come salvare il pianeta terra?». «Lo scettico Donald Trump, che l’anno scorso aveva disertato per lo shutdown, sarà presente, accanto ai dirigenti delle istituzioni internazionali». Assenti d’occasione Macron e Johnson Brexit. I ‘grandi padroni’ e i principali leader politici mondiali. Avendo tutti ben chiaro che il sistema si preoccupa oggi dei costi del degrado ambientale, li vede chiaramente come elementi negativi per l’economia.
