Benjamin Netanyahu, ha annunciato in tv che si avvarrà dell’immunità parlamentare per evitare il processo su corruzione, frode e abuso di ufficio. «La legge sulla immunità è stata intesa per proteggere i rappresentanti del popolo da indagini pretestuose, da incriminazioni di carattere politico il cui scopo è di andare contro il volere del popolo», dichiara Netanyahu che si fa vittima. Secondo il premier nei suoi confronti c’è stata «una applicazione selettiva della legge, con fughe di notizie continue e tendenziose, e da un lavaggio collettivo del cervello per creare una sorta di tribunale da campo».
Se l’immunità gli sarà concessa, ha precisato Netanyahu, avrà comunque un carattere temporaneo, promette. Al suo termine (quando?) intenderebbe presentarsi in tribunale ‘per fare a pezzi’ tutte le accuse nei suoi confronti.
Ma non ci crede nessuno dei suoi ormai molti avversari politici. Benny Gantz, leader del partito centrista Blu Bianco, ha detto che farà tutto il possibile alla Knesset per impedire che a Netanyahu sia concessa l’immunità. Analoga la posizione di Avigdor Lieberman, leader del partito nazionalista laico. Anticipo di campagne elettorale israeliana che alla terza riedizione senza risultato, si fa ogni volta più feroce in casa e nelle tensioni esterne e atti di guerra a convenienza elettorale che troppo spesso -accusa diffusa-, accompagnano le azioni del governo anche nella delicate questioni della sicurezza.
Netanyahu, candidato per un quarto mandato alle prossime elezioni del 2 marzo, aveva un mese di tempo per opporsi al processo, dal 2 dicembre, giorno in cui il procuratore generale israeliano, Avichai Mandelblit, aveva inviato al presidente della Knesset l’atto di accusa.