• 26 Febbraio 2020

Sfida Usa-Iran ai comprimari in MO, Libano in piazza e massacro Yemen

Pausa formale nello scontro diretto tra gli Stati Uniti di Trump e gli Ayatollah iraniani, tutti i protagonisti con problemi interni (Impeachement per Trump, strangolamento economico e la piazza contro l’autoritarismo di Theran), e lo scontro procede per delega alle seconde linee. In Libano la piazza che scuote le vecchia spartizioni di potere e corruttele diffuse tra fronte filo siriano-iraniano-hezbollah, e il fronte opposto filo saudita a simpatia israeliane e tutela americana.

Nel seminascosto macello yemenita da cui la super armata e militarmente incapace Arabia Saudita non riesce a uscirne con dignità, la guerriglia Houthi risulta vincente nonostante le infinite sofferenze della popolazione assediata nei suoi territori, avrebbe fatto un quasi massacro di militari governativi e sauditi, colpiti in moschea. Ma tutte le notizie da quel fronte vanno sempre prese con le molle. Quindi, fonte della prudente Ansa.

Libano Hezbollah e proteste a Beirut

Ansa – Almeno 70 persone ferite in nuovi scontri tra manifestanti governativi e forze di sicurezza a Beirut, portando così a oltre 450 il totale nelle ultime 24 ore. Lo riferiscono fonti mediche della Croce rossa, secondo cui oltre 30 persone sono state ricoverate in ospedale.

Domenica, decine di manifestanti hanno iniziato a lanciare pietre in direzione della polizia gridando “rivoluzione, rivoluzione”. Le forze antisommossa hanno risposto con cannoni ad acqua, proiettili di gomma e gas lacrimogeni.

Contro corruzione e carovita

Le persone scese in piazza protestano contro il sistema politico, la corruzione e il carovita già dalla metà di ottobre. Sabato il clima infuocato ha spinto il capo di Stato Michel Aoun e il premier uscente Saad Hariri a chiedere l’intervento dell’esercito per “riportare la calma” nel centro della capitale, dove migliaia di dimostranti si erano radunati spingendo per avvicinarsi alla super-fortificata zona del Parlamento.

«Il Paese è da mesi in uno stato di profonda crisi economica e politica. E il sistema bancario locale, per decenni descritto come il più stabile della regione, ha cominciato a razionare la distribuzione del dollaro americano in un contesto di svalutazione graduale della lira locale. E si registra un incremento dei prezzi del 30 per cento e un aumento vertiginoso della disoccupazione».

Usa e sauditi anti Iran in trasferta

«L’innalzamento della tensione giunge mentre il premier incaricato Hassan Diab, espressione della coalizione di partiti confessionali guidati dagli Hezbollah filo-iraniani, fatica a raggiungere un accordo con i diversi leader politici per un governo che risponda, almeno nelle apparenze, alle richieste della piazza». Dalla sintesi Ansa veniamo a sapere che il possibile premier Diab vorrebbe un esecutivo ristretto di 18 ministri – circa la metà dei governi precedenti – con esponenti nominalmente nuovi, ovvero che non hanno assunto in passato incarichi ministeriali. Gli analisti osservano che in realtà, dietro le nomine proposte da Diab ci sono gran parte dei movimenti politici al potere da decenni e messi sotto accusa dal movimento di protesta scoppiato a metà ottobre scorso.

Yemen, 100 morti in attacco Houthi

(ANSA) – DUBAI – «Sale il bilancio dell’attacco missilistico nello Yemen a una moschea frequentata da truppe filogovernative: i morti sarebbero più di 100, e decine i feriti, secondo quanto dichiarato dal ministero degli Esteri yemenita su twitter. L’attacco fa seguito ad un periodo di relativa calma nel Paese, in guerra da oltre cinque anni, ed è uno dei più sanguinosi ai danni delle forze fedeli al presidente Abd Rabbo Mansour Hadi dall’inizio del conflitto nel 2014.

L’attentato non è stato rivendicato, ma il governo accusa i ribelli Houthi. Obiettivo dell’attacco è stata una moschea da campo nella provincia di Marib (nell’ovest) presa di mira da un missile e poi da un drone, secondo una fonte militare governativa. “Ci sarà una risposta spietata contro le milizie Houthi”, ha avvertito il portavoce dell’esercito, generale Abdou Majli, precisando che tra le vittime ci sono anche dei civili.

Droni missili e Onu

L’attacco s’è svolto il giorno dopo l’inizio dell’operazione militare contro gli houthi nella regione di Nihm, che secondo una fonte militare avrebbe ucciso decine di ribelli che controllano ampie zone  del nord e nord-ovest del Paese, oltre alla capitale Sanaa. Lunedì scorso, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione con la quale estende di sei mesi, fino a luglio, il mandato della missione in sostegno dell’accordo di Hodeidah tra il governo e gli houthi che doveva scadere il 15 gennaio. Il difficile obiettivo della missione, quello di monitorare il rispetto del cessate il fuoco (costantemente violato), il ricollocamento delle forze e le operazioni di sminamento.

Civili e bambini, massacro continuo

Intanto almeno 78 bambini sotto i 16 anni sono morti a causa della ‘dengue’ e si teme un’epidemia nel Paese per altri 52mila casi sospetti. A denunciarlo è l’organizzazione Save the Children, sottolineando come il conflitto in corso da circa 5 anni abbia portato il sistema sanitario dello Yemen al collasso:  oltre la metà di tutte le strutture sanitarie chiuse o solo parzialmente funzionanti, carenza di medicinali essenziali e personale qualificato. Le forti precipitazioni, associate al conflitto in corso, ostacolano la fornitura di acqua pulita. Perciò le persone usano bacini idrici per raccogliere l’acqua piovana e questi depositi scoperti, insieme alla pioggia, hanno contribuito alla diffusione delle zanzare nelle aree colpite, con conseguente aumento dei casi sospetti di dengue.

Remocontro

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