• 26 Febbraio 2020

I 20 anni tondi della Russia di Putin

Putin Vladimir ex spia sconosciuta

Vladimir Putin è certamente il ‘padrone assolito’ (formula non esattamente democratica) della politica russa dal 2000. Quando, nell’agosto del 1999, venne nominato primo ministro dall’allora presidente Boris Eltsin era uno sconosciuto post sovietico tra i molti, premier di passaggio. Il predecessore era durato solo pochi mesi, e Eltsin aveva visto altri tre primi ministri andare e venire dopo il patatrak  finanziario dell’agosto 1998. Invece poco dopo Putin venne eletto presidente, e non se ne è più andato.

Dopo vent’anni al potere, Putin ha “personalizzato” la politica russa al punto che è molto difficile immaginare una Russia senza di lui. Pronto a litigare col mondo persino nello scrivere la storia e senza parlare delle sue sospette interferenze sulla elezioni di Trump contro l’odiata Hillary.

‘Quando parlano di Unione sovietica parlano di noi’

Versione Putin sulla seconda guerra mondiale raccontata da Pierre Haski, su France Inter e Internazionale. La colpa dello scoppio della seconda guerra mondiale, non il patto tedesco-sovietico del 1939 (Ribbentrop Molotov), ma gli accordi di Monaco firmati nel settembre del 1938 da Francia, Regno Unito e Germania. Ed è subito rissa politica tra vecchi avversarti e amici titubanti.

Praticamente Putin ha accusato la Polonia di essere responsabile dello scoppio del conflitto e il primo ministro polacco Morawiecki ha accusato il presidente russo di ‘menzogne e propaganda degna del totalitarismo staliniano’. Non va meglio con la Francia. Il profilo Twitter dell’ambasciata russa a Parigi ha addirittura definito i tre governi dell’epoca “regimi diabolici che hanno le mani sporche del sangue di milioni di sovietici”.

Perché la polemica e perché proprio ora? Putin è comprensibilmente infuriato col parlamento europeo che lo scorso 19 settembre, di una risoluzione presentata dai paesi dell’est, attribuisce la responsabilità diretta della guerra al patto tedesco-sovietico, che ha aperto la strada all’invasione della Polonia da parte di Hitler e poi di Stalin.

Molti critici hanno sottolineato che non spetta al parlamento “raccontare la storia”. Peggio, nel testo si citano i “regimi totalitari” degli anni trenta, accostando senza distinzioni «le dittature comuniste, naziste e di altro genere». E il 20 dicembre Putin ha riunito i leader delle ex repubbliche sovietiche e in un lungo discorso sulla genesi del conflitto mondiale ha dichiarato: «Quando parlano dell’Unione Sovietica, parlano di noi».

Sempre Putin come e perché

La ricostruzione della ‘seconda guerra mondiale’ e gli oltre venti milioni di morti russo-sovietici aiutano a capire in parte le mille contraddizioni di Vladimir Putin. «Putin è nato a San Pietroburgo nel 1952, si è laureato in Diritto internazionale e si è formato nel KGB, i servizi segreti dell’Unione Sovietica. Dopo essersi occupato di rapporti con l’estero per l’allora sindaco di San Pietroburgo, Anatoli Sobchak, verso la fine degli anni Novanta viene chiamato a Mosca e nominato da Boris Eltsin a capo dell’FSB, il servizio segreto russo erede del KGB», la sintesi del Post.

«Nell’agosto del 1999, praticamente uno sconosciuto, fu nominato primo ministro della Federazione Russa. Il 31 dicembre, inaspettatamente, Eltsin diede le proprie dimissioni, e come previsto dalla Costituzione, a diventare presidente ad interim fu Putin. Meno di tre mesi dopo, Putin vinse le elezioni presidenziali. Poi le vinse di nuovo nel 2004. Stando alla Costituzione, quello avrebbe dovuto essere il suo ultimo mandato visto che non era possibile farne più di due consecutivi. Le cose però andarono un po’ diversamente».

Nel 2008, per non perdere il potere, Putin decise di promuovere la candidatura di Dimitri Medvedev, considerato suo alleato, e si fece nominare primo ministro. Nel 2012, dopo aver fatto cambiare la Costituzione per aumentare la durata dei mandati presidenziali a sei anni, Putin venne eletto di nuovo presidente, carica che gli fu confermata anche nel 2018.

Presidente più a lungo di Stalin?

«Se rimarrà al potere per tutta la durata del mandato – e ci rimarrà, salvo eventi inaspettati e per ora impensabili – raggiungerà i 25 anni al potere, un record che in Russia sarebbe secondo soltanto a quello di Stalin».

