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mercoledì 29 Gennaio 2020

Russia cambia governo, presto la Costituzione e Putin per sempre

Il governo Medvedev si dimette e il presidente Putin  annuncia una riforma costituzionale e prepara il campo per il 2024, quando il suo mandato scadrà. Il premier subito sostituito con il funzionario Michail Mishustin

Via Medvedev perché Putin rimanga

L’intervento annuale alle Camere riunite, solita liturgia posto sovietica, ma ieri il leader del Cremlino ha proposto ieri un’ampia riforma costituzionale il cui obiettivo sembra essere quello di tenere in pugno la Russia anche dopo il 2024, alla fine del suo secondo mandato presidenziale consecutivo, dopo il quale non può/non potrebbe ricandidarsi. E il colpo a sorpresa ha portato alle inaspettate dimissioni del premier Dmitri Medvedev e del suo governo. In un intervento trasmesso dalla tv di Stato, Medvedev ha spiegato il suo passo indietro proprio con la volontà di consentire a Putin di lanciare la riforma, che porterà «cambiamenti significativi nell’equilibrio tra i poteri». Putin in tv accanto a Medvedev –precisa Giuseppe Agliastro su La Stampa-, ha subito chiarito che l’ex premier non scomparirà dalla scena politica. Per lui una carica ad hoc: «vice capo del Consiglio di sicurezza», eterno numero due di Putin.

‘Superpremier’ o ‘Superpresidente’

Quale futuro di Putin? Tante ipotesi. Un super-premier oppure presiedere un potente Consiglio di Stato investito di nuove prerogative. Una soluzione simile a quella di Nazarbayev, che ha lasciato la presidenza del Kazakistan ma resta a vita capo del Consiglio di sicurezza nazionale.

Il critico Yurii Colombo da Mosca

Yurii parte da Dmitry Medvedev, per 15 anni numero 2 della Federazione e che dal 2008 al 2012 ha ricoperto persino la carica di presidente della repubblica. «Vista come pilotata dal Cremlino ma che in realtà apre nuovi, inediti, scenari anche perché si dice che l’ex-delfino non l’abbia presa benissimo». «La riunione di ieri dell’Assemblea federale, un organo del tutto decorativo composto da molte centinaia di celebrità del mondo economico, culturale e religioso chiamato di tanto in tanto a fare da claque alle decisioni del presidente».

Il Putin sovranismo

«La complessa architettura immaginata da Putin, di equilibrare i rapporti tra presidenza, premier e Duma in modo che il ruolo di playmaker possa essere giocato dall’esterno ancora una volta da lui stesso. Perché all’uscita di scena di Putin non crede nessuno: da questo punto di vista sarà forse la ridefinizione del ruolo del Consiglio di Stato a permettergli di continuare a tirare le fila del paese dallo scranno di tale presidenza».

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