• 24 Febbraio 2020

Dal Medio oriente al Golfo persico nuove guerre di Trump e noi dentro

Dall’Iraq a Libano, nuove zone di guerra e italiani in campo

Dall’Iraq al Libano: i rischi per i militari italiani dopo l’uccisione di Soleimani. L’attenzione di Giampaolo Cadalnu per governanti eventualmente distratti. E veniamo a sapere che la Difesa ha innalzato al massimo il livello delle misure di sicurezza nelle basi italiane in Medio Oriente: più esposti i contingenti Unifil e la task force 44 che opera a nord di Baghdad

Le missioni autorizzate dal Parlamento

Come riporta il dossier  della Camera sulla “Autorizzazione e proroga missioni internazionali nell’anno 2019”, «la consistenza massima annuale complessiva dei contingenti delle Forze armate impiegati nei teatri operativi è su 7.343 unità, con una riduzione rispetto al precedente periodo (-624 unità)». Ma la consistenza massima non è mai uguale a quella effettiva: per la maggior parte del tempo, nel corso di una missione, vengono infatti impiegati meno uomini del numero massimo possibile.

Le missioni in Europa

Dei 7.343 militari (massimo) che l’Italia impiega in quarantacinque missioni internazionali, 2.526 operano in Europa (in 14 missioni). La maggior parte coinvolti in missioni di pattugliamento marittimo. Il contingente più numeroso è quello dell’operazione Mare Sicuro, che impegna fino a 754 soldati italiani nel Mediterraneo centrale, in particolare al largo delle coste libiche.

Seguono, tra quelli impegnati in missioni navali, il contingente impegnato nell’operazione Eunavfor Sophia (520 militari) e nell’operazione Nato nel Mar Mediterraneo orientale e Mar Nero (259 militari). Tra i contingenti terrestri, il più numeroso è quello dispiegato nei Balcani, nella missione Nato Kfor. Segue a distanza il contingente di 166 uomini impiegato in Lettonia nell’ambito dell’operazione Baltic Guardian. E 130 uomini nella missione Nato di sorveglianza dello spazio aereo europeo. I restanti uomini sono dispersi in contingenti ridotti in Albania, Bosnia, Kosovo, Cipro e altre operazioni navali.

Le missioni in Asia

In Asia nel 2019 è autorizzato l’impiego di massimo 3.438 militari italiani in 13 diverse missioni. Il contingente più numeroso è quello distaccato in Libano, in due distinte missioni: Unifil, dell’Onu, che impegna fino a 1.076 soldati e una missione bilaterale Italia-Libano di addestramento delle forze di sicurezza libanesi che ne impegna altri 140.

Segue poi il contingente italiano in Iraq, quello coinvolto nel recente attentato a Kirkuk. Qui operano fino a 1.100 uomini nella coalizione internazionale di contrasto alla minaccia terroristica. I 1.100 soldati italiani della coalizione internazionale, tra cui anche operativi delle forze speciali, si occupano prevalentemente di addestrare le truppe peshmerga (le forze curde locali) a Erbil, capitale della Regione curda irachena, e le truppe irachene – anche in ambito di antiterrorismo – a Baghdad.

Fino al primo marzo 2019 le truppe italiane erano anche incaricate di proteggere la diga di Mosul, il cui appalto di ristrutturazione era stato vinto da una ditta italiana, ma in quella data hanno passato le consegne all’esercito statunitense. Il terzo contingente più numeroso è poi quello impiegato in Afghanistan, composto da massimo 800 uomini, nell’ambito della missione Nato Resolute support.

Sono poi presenti 130 soldati italiani in Turchia, nella missione Nato Active Fence, che entro fine anno verranno smobilitati (come previsto, non in relazione dunque all’invasione turca di parte della Siria in funzione anti-curda). I restanti militari sono impiegati in varie missioni tra Israele e Palestina – in particolare per l’addestramento delle forze di sicurezza palestinesi – e tra Emirati arabi uniti, Qatar e Bahrein, in funzione di supporto (il Qatar è oggi il primo acquirente di armamenti italiani).

Le missioni in Africa

In Africa nel 2019 l’Italia prevede di impiegare al massimo 1.517 soldati, in 18 diverse missioni. Il contingente più numeroso, composto da 533 uomini, si trova in Somalia. Il grosso delle forze (407 uomini) sono coinvolte nell’operazione navale Eunavfor Atalanta, l’operazione militare dell’Unione europea per il contrasto alla pirateria. Gli altri 126 uomini partecipano invece ai programmi europei di addestramento Eutm e Eucap. Altri 429 militari italiani sono poi impegnati in Libia, di cui 400 nella missione bilaterale Italia-Libia di assistenza e supporto, 25 nell’addestramento della guardia costiera libica e i restanti quattro in missioni Onu e Ue nel Paese.

