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mercoledì 29 Gennaio 2020

Fronte sloveno di caccia ai migranti, fototrappole per lupi e orsi

Bufera sulla Regione dopo la proposte dell’assessore della Lega di intercettare gli irregolari con sistemi di videosorveglianza già usati per gli animali. Profughi lungo la rotta balcanica. 130 le persone passate illegalmente dal confine sloveno a Trieste a dicembre.

Nel gelo del Carso triestino

«Come per i lupi e gli orsi, così per i migranti irregolari?». Avvenire, che non è giornale solitamente aggressivo, usa le parole con equilibrio ma è decisamente indignato. In effetti, qualcuno in consiglio regionale deve essersi bevuto il cervello, visto che lungo i sentieri del Carso potrebbero presto comparire le ‘fototrappole’. Gli stessi marchingegni che vengono utilizzate per intercettare gli animali, soprattutto quelli feroci, vedi lupi e orsi. Bestie feroci anche i disperati i fuga dalle guerre che sperano di potersi conquistare una speranza di vita, un futuro, oltre l‘Italia? Anche perché in Italia, a Trieste, trova spazio e parola e pessime intenzioni tale Pierpaolo Roberti, militante leghista, assessore regionale ‘alla sicurezza’ che ha deciso la nuova caccia al migrante trattato come lupo orso o cinghiale.

Fototrappola di razzismo

«La Regione è pronta ad acquistare fototrappole da posizionare sui sentieri in prossimità dei confini per individuare in tempo reale i transiti di immigrati irregolari – ha spiegato l’assessore a caccia di migranti –. Questi sistemi di rilevazione ottica trasmetterebbero i dati raccolti all’amministrazione regionale e alle forze dell’ordine, permettendo così interventi mirati e aumentando il numero di riammissioni, in particolare verso la Slovenia». Così operando, la Regione vuole garantire alle forze dell’ordine il massimo supporto possibile per contrastare i flussi migratori irregolari. Per l’esponente regionale della Lega, il ricorso alle fototrappole potrebbe essere una soluzione di rapida e semplice attuazione che favorirebbe in maniera rilevante il lavoro degli agenti di pattuglia sui confini.

Memoria della risiera di San Saba

L’ineffabile assessore è uno  che tiene molto ai conti in tasca dei suoi cittadini. Dare la caccia ai lupi migranti in fuga dall’orrore afghano o siriano, costerebbe pensino poco. «Si tratta di apparecchiature poco costose che, grazie a specifici software, possono essere tarate per individuare solo la presenza umana. La loro adozione è quindi un’opportunità interessante che va ad aggiungersi alle altre già prospettate, come l’utilizzo di droni o di postazioni fisse con telecamere termiche». Un ritorno alle frontiere della guerra fredda che una persona normale pensava fossero ormai ampiamente superate. Noi e l’Avvenire ci sbagliavamo. E poi l’idea del droni, speriamo disarmati e non come per Soleimani e iraniani vari.

Droni e poi satelliti spia?

Siamo sulla rotta balcanica, dove l’anno scorso sono state rintracciate circa 5mila persone, che è una inezia.  «Non c’è un’emergenza specifica – fa notare il direttore della Caritas, don Alessandro Amodeo – tant’è che il nuovo Cpr di Gradisca ( centro di raccolta profughi) hanno dovuto riempirlo di profughi provenienti da Bari». «Le pattuglie italo-slovene sul confine, i droni e le fototrappole sono tutti rimedi che non risolvono affatto il problema dell’immigrazione. E l’accoglienza diffusa di cui siamo testimoni ha dato in questi anni ben altri risultati». Trieste indicata dalla sovversiva Caritaa , «come un laboratorio di integrazione virtuosa dei richiedenti asilo che da anni vede la Prefettura e la stessa Regione interagire con la Caritas e le altre forze del volontariato». Ma ciò all’assessore cacciatore di lupo e orsi, proprio non va giù.

Battaglia politica a colpi di droni

Sulle fototrapole c’è anche chi ironizza. «Mentre la maggioranza leghista insegue una crisi industriale dietro l’altra, sempre in ritardo e sempre senza risposte, l’assessore Roberti sembra un ‘bambinone’ troppo cresciuto in un negozio di giocattoli elettronici – commenta Diego Moretti del Pd –. È più forte di lui: si diverte con droni, telecamere termiche, ora anche con le fototrappole che si usano per orsi e cinghiali. A quando la proposta di usare i satelliti spia?». Per Moretti «la Lega continua con le armi di distrazione di massa, per loro l’unico problema dell’Italia e del Friuli Venezia Giulia sono i migranti: migliaia di posti di lavoro a rischio in Regione e noi rispondiamo con decine di milioni in telecamere e vigilantes».

