Privacy Policy Il mondo che verrà, ‘Rapporto ISPI’, le 10 domande per il 2020 -
mercoledì 29 Gennaio 2020

Il mondo che verrà, ‘Rapporto ISPI’, le 10 domande per il 2020

10 DOMANDE PER IL 2020 dall’l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, un documento da leggere di cui vi proponiamo una sintesi

 

Il 2019 è stato un anno intenso: dalla Brexit che ci ha tenuti ancora con il fiato sospeso, all’elezione di una nuova Commissione europea; dalla rivolta delle piazze di mezzo mondo, a un ordine globale sempre più “disordinato” e preoccupante. Il 2020 promette di essere altrettanto intenso: ma questa volta perché le crisi con cui il mondo del 2019 ci ha lasciato, reclameranno una volta per tutte di essere prese sul serio, affrontate e risolte.

1. Unione europea l’anno della riscossa?

«Un’Europa sociale e che sappia armonizzare le politiche industriali», è l’augurio di Romano Prodi per il 2020. «La nuova Commissione può e deve segnare la svolta». Punto numero uno per tutti noi, ma da sviluppare a parte, e con particolare attenzione.

2. Economia globale: l’anno della recessione?

Quando e da dove arriverà la prossima recessione? Secondo qualcuno è ora di aprire l’ombrello in attesa della tempesta che potrebbe arrivare dall’altra costa dell’Oceano Atlantico… Francesco Daveri. Recessione: non il ‘se’ ma il ‘quando’. E arriverà dagli Stati Uniti. «Per due buone ragioni. La prima è che gli Stati Uniti – con un Pil pari a circa 20 mila miliardi di dollari – contano da soli per circa il 23 per cento del Pil mondiale». «La seconda è che una recessione negli Stati Uniti probabilmente si trascinerebbe dietro anche l’Eurozona e la Cina». «Dalla combinazione di questi due elementi si capisce perché tutti guardano all’America per capire il se e il quando della prossima

3. Dopo le proteste: l’anno della repressione?

Hong Kong, Baghdad, Santiago del Cile. Nel 2019 mondo è sceso in piazza, facendo tremare leader e governi. Alberto Martinelli. «Da Hong Kong al Libano, da Santiago del Cile all’Iraq, da Barcellona all’Iran, sono allo stesso tempo simili e diversi per cause ed effetti». Simili e diversi. Simile il disagio che esprimono, diversi gli ‘eventi scatenanti’. E la risposta del potere. «Nei regimi non democratici (ma anche nelle democrazie bloccate), la risposta del potere è violentemente repressiva, facendo sì che la protesta possa assumere anch’essa connotati sempre più violenti, innescando una spirale protesta-repressione, e finché il movimento non viene ridotto al silenzio. O, più raramente, non si verifica uno sbocco rivoluzionario».  

4. USA 2020: Trump dopo Trump?

La campagna per le presidenziali 2020 sarà la più amara della storia USA. Trump potrebbe essere rieletto, o forse no: a uscirne divisa, risentita, profondamente cambiata sarà l’America dei prossimi anni. Matthew Wilson. «L’esito delle elezioni americane del 2020 non solo avrà profonde implicazioni per la politica estera e interna americana, ma farà anche luce sul futuro dei movimenti populisti, che ridisegnano la politica di destra in tutto il mondo». Un paese sempre più polarizzato e diviso a livello regionale. «Aumenta la possibilità reale che possa ancora una volta assicurarsi una vittoria nel Collegio Elettorale senza una maggioranza popolare nazionale». «Nelle previsioni per il 2020 sembra essere leggermente sfavorito».

5. L’ex ISIS risorgerà dalle ceneri?

Decapitato il “califfato”, la jihad globale è in fase di risacca. Ma, dalla Nigeria alle Filippine, passando per il Medio Oriente, c’è un altro fenomeno che merita attenzione. Olivier Roy. L’ISIS ha prosperato a causa di due elementi che precedono la sua ascesa: il movimento mondiale della jihad, avviato da Al Qaeda, e lo sviluppo degli emirati islamici locali, dalla Nigeria alle Filippine. «Non è ancora stata approntata nessuna soluzione politica in grado di contrastare l’ascesa degli emirati locali. La soluzione militare contro l’ISIS ha funzionato solo in Siria/Iraq, ma con un costo altissimo». La vera domanda: «Quale leadership globale emergerà in grado di coordinare queste forme locali di jihad, riunite sotto il nome di jihad globale?».