Secondo gli analisti ed esperti di cose russe, è probabile che Putin provi nuovamente a cambiare le regole, come già nel 2012, per garantirsi la permanenza al potere. Ecco –secondo l’opposizione- il motivo dell’inasprimento della repressione del dissenso al governo degli ultimi mesi. Togliere di mezzo ora i suoi più attivi oppositori, in modo da avere mano libera nei prossimi mesi e anni, quando dovrà probabilmente prendere decisioni ancora più discutibili.

Il consenso attorno all’uomo forte

Nell’agosto 1999, quando Putin divenne primo ministro, il Levada-Center, organizzazione indipendente russa di sondaggi, valutò il gradimento di Putin al 31 per cento. Nel gennaio del 2000, dopo essersi insediato come presidente, era all’84 per cento. Secondo l’istituto, da allora non è mai sceso al di sotto del 60 per cento. Come si spiega un aumento di popolarità così repentino in pochi mesi?

(Sempre dal Post) Arrivato al potere, Putin lavorò su due aspetti che divennero da subito e per lungo tempo una base molto solida del suo consenso. Si propose innanzitutto come un politico forte.

Nel settembre 1999 una serie di attacchi terroristici a Mosca e Volgodonsk. ‘L’11 settembre della Russia’ l’esagerazione. E Putin rispose con le parole che molti russi volevano sentire: «Inseguiremo i terroristi ovunque», e i suoi aerei bombardavano la capitale della separatista Cecenia. Ma gli oppositori di Putin -tra cui l’ex oligarca Boris Berezovsky e l’ex spia russa Alexander Litvinenko- sostennero che gli attentati fossero stati preparati dai servizi segreti russi per giustificare la successiva invasione della Cecenia.

Berezovsky fu trovato morto nel 2013 nella sua casa di Londra dove viveva in esilio da 13 anni, mentre Litvinenko morì nel 2006 sempre a Londra per avvelenamento da polonio-210, una sostanza tossica e radioattiva. Una indagine del Regno Unito concluse che l’avvelenamento fu un’operazione ‘probabilmente approvata’ dal direttore dell’FSB e dallo stesso Putin. Vero o meno, «quegli attentati rappresentarono una svolta nella carriera di Putin: costruirono il sostegno popolare per il suo futuro ventennale potere».

La propaganda e il mito

Propaganda e mito. Putin ha sempre voluto mostrare l’immagine dell’uomo «coraggioso e ‘duro’ che in fondo sa anche essere magnanimo». Putin che cavalca a petto nudo, alla guida di un sottomarino, suona il pianoforte, che fa judo, Putin contro la tigre, Putin contro gli incendi, Putin contro l’orso bianco, Putin contro la balena. Economist: «Dal momento in cui è arrivato al comando, Putin ha cercato di tenere insieme la Russia con gli stessi metodi anacronistici che in precedenza avevano spinto il paese verso il declino e lo sconvolgimento politico».

«Putin gestisce direttamente ogni aspetto della macchina dello stato e ha costruito col tempo quella che molti analisti definiscono una “democrazia controllata”». In  Russia si svolgono periodicamente le elezioni, «ma candidarsi come sfidanti è molto difficile (e rischioso), e chi ci riesce viene sfavorito dai media, quando non minacciato, perseguitato giudiziariamente o più semplicemente eliminato fisicamente. Senza concorrenti messi in grado di contestare il suo potere, l’astensionismo rimane da tempo l’unica incognita delle elezioni del paese».

Democrazia ‘controllata’, Chiesa e oligarchi

«Quasi tutte le grandi società russe hanno tra i loro manager di più alto grado un ex dirigente dell’FSB, e il potere che l’FSB esercita sulla società russa è immenso. L’agenzia si occupa della sicurezza, controlla direttamente o indirettamente larghe fette dell’economia nazionale, e ha una sorta di corpo di polizia che funziona in maniera simile all’FBI statunitense ma non risponde a giudici o tribunali: soltanto al presidente». «Fare opposizione o affermare i propri diritti in un paese come la Russia con uno come Vladimir Putin alla presidenza, non è per niente facile».

Questione enorme in Russia è quella della libertà di stampa. Negli ultimi anni i giornalisti minacciati, scomparsi e uccisi sono stati molti. Il caso più famoso è quello di Anna Politkovskaja. «Putin ha poi stretto una salda alleanza con i movimenti antiabortisti russi, sostenuti a loro volta dalla Chiesa Ortodossa usando una serie di argomenti per portare avanti una retorica nazionalista e conservatrice». Secondo i dati del Pew Research Center, il 70 per cento dei russi oggi si dichiara cristiano-ortodosso, mentre nel 1991 era poco più del 30 per cento.