Rotta balcanica senza fototrappole

  • 5.000 i migranti irregolari scoperti nel 2019 al transito del confine tra Italia e Slovenia, punto chiave della «rotta balcanica»;
  • 21.000 la stima dei clandestini transitati l’anno scorso tra Bosnia e Croazia; molti sono stati respinti dalla polizia di Zagabria;
  • 8.000 i migranti attualmente bloccati in Bosnia Erzegovina, di cui circa seimila solo a Bihac, vicino alla frontiera con la Croazia;
  • 125.472 i migranti arrivati in Europa nel 2019, di cui 74.482 approdati in Grecia. L’80% del totale è giunto via mare;
  • 14.000 gli ingressi irregolari sulla rotta balcanica nel 2019, oltre il doppio rispetto al 2018, in maggioranza di afghani e siriani;
  • 130 le persone passate illegalmente dal confine sloveno a Trieste a dicembre. Nei mesi estivi la media è di circa 500.

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Marinella Salvi sul Manifesto

[…] Intanto, coerentemente, la gestione dei migranti in Friuli Venezia Giulia peggiora di giorno in giorno e sta diventando esplosiva. Soprattutto a Gradisca d’Isonzo dove operano affiancate due strutture carcerarie, il Cara e il nuovo Cpr aperto in sordina a fine dicembre: stesso muro perimetrale di cemento alto quattro metri con aguzzi frammenti di vetro e reticolati sulla sommità, nuovo sistema di videosorveglianza, doppia recinzione esterna, gabbie nei cortili interni per tenere isolati i gruppi di persone. Due strutture assieme: un unicum per l’Italia del Nord.

Alcuni operatori dei Centri gradiscani, pochi giorni fa, hanno inviato una lettera aperta al quotidiano il Piccolo descrivendo una realtà intollerabile: «È ora che si venga a sapere che cosa succede in questi posti dimenticati da Dio e dagli uomini» hanno scritto. La cooperativa che gestisce il Cpr è la Edeco di Padova, tra l’altro indagata per precedenti gestioni irregolari e, scrivono ancora i lavoratori: «ogni settimana arrivano da Padova due persone che mangiano, si lavano e dormono dentro il Cpr. Lavorano 12 ore al giorno e fanno anche il turno di notte alternandosi con un solo operatore in servizio. In caso di problemi, uno sveglia l’atro». Gli stessi due operatori fanno anche le pulizie ma non esiste igiene e nessuno degli operatori è vaccinato. I pasti arrivano ogni mattina da Padova e, tenuti dentro contenitori di acciaio, devono bastare sia per il pranzo che per la cena. Non c’è un ambulatorio, un’infermeria, il medico è presente per quattro ore ma solo tre giorni alla settimana. Di mediazione culturale, assistenza legale, o quant’altro, nemmeno l’ombra.

Frutto avvelenato, del tutto prevedibile, del decreto Salvini che fissa in 19 euro il budget giornaliero per ospite del Cpr, a scapito del servizio e degli operatori che, con un gioco al massacro di riduzioni di orario e turnazioni, portano a casa stipendi da 5-600 euro al mese: «Ci chiediamo come lo Stato possa far finta di non sapere nulla di ciò che accade all’interno di questo meccanismo».

«Ci portano da mangiare come ai cagnolini!» è riuscito a dire un migrante rinchiuso nel nuovo Cpr di Gradisca durante una breve drammatica telefonata filtrata all’esterno. Non c’è un refettorio, non c’è nulla, solo celle da sei persone dove chi aspetta il rimpatrio deve restare chiuso per gran parte del tempo con una feritoia sulla porta che fa anche da passavivande.

Carcere di massima sicurezza destinato non a chi ha commesso reati: le «irregolarità» sono puramente amministrative e molte lo sono diventate soltanto in forza dei decreti salviniani. Galera, e di quelle peggiori, dove rinchiudere anche gli stranieri che già avevano avuto un permesso di soggiorno, che lavoravano, che studiavano, che si erano illusi di aver trovato un luogo dove ricostruirsi una vita. E così si moltiplicano gli episodi di autolesionismo ed i tentativi di fuga (già in una decina sono riusciti a scappare).

E cresce anche la conta dei morti annegati nell’Isonzo. La Regione, secondo l’ordinamento giuridico, dovrebbe realizzare progetti di inclusione sociale per gli stranieri, ma alla maggioranza leghista non interessa: meglio le fototrappole per la loro sguaiata propaganda. È il metodo migliore per creare disordine e insicurezza, ma tant’è.

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