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mercoledì 29 Gennaio 2020

Escalation tensioni e tragedia aerea in Iran, più rischi per tutti

Quei 175 innocenti dell’aereo ucraino uccisi per errore in Iran, vittime della tensione internazionale che cresce. Controllare le escalation è un’illusione, ammonisce Stefano Silvestri, storico presidente dell’Istituto Affari Internazionali. Tensioni che allevano estremismi: il caso dei cadetti sauditi negli Usa

Escalation tensioni, più rischi per tutti

«É amaro constatare come questo periodo di tensione tra Iran e Stati Uniti abbia favorito l’uccisione di 175 persone innocenti. Non è la prima volta. Nel 1988 l’incrociatore americano Vincennes abbatté per errore un aereo di linea iraniano, uccidendo 290 persone».

Stefano Silvestri, storico presidente Istituto Affari Internazionali sull’HuffPost avverte, ‘più tensioni internazionali, più rischi di tragedie per errore’. Aerei abbattuti di linea civili scambiati per mezzi militari nemici.

«La tensione può fare scherzi molto brutti quando le decisioni debbono essere prese nel giro di pochi secondi. La tentazione di sparare prima e controllare dopo può rivelarsi irresistibile».

Il tenente Colonnello Stanislav Petro

La famosa storia del Tenente Colonnello Stanislav Petrov, che il 26 settembre 1983, in piena Guerra Fredda, dal suo posto di controllo della difesa aerea di Mosca individuò sul radar cinque segnali di missili balistici in arrivo, ma decise di non lanciare alcun allarme, convinto che fosse un errore del sistema. Aveva ragione, ma se si fosse comportato altrimenti avremmo corso il rischio di una guerra nucleare “per errore”. Cosa sarebbe accaduto se l’incidente avesse avuto luogo durante un periodo di alta tensione?

«Oggi tendiamo a sottovalutare il rischio di una guerra globale, anche se in realtà si verificano numerosissime occasioni di violazione dello spazio aereo, incidenti in mare, malfunzionamenti dei sistemi di allarme strategico: tutte cose che potrebbero diventare molto pericolose in un clima di alta tensione».

Non solo Iran ma l’intera regione

La regione iraniana mediorientale nel suo insieme con il diretto coinvolgimento, oltre che degli USA, anche della Russia e della Cina, le maggiori potenze militari globali. E i rischi aumentano anche a causa della ‘crescente confusione ed erraticità dei comportamenti’.

«La decisione del Presidente Trump di uccidere un alto ufficiale iraniano mentre era di passaggio in Iraq, ospite di quel governo, ha violato molte regole, sia giuridiche che diplomatiche. Di fatto si è trattato di un atto di guerra contro l’Iran, giustificato, secondo il Presidente americano, dal fatto che l’Iran avrebbe condotto una serie di atti offensivi contro gli USA».

«In altri termini, secondo la Casa Bianca, i due paesi sarebbero in guerra. Tuttavia questa guerra non solo non è mai stata ufficialmente dichiarata (né approvata secondo le previste procedure costituzionali), ma non sembra prevedere, almeno per ora, una sua continuazione in campo militare. È una sorta di guerra potenziale che esiste o meno a seconda delle circostanze».

Guerre ‘va e vieni’ pericoli per tutti

«Cose molto simili accadono in Siria, in Yemen, in Libia, tra India e Pakistan o in Ucraina, e ancora i vari altri luoghi. Questo stato di indeterminatezza politica e giuridica è ulteriormente aggravato dalle continue operazioni offensive condotte nello spazio cibernetico sia da singoli Stati che da gruppi di operatori più o meno autonomi, sponsorizzati o controllati dai vari governi. Una sorta di guerra invisibile resa più complessa e pericolosa dalla grande difficoltà di attribuire con certezza la paternità degli attacchi e quindi anche la legittimità di eventuali controffensive».

«Proseguire in questa direzione può rivelarsi molto pericoloso e controproducente per tutti. Abbiamo accumulato enormi capacità distruttive che sarebbe irresponsabile utilizzare in modo anarchico o incontrollato».

Quei 21 cadetti sauditi negli Usa

Più tensioni più pericoli, caso emblematico in casa Usa (dalle stragi di casa alle minacce esterne).  La sparatoria dello scorso 6 dicembre nella base aeronavale di Pensacola, in Florida. Un cadetto saudita spinto dalla ideologia jihadista (odio, tensione politico religiosa), spara e ammazza 3 giovani ufficiali della Navy statunitense e ferisce 8. E ora 21 militari sauditi in addestramento a Pensacola, saranno espulsi dagli  Stati Uniti. Annotazione ai margini, anche piloti italiani della Marina e della Guardia di Finanza vengono addestrati a Pensacola.

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