In Niger sono poi presenti 292 militari italiani, di cui 290 impegnati nella missione bilaterale di supporto al Paese africano, per contrastare i traffici illeciti e le minacce alla sicurezza.

I militari italiani sono poi impiegati anche in Gibuti, dove la Base militare italiana di supporto (Bmis) impiega 92 militari e «garantisce il supporto logistico agli assetti nazionali in transito sul territorio di Gibuti e a quelli impegnati nelle operazioni nella regione somala», e dove è in corso una missione bilaterale di supporto che ne impiega massimo altri 53.

Conclusione

Nel 2019, l’Italia potrà impiegare fino a un massimo di 7.343 militari in quarantacinque missioni militari all’estero. Il continente dove vengono maggiormente impiegati (quasi 3.500 uomini) è l’Asia, in particolare nelle missioni in corso in Libano, Iraq e Afghanistan. Il continente africano è però quello dove sono attive più missioni italiane: 18, contro le 14 in Europa e le 13 in Asia.

Usa contro Iran, sciiti contro sunniti

L’attacco Usa contro Qasem Soleimani e gli altri comandanti delle milizie sciite in Iraq scatena un’escalation di tensione che coinvolge in parte anche i contingenti militari italiani. I rapporti fra il nostro Paese e la Repubblica islamica sono sempre stati abbastanza cordiali, e in un momento come questo la tradizionale disponibilità italiana a fare da “ponte” fra culture diverse e i mai scomparsi collegamenti commerciali appaiono un elemento di rassicurazione. Ma la possibilità che i militari delle nostre Forze armate siano considerati “occidentali” tout court o scambiati per americani, diventando oggetto di rappresaglia, resta concreta.

L’Iraq zona di guerra

L’Italia ha un contingente di carabinieri a Bagdad, con il compito di addestrare la polizia irachena: i militari godono dell’apprezzamento locale anche se la repressione  governativa ultima solleva qualche dubbio sulla volontà locale di apprendere  modi meno violenti. «Un peggioramento grave della situazione potrebbe suggerire un loro rientro anticipato». Poi le cose che quasi non si dicono. Il contingente di truppe special fra la capitale e il nord, con una base a Kirkuk. La cosiddetta ‘Task Force 44’, che potrebbe  veder aumentati i rischi dopo l’attacco Usa- Meno preoccupazioni suscita la presenza degli addestratori a Erbil, nel Kurdistan, e del contingente aeronautico in Kuwait. In tutto sono presenti in Iraq 926 militari italiani, più altri 14 inclusi in missioni europee e Nato.

L’Italia e il tanto Libano

L’Italia ha il comando nella missione internazionale Unifil, che prevede l’interposizione fra le truppe di Israele e gli sciiti libanesi di Hezbollah sulla “linea blu”. Più o meno, ‘guerra permanente’ ma a bassa intensità. «Il mandato Onu impone ai militari di intervenire solo se richiesti dalle Forze armate libanesi, il che ha spesso suscitato polemiche ma in questo momento è elemento di garanzia. Il “partito di Dio”, che minaccia pesanti rappresaglie anti-americane, ha sempre espresso gratitudine e vicinanza con l’Italia. Ma la possibilità di un riaccendersi degli scontri fra Israele ed Hezbollah è concreta. In Unifil sono inquadrati 1.250 militari italiani, altri 140 possono essere presenti nell’ambito della missione bilaterale di addestramento».  

Afghanistan ed Emirati

L’Italia ha la responsabilità del quadrante Ovest, proprio al confine con l’Iran. Il contingente schierato a Herat ha sempre potuto godere di buoni rapporti con le comunità locali, in grande maggioranza sciite e collegate con la Repubblica islamica. La missione Resolute Support Rs accoglie un massimo di 800 militari italiani, con base a Herat e un piccolo contingente nel quartier generale di Kabul. Nella base Al Minhad di Dubai opera un reparto dell’Aeronautica che assiste gli assetti aerei nazionali e alleati, con circa 106 militari, lavoro esclusivamente all’interno della base aerea, e non sembra presentare rischi eccessivi.

AVEVAMO DETTO

rem

rem

Read Previous

Uccidendo il generale Soleimani Trump ha dichiarato guerra all’Iran

Read Next

In Libia la Turchia a mano armata già presente prima di dircelo