6. Arabia Saudita e Iran: tregua nel Golfo?

Se nel 2019 le tensioni nel Golfo hanno rischiato di sfuggire di mano, il 2020 potrebbe segnare una svolta (o almeno una tregua) tra Arabia Saudita e Iran. Cinzia Bianco. 2020 iniziato con l’uccisione di Soleimani da parte Usa. Prima gli attacchi iraniani alle infrastrutture petrolifere saudite. «Negli ultimi mesi del 2019, Iran, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita si sono impegnati a comunicare più o meno direttamente, con il sostegno di Kuwait e Oman». «Tra mille tensioni sotterranee, potrebbe essere un buon momento per tutte le parti per fermare le ritorsioni». «Il 2020 sarà quello che molti nel Golfo chiamano “anno sciocco”: l’anno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti». Ambiente propizio per mettere in pausa l’escalation.

7. Distensione tra Russia e Ucraina?

Cinque anni dopo l’annessione della Crimea, le sanzioni europee e la guerra in Donbass, i presidenti di Russia e Ucraina si sono finalmente incontrati per abbozzare un accordo di pace: ne va del futuro della regione, e del continente. Antonella Scott. L’elezione di Volodymyr Zelenskiy alla presidenza ucraina. «Volto nuovo della politica, quindi estraneo agli anni del conflitto; molto popolare per il suo passato di attore; determinato a trovare una soluzione nel Donbass, trattando direttamente con i russi, in modo da potersi poi concentrare sullo sviluppo del proprio Paese». «Superamento degli schemi del passato, il rapporto tra Mosca e la Nato e tra Mosca e l’Europa. Una sfida per il futuro lontano che di sicuro passa per il Donbass».

8. Terremoto latinoamericano?

Le tensioni che stanno scuotendo il Sud America vanno ben oltre le singole questioni all’origine delle proteste: esprimono la necessità di un radicale cambiamento economico e sociale. Livio Zanotti. «Rivendicazioni che portano in piazza milioni di persone, dai Caraibi meticci giù lungo le Ande fino alla Patagonia». Nuova coscienza dei diritti ma poca attenzione al come ottenerli. «Il deterioramento complessivo intervenuto nella qualità democratica del subcontinente può essere misurato attraverso il crescente numero di alti ufficiali che vi occupano presidenze e ministeri». «Oggi anche i militari devono cercare un travestimento che almeno formalmente nasconda la loro incompatibilità con l’ordine costituzionale».

9.Clima: cosa succede dopo Greta?

Nel 2019 le manifestazioni per il clima hanno riempito le piazze del mondo. Il tempo sta per scadere e, dopo l’emozione della protesta, governi e industrie dovranno cambiare corso. Radicalmente. Sander Chan. «Se abbiamo imparato qualcosa dalla recente conferenza sul clima di Madrid (COP25) è che i governi non ci proteggono a sufficienza». Ma non solo brutte notizie. «Per la prima volta nella storia, osserviamo un movimento globale per il clima, guidato soprattutto dai giovani». Non solo Greta Thunberg. «Nel 2020, la UE dovrebbe accertarsi che vengano di fatto realizzati dei progressi nell’ambito delle azioni climatiche su base volontaria intraprese a livello locale e non statale in Europa».

10. Commercio internazionale: l’OMC sopravvivrà al 2020?

La guerra commerciale in atto tra Cina e Stati Uniti ha reso il commercio internazionale più anarchico. L’Organizzazione Mondiale del Commercio che ne monitora e regola lo sviluppo esisterà ancora, ma di certo non prospererà. Daniel Gros. «Con l’eccezione degli Stati Uniti di Trump, nessuna tra le principali potenze commerciali sta mettendo in discussione i benefici del libero commercio». Ma oggi il mondo è molto diverso. «Gli Stati Uniti e l’Europa non condividono più uno stesso punto di vista sulle politiche commerciali e la Cina li sta superando entrambi, pur mantenendo il suo sistema economico grazie a un pesante coinvolgimento dello Stato». «L’OMC uscirà viva dal 2020, ma non prospererà».

Il testo ISPI integrale ( https://essay.ispionline.it/?page_id=1421 )

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