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mercoledì 29 Gennaio 2020

Sisma Soleimani scosse afghane: caccia ai Talebani filo-Teheran

Effetto domino e reazioni a catena. Il dopo Soleimani in  Afghanistan. Kabul stretta tra Washington e il vicino iraniano. Intanto i droni americani avrebbero colpito mullah Nangyalai, con le solite conseguenze letali sui civili

Effetto Domino e reazioni a catena

Ucciso Soleimani, quale pedina cade dopo? E dopo i missili da vendetta ufficiale iraniana sulla due basi irachena, cosa aspettarci nella imprevedibile ma certa reazione a catena che l’operazione americana di Trump personalmente ha innescato? In Afghanistan, ad esempio.

E Giuliano Battiston segnala sul Manifesto della nuova caccia ai Talebani filo-Teheran che non solo mette a rischio il processo di pace, che ha già prodotto nuovi morti civili e che costringe a piroette diplomatiche il governo di Kabul, diviso tra due spinte contrapposte.

Da una parte l’alleato strategico Usa, primo finanziatore di governo e forze armate, che nel Paese dispone di basi militari con 12-13mila uomini. Poi il vicino Iran, «Paese con cui condivide solidi legami politici, culturali ed economici, oltre a un lungo e poroso confine».

Afghahnistan e Saleimani

«Curioso, dunque, che l’Afghanistan non sia comparso nelle analisi successive alla morte del responsabile delle forze al-Qods delle Guardie della rivoluzione». Sul terreno afghano -partito poco pubblicizzata forse- si gioca da tempo «parte del confronto belligerante tra Washington e Teheran, che non gradisce la presenza degli Usa a ridosso di casa». Facile previsione, «E si giocherà ancora di più nelle prossime settimane e mesi». La reazione degli esponenti politici afghani la dice lunga sulle preoccupazioni di Kabul, spiega Battiston.

Basi afghane anti Iran?

Il contestato presidente Ashraf Ghani che accoglie Donald Trump nella base afghana di Bagram e lo loda come lod grande stratega. «Nei giorni scorsi ha però dovuto rassicurare anche il governo iraniano, ricordando che l’accordo di sicurezza bilaterale con gli Stati uniti – il primo atto della sua presidenza, nel settembre 2014 – esclude che il territorio afghano possa essere usato per colpire Paesi terzi. Eppure, riporta il New York Times, i generali americani hanno già ipotizzato di usare le basi afghane per colpire Teheran. Evitando di farlo, per ora».

Segnali opposti

Abdullah Abdullah, primo ministro e antagonista di Ghani nelle presidenziali del 28 settembre scorso, ancora senza risultati finali (possibile presidente, ma i voti che contano forse non sono nelle urne), «si è fatto fotografare nell’ambasciata iraniana a Kabul mentre firma il libro in memoria di Soleimani». Il quale Soleimani –memoria storica per disattenti- più di venti anni fa, nel 1998, neo capo delle forze al-Qods, aiutava l’Alleanza del nord guidata dal comandante Masoud, di cui Abdullah era braccio destro, contro i Talebani che avevano conquistato la città di Mazar-e-Sharif.

Talebani e Teheran da anni

Da anni –sempre l’attento Battiston-  i Talebani sono diventati interlocutori di Teheran, «proprio grazie al lavoro delle Guardie della rivoluzione, tanto da aver aperto, e poi chiuso, una shura (cupola, consiglio) nella città iraniana di Mashad». «Il rapporto, prima tenuto segreto, è poi diventato pubblico e in parte perfino rivendicato da Teheran, che vede nei Talebani interlocutori pragmatici e alleati funzionali a rompere le uova nel paniere americano». Vero è che il segretario di Stato Mike Pompeo è arrivato ad accusare l’Iran anche di sabotare il processo di pace in Afghanistan.

Prima via gli Usa, poi si vedrà

Priorità degli studenti coranici sulla linea scelta dal leader Haibatullah Akhundzada, mandar via le truppe Usa dall’Afghanistan attraverso il negoziato. Via gli Usa dai confini orientali è ovviamente anche tra i desideri di Teheran, che finanzia diversi politici afghani. «Ma la fase politico-militare è nuova, difficile prevedere». ’Quasi guerra’ Usa Iran tra amici dei nemici. «Nel distretto di Shindand, nella provincia occidentale di Herat, al confine con l’Iran, i droni americani avrebbero colpito mullah Nangyalai, figura di spicco del gruppo di mullah Rasul, scisso dai Talebani nel 2005 e che per Washington è finanziato da Teheran».

Non solo Soleimani

«Potrebbe già essere cominciata, dunque, l’azione preventiva americana contro i Talebani ritenuti pro-iraniani, per impedirne la reazione in seguito alla morte di Soleimani». I media afghani riportano le dichiarazioni di diversi membri del Consiglio provinciale di Herat: insieme a Nangyalai e ai suoi uomini armati sarebbero stati uccisi circa 60 civili innocenti. Grandi media occidentali? Notizia non pervenuta. Il ministero della Difesa afghano assicura che «farà chiarezza», e vien da ridere, anzi e scusate, vien da piangere. L’ultimo battuta ancora all’eccellente Giuliano Battiston.

Il dopo Soleimani afghano?

«L’uomo che ha preso il posto di Soleimani, il generale Esmail Ghaani, ha già visitato in passato la provincia a maggioranza hazara di Bamiyan. Facendosi passare per un diplomatico, si accorgono ora a Kabul».

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