I conflitti in Siria e Iraq hanno attirato oltre 40.000 combattenti stranieri, che hanno raggiunto questi paesi per unirsi ai combattenti del cosiddetto Stato islamico (IS) e di altri gruppi armati a esso collegati.
The conflicts in Syria and Iraq have attracted over 40,000 foreign fighters , who have travelled to these countries to join the ranks of the so-called Islamic State (IS) and other armed groups.
Sebbene non siano disponibili dati precisi, assoluti, si stima che almeno 5.000 combattenti stranieri provenissero dall’Europa. Oltre 1.500 di loro sono già tornati a casa, mentre almeno 1.000 potrebbero essere ancora in Siria e Iraq. Ovviamente poi ci sono i morti, numerose migliaia, ma quella è un’altra statistica che non impone urgenze di valutazione e timori.
Questi ‘viaggiatori jihadisti’ ora di ritorno comprendono non solo maschi adulti, quasi tutti con esperienza di combattimento, ma anche donne e bambini, con formazione e motivazioni diverse alle spalle. L’entità della minaccia e le misure per far fronte ai combattenti stranieri di ritorno variano notevolmente in Europa –la sin tesi Ispi- ma
gain even more relevance today, with the Middle East witnessing a new wave of instability and confrontation among political and military players.
acquistano ancora più rilevanza oggi, con il Medio Oriente che vede una nuova ondata di instabilità e confronto tra attori politici e militari.

I pochi Jihadisti Made in Italy (del professor Francesco Marone, dell’Università di Pavia). Il ‘contingente risulta di dimensioni modeste, almeno rispetto a quelli di altri paesi dell’Europa occidentale. Infatti, secondo gli ultimi dati ufficiali, i combattenti stranieri collegati all’Italia in varie forme – non solo cittadini e residenti – soltanto 141 (al 31 luglio 2019). Ciò significa che meno di 1/13 (un tredicesimo) del ‘contingente’ hjihadista francese (circa 1.900 individui) e 1/4 del Belgio (circa 600). Dal punto di vista dell’Europa occidentale, il numero di combattenti stranieri con legami con l’Italia ci dice di 2 combattenti per milione di persone, rispetto agli oltre 50 per milione in Belgio, o anche ai circa.
Secondo i dati ufficiali, entro il 31 luglio 2019, 29 dei 141 combattenti stranieri collegati all’Italia (20,5%) erano già tornati in Europa, non necessariamente in Italia. Nell’ottobre 2019, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo italiano, Federico Cafiero de Raho, ha specificato che all’epoca erano presenti solo 10 rimpatriati sul territorio italiano (3 erano detenuti e 7 erano attentamente monitorati dalle autorità nazionali). Un altro studio ISPI 2018 ha analizzato i profili di tutti gli individui con legami con l’Italia che hanno viaggiato in aree di conflitto dal 2011 – all’epoca, 125 persone -, utilizzando informazioni esclusive fornite dal Ministero degli Interni italiano.
L’indagine ISPI 2018 sui combattenti stranieri in/dall’Italia, studiando in dettaglio oltre 20 singole categorie di variabili.
I convertiti all’Islam da altre religione d’origine hanno rappresentato l’11,2% dei combattenti stranieri complessivi in Italia. Sebbene relativamente pochi, sembravano essere sovra rappresentati tra i combattenti stranieri, se si considera il fatto che rappresentano solo una piccola parte della comunità musulmana italiana. Secondo i dati forniti dalle autorità italiane, nessun combattente straniero aveva partecipato attivamente al supporto o all’esecuzione di attacchi terroristici in Occidente. ‘Scena jihadista’ complessiva in Italia di dimensioni piuttosto ridotte, «relativamente non strutturata e non sofisticata». Secondo le informazioni attualmente disponibili, oggi pochi combattenti stranieri jihadisti con legami con l’Italia sono ancora in Siria e Iraq. Meno di dieci di loro sono cittadini italiani.