• 28 Febbraio 2020

Atomiche Usa tra Turchia e Italia e Libia-Ucraina “saldi politici” 2019

Fosse vero ‘ci arrabbiamo’

«Cinquanta testate nucleari sarebbero pronte a traslocare dalla base turca di Incirlik, in Anatolia, alla base Usaf di Aviano, in Friuli Venezia Giulia, in quanto gli Usa diffiderebbero sempre più della fedeltà alla Nato del presidente turco Erdogan per via del suo feeling crescente con la Russia di Putin». Notizia della seriosa agenzia Ansa.it, ‘taglio basso’ per la verità, a riferire come dovuto, ma senza crederci troppo.

L’ipotesi, riportata ieri dal Gazzettino e dal Fatto online, è stata ventilata dal generale della Nato Chuck Wald in un’intervista di tempo fa all’agenzia Bloomberg. Il militare, parlando dei difficili rapporti tra Stati Uniti e Turchia, aveva citato la necessità di ricollocare le testate: «Idealmente la loro nuova destinazione dovrebbe essere sul suo europeo ed una possibilità potrebbe essere la base italiana di Aviano. Da un punto di vista logistico non ci sarebbero difficoltà». Da quello politico, molte.

 «L’Italia diventerebbe il deposito di armi nucleari più imponente di tutta Europa se fosse confermata la notizia del trasferimento di 50 testate nucleari, provenienti dalla base Nato turca di Incirlik, e questo sarebbe un fatto di una gravità inaudita perché si sommerebbero ad altre 30 testate già presenti nella base italiana di Aviano», denuncia il coordinatore dei Verdi Angelo Bonelli. Anche nel 2016 si diffuse la notizia che fosse imminente il trasloco delle testate dall’Anatolia ad Aviano, ma nei fatti le 50 bombe atomiche sono finora rimaste a Incirlik.

‘Aiuti turchi’ a Tripoli: 300 ribelli siriani

Circa 300 ribelli siriani, cooptati dalla Turchia, sarebbero già a Tripoli per combattere a fianco dell’esercito libico di Sarraj contro l’offensiva di Haftar. Lo riportano diversi media internazionali citando l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Altri 900-1000 miliziani sarebbero invece in campi di addestramento turchi in attesa di partire per la Libia. Secondo le stesse fonti l’ingaggio avrebbe una durata di 3-6 mesi ed un compenso tra i 2 mila ed i 2.500 dollari.

Il Parlamento turco si riunirà in sessione straordinaria giovedì per votare anticipatamente la mozione dell’Akp del presidente Erdogan che autorizza l’invio di truppe in Libia a sostegno del governo di al-Sarraj contro l’offensiva delle forze di Khalifa Haftar. La riapertura ordinaria della Grande assemblea nazionale di Ankara dopo le festività di fine anno era fissata il 7 gennaio. Il testo della mozione dovrebbe giungere in Parlamento già domani.

Russia Ucraina verso il Natale ortodosso

«Al checkpoint di Mayorske è iniziato il processo di rilascio delle persone detenute», ha reso noto l’account Twitter ufficiale del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. A settembre Kiev e Mosca avevano già effettuato lo scambio di 70 detenuti. Lo scambio riguarderebbe tutti i prigionieri oggi detenuti dalle due parti, (63 separatisti e 25 ucraini filogovernativi). Lo scambio di prigionieri dovrebbe avere ed è stato possibile grazie all’incontro avvenuto a Parigi il 9 dicembre tra il presidente russo Putin e il presidente ucraino Zelensky, mediato da Francia e Germania.

Sulla presunta interferenza di Trump sull’Ucraina per danneggiare il candidato democratico rivale Biden, si basa la messa in stato d’accusa del presidente Usa. E il New York Times ricostruisce con molti dettagli compromettenti gli 84 giorni da quando Trump ha chiesto il congelamento degli aiuti a Kiev contemporaneamente al pressing di Rudolph Giuliani (il legale personale di Trump), sull’Ucraina affinché avviasse un’indagine sui Biden.

Gli Usa intanto sempre contro l’Iran

Raid americani contro cinque strutture in Iraq e Siria (non meglio precisate) e hanno avuto successo. Lo ha affermato il capo del Pentagono, Mark Esper, in un incontro con la stampa a Mar-a-Lago, insieme al segretario di stato Mike Pompeo. Quest’ultimo e il capo del Pentagono sono volati a Mar-a-Lago per informare il presidente Trump sugli sviluppi delle ultime 72 ore in Iraq dove le tensioni anti americane crescono.

L’Iraq brucia ma sarebbe l’Iran che accende il fuoco è la teoria Usa, col segretario di Stato che lancia un messaggio a Teheran: «Non staremo a guardare il fatto che l’Iran assuma azioni in grado di mettere uomini e donne americane in pericolo». Il riferimento al contractor Usa ucciso in Iraq è trasparente.

Remocontro

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