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mercoledì 29 Gennaio 2020

La Cina sul fronte del contante, valuta da museo

Cyber world e nella cyber war, la guerra tecnologica. Cina Italia mille anni a zero, solo a parlare di moneta elettronica. Persino per la mancia al cameriere. La Cina letta da Roberto Bernardini sul fronte del contante, valuta da museo.

La Cina in contanti

Un viaggio in Cina credendo di essere un eccentrico perché tenevo nel portafoglio le carte e nello smartphone l’APP per i pagamenti