• 26 Febbraio 2020

La guerra ad al-Shabab in Somalia e quei 120 soldati italiani

Ferocia il primato al-Sabab

14 ottobre 2017, un kamikaze alla guida di un autocarro pieno di esplosivi si fece esplodere tra la folla di Mogadiscio causando 587 morti. Il 28 dicembre scorso, sempre Mogadiscio, autobomba, 92 morti e 130 feriti. Il 5 gennaio nel vicino Kenya, attacco alla base americana di Camp Simba, tre americani e sette kenyoti uccisi. E l’8 gennaio, ennesima autobomba a Mogadiscio, vicino a un posto di blocco nell’area del Parlamento: 4 morti e 5 feriti. Messaggio all’Assemblea che il 26 dicembre ha approvato una nuova legge elettorale per arrivare nel 2020, alle prime elezioni democratiche dopo decenni. «Se mai le condizioni generali di sicurezza lo permetteranno», annota Mirko Molteni su Analisi difesa.

Al-Shabab, l’al-Qaeda nera

Al-Shabab, movimento affiliato ad al-Qaeda che ha in Somalia la sua sede principale, e diramazioni nei paesi vicini, specialmente in Kenya. «Il governo somalo insediato nella martoriata capitale Mogadiscio, e purtroppo perennemente esposto ai colpi della campagna terroristica degli Shabab, non potrebbe reggersi senza il prezioso aiuto internazionale». Grandi nemici (gli Usa in particolare) e arriva Al-Qaeda ufficiale. Col portavoce dei jihadisti, Sheikh Ali Mohamud Rage, che proclama «l’attacco a Camp Simba è stato organizzato e guidato dai vertici di al-Qaeda, soprattutto dallo Sheikh Ayman Al Zawahiri, possa Dio proteggerlo».

Brigata Martirio

Operativa contro la base americana, la ‘Brigata Martirio’, annuncia Al Shabab. Contro di loro mezzo mondo. AMISOM dell’Unione Africana soprattutto Etiopia, Kenya e Uganda. AFRICOM, il comando USA africano, e il piccolo contingente europeo EUTM-S, 200 militari di otto paesi (Italia, Spagna, Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Portogallo, Romania, più la Serbia). Comando italiano per il contingente più numeroso, 120 militari, sino al dicembre 2020, finanziata per 11,4 milioni, poi si vedrà. Tornando alle forse Usa, decisiva la base aerea americana  di Baledogle, 90 chilometri da Mogadiscio. Droni Reaper  gestiti e difesi da 600 uomini. Attacco a Baledogle non sia riuscito, ma la minaccia rimane

Il capo di al-Shabab

«Il 5 novembre 2019 gli Shabab hanno mostrato, parzialmente, le prime immagini conosciute del loro capo supremo, fino ad allora noto solo a mezzo di proclami audio». L’emiro Ahmed Omar Abu Ubaidah (o Ubeyda), a capo degli Shabab da cinque anni, da quando nel 2014 droni Usa uccisero il suo predecessore Ahmed Abdi Godane. Potere e taglia Usa crescente: da 2 milioni agli attuali 6 milioni di dollari per la sua testa. Ma non solo l’Emiro. Esisterebbe una quella sorta di intelligence degli Shabab, ‘Amnyat’, che ammazza e traffica. Sequestro di cittadini stranieri (probabilmente la cooperatrice italiana Silvia Romano), traffici illegali di avorio, droga e armi. L’alleanza coi pirati che infestano la costa, mentre la ‘filiale’ locale del Califfato è arroccata invece nel Settentrione, nella regione del Puntland.

Forziere Somalia amici d’interesse

Il 2 ottobre 2019, due soli giorni dopo l’attentato alla base di Balidogle, gli americani inauguravano la loro nuova ambasciata a Mogadiscio. In contemporanea il primo Somali Partnership Forum, aiuti e cose in cambio. Il Qatar che si interessa del porto somalo di Hobyo, scalo nevralgico per i traffici nell’Oceano Indiano. Anche la Turchia di Erdogan sta investendo in Somalia, oltre alla base militare TURKSOM a Mogadiscio. Il 10-11 dicembre l’Italy-Somalia Business Forum.

La forza di Shabab e le tre Somalie

La forza di Al Shabab resta difficilmente valutabile. «Stime statunitensi vanno da 5000 a combattenti, non comprese le migliaia di elementi di appoggio logistico o spionistico e della rete di parentela su cui ogni adepto può contare, anche solo per solidarietà di clan». Il governo di Mogadiscio, ha autorità spesso solo nominale sulla maggior parte della Somalia ex-italiana. Rimane indipendente, in polemica con Mogadiscio, il territorio corrispondente al vecchio Somaliland britannico, il Puntland. Poi il Somaliland, sul Golfo di Aden, confinanti con Gibuti e la sua storica presenza militare francese a cui si sono aggiunte piccole guarnigioni di altre potenze, compresi Stati Uniti e perfino la Cina.

E le rotte del petrolio?

Antiterrorismo più organizzato a Mogadiscio, e allarme finale da parte di Mirko Molteni: «la possibilità di un cospicuo santuario Shabab proprio sulle coste che danno sul Golfo di Aden e sullo sbocco dello Stretto di Bab El Mandeb, porta d’accesso fra Mar Rosso e Oceano Indiano, con tutto ciò che ne consegue in termini di possibili minacce al traffico marittimo, e in particolare petrolifero».

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