Putin è noto anche per le sue opinioni apertamente omofobe e antifemministe. Ma uno dei pezzi più importanti dell’apparato di controllo messo in piedi da Putin ha a che fare con gli oligarchi. Miskhail Kasyanov, primo ministro russo durante il primo mandato presidenziale di Putin, ha sintetizzato efficacemente al New York Times il funzionamento del rapporto tra gli oligarchi russi e Putin: «Lui ha dato e lui ha tolto. Loro dipendono da lui e lui dipende da loro».

Fu crescita economica ‘alla cinese’

Durante i primi otto anni di presidenza Putin, iniziati nel 2000, l’economia cresce di un incredibile 7 per cento annuo. La crisi del 2008 ha però portato una grave battuta d’arresto (Pil -10%), e da allora le cose non sono più tornate come prima. Oggi in Russia tutti i settori strategici sono controllati direttamente dallo stato. Caso più emblematico è Gazprom, l’azienda statale dell’estrazione e vendita del gas. Nel biennio 2015-2016 la Russia fu colpita di nuovo dalla recessione, stagnazione che dura ancora oggi. Come conseguenza della crisi economica, migliaia di attività hanno chiuso e il tasso di povertà nel paese è aumentato arrivando al 15 per cento.

Negli ultimi anni la Russia ha realizzato una serie di investimenti all’estero, in particolare in Africa, in paesi politicamente instabili ma ricchi di risorse naturali. Mentre altri paesi si sono via via ritirati, la Russia ha spinto per ampliare e radicare la propria presenza. Diversi paesi a sud del Sahara hanno chiesto aiuto alla Russia in materia di sicurezza, vedi la Repubblica del Congo. «Stanno raccogliendo amici e alleati», ha detto al New York Times Judd Devermont, direttore dell’Africa Program presso il Center for Strategic and International: «E stanno trovando ambienti indulgenti per vendere le loro merci e ottenere opportunità commerciali».

La politica estera

La visione che Putin ha dell’Occidente è cambiata nel corso degli anni. Quando divenne presidente nel 2000, Putin non aveva una particolare ostilità nei confronti degli Stati Uniti: diceva che la Russia sarebbe anche potuta entrare nella Nato, per esempio. Nel 2004, quando Estonia, Lettonia e Lituania diventarono membri dell’alleanza –un evento che oggi molti russi ricordano come un’aggressione– Putin disse di non essere «preoccupato per l’espansione della Nato». Le “rivoluzioni colorate” a forzatura Soros in Georgia e Ucraina lo spinsero ad accusare l’Occidente di interferenze negli affari dei paesi vicini e di voler diffondere “ideali pericolosi”.

Russia interventista. Negli ultimi quindici anni la Russia ha inviato forze militari in diverse aree ex sovietiche e oltre, vedi la Siria. Il fatto è che la Russia stia riempiendo i vuoti lasciati dagli Stati Uniti nel nordest della Siria e in generale in tutto il Medio Oriente. Centro di ricerca Carnegie Moscow: «La gente speculava su un mondo senza la Russia, e pensava che questo paese (…) avrebbe smesso di esistere. Quello era il contesto nazionale e internazionale al tempo in cui a Putin fu assegnato il posto di primo ministro e poi di presidente».

La destra utile perché manovrabile

Nell’ultimo decennio, la Russia ha inoltre sostenuto e A volte finanziato movimenti populisti di destra: è il caso del Front National, il partito francese di estrema destra guidato da Marine Le Pen, di Alba Dorata in Grecia, dell’Unione Nazionale Attacco in Bulgaria, di Jobbik in Ungheria, la Lega di Salvini in Italia. I rapporti con gli Stati Uniti di Trump sono discorso a parte. Trump promise fin da subito di ripensare le relazioni con la Russia, poi arrivarono le prime indagini dell’FBI su ingerenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016, che si trasformarono in inchiesta giudiziaria.

Nuovo contratto sociale nella Russia di Putin: controllo e potere in cambio del miglioramento degli standard di vita. Ma le cosa adesso non fanno così. Bill Burns, ex ambasciatore Usa a Mosca: «Una decina di anni fa, quando i prezzi del petrolio erano alti, Putin avrebbe potuto diversificare l’economia e innovare. Decise di non farlo perché sarebbe andato a scapito di ciò che contava di più per lui: l’ordine politico e il controllo». Michael Morell, uomo Cia non molto tempo dopo Putin nel KGB, «per il presidente russo la cosa più preziosa che un leader possa offrire al suo paese sia la stabilità».

Putin non ha reso la Russia più ricca, o più libera, ma ha imposto la stabilità e l’ha mantenuta per due decenni. Naturalmente in molti si chiedono che cosa succederà alla scadenza del suo mandato: comunque una transizione per niente semplice.

rem

rem

Read Previous

2020 «l’Italia ritrovi la fiducia»: presidente speranze futuro e mondo

Read Next

Iran, ‘quasi guerra’ 2020 di Trump; Kamenei ‘prima ragiona poi twitta’