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mercoledì 29 Gennaio 2020

Economia astrusa a parole, spread, differenza di debito e di credibilità

Cds, swap, default, spread…Che significano? Vogliono farci impazzire? Spread, in italiano differenza, la differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi. Differenza di fiducia e di debito. 

Bignami di economia di Antonino Di Stefano, ogni lunedì (più o meno)

Cds, swap, default, spread

Cds, swap, default, spread… Che significano? Vogliono farci impazzire? Parlano in inglese, usano termini astrusi. Poi, qui in Italia siamo al penultimo posto tra i Paesi del G20 per educazione finanziaria. Lo certifica la ricerca realizzata dall’Università Cattolica di Milano “educazione finanziaria in Italia, a che punto siamo?” E’ tempo di darci una mossa. Spread, in italiano differenza, è appunto la differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, con scadenza a dieci anni, conosciuti tra gli addetti ai lavori come BTP e Bund.

Cosa ce ne importa? Ai cittadini italiani importa moltissimo, perché il BTP rende oggi circa l’1,40%, mentre il Bund è sotto lo zero. Gli investitori, insomma, preferiscono pagare qualcosa per comprare il debito tedesco, piuttosto che incassare qualcosa per sottoscrivere quello italiano.

Differenza di debito e di fiducia

Questa differenza significa, per gli italiani, una cifra totale di interessi non indifferente: circa 60 miliardi iscritti nella legge finanziaria di quest’anno. Pensate cosa si potrebbe fare, in termini di investimento ed interventi sociali, solo con la metà di questa cifra, trenta miliardi. Invece, ogni anno il Tesoro deve arrabattarsi per cercare nuove risorse, tra tagli alla spesa e nuove tasse, anche per pagare questi interessi ad italiani e stranieri. E se non si trova, sono dolori. Nessuno sottoscrive più il nostro debito, non si pagano stipendi e pensioni, il welfare, la scuola ed altre prestazioni vengono meno. Certo, teoria al momento. Se non si interviene, però,  rischia di diventare dura esperienza.

E’ già accaduto in Argentina, Grecia, Russia: perché pensiamo che non possa accadere pure da noi? Nessuno ha intenzione di tirare la corda, specialmente i creditori, ma viviamo continuamente sull’orlo del precipizio. La politica italiana ne è fortemente condizionata. Non è libera di assumere decisioni.

Il mostro ‘debito pubblico’

Il problema è il mostruoso debito pubblico che abbiamo accumulato, oltre 2.400 miliardi. Non solo il debito, ma principalmente la nostra capacità di farvi fronte. Come qualsiasi cittadino che ha contrato un mutuo con la banca. Oltre al fatto che la maggior parte dei titoli pubblici è detenuta dal mercato, che espone l’Italia a forti correnti speculative: se fanno aumentare quel famoso spread, siamo rovinati.

Debito, non solo il nostro

A proposito del debito USA, mostruoso anch’esso ma più controllabile, l’economista Paul Krugman (“Il silenzio dell’economia”, ed Garzanti, 1991) scrive cose che possono essere applicate al caso  italiano. Con alcune significative differenze.  C’entrano molto le decisioni di politica economica. “…l’accettazione di disavanzi pubblici più o meno permanenti -citiamo- è l’esempio più spettacolare delle diminuite aspettative del pubblico nei confronti dei capi che ha scelto”. Invece, i cittadini dovrebbero considerare che “la solvibilità dello Stato potrebbe essere in pericolo, mentre il disavanzo può avere conseguenze secondarie negative per il sistema economico”.

Cose che stiamo vivendo in Italia. “Se ci fosse giustizia in questo mondo -conclude Krugman- la storia del disavanzo avrebbe un finale drammatico. Le conseguenze negative del deficit apparirebbero spettacolarmente evidenti in una crisi economica, e il popolo insorgerebbe e caccerebbe i colpevoli”.

I troppi colpevoli ‘da cacciare’

Ebbene, questo è difficile che avvenga in USA dove il debito pubblico è altissimo, ma la sua economia viaggia a ritmi di crescita molto elevati. Nessun creditore, infatti,  si preoccupa di veder svanire il suo credito. Più facile che avvenga in Italia, dove il rapporto tra il debito ed il Pil (la ricchezza prodotta in un anno) è poco oltre il 130%. Non sarebbe molto preoccupante se la nostra economia non viaggiasse a ritmi di crescita dello zero virgola qualcosa e i nostri governanti non tendessero a fare altri debiti.

I nostri creditori si preoccupano costantemente- eccome!- di veder svanire i propri crediti. Pensate -tanto per dirne una-  a cosa succederebbe al nostro sistema bancario nei cui bilanci buona parte di quel credito è stipato! Pertanto, se non si pone mano ad una seria politica di riforme, che diano una forte sferzata al nostro sistema economico, nonché un controllo più stringente della spesa pubblica, è probabile che quella “cacciata dei colpevoli” di cui parla Krugman avvenga prima in Italia, piuttosto che negli USA. Staremo a vedere.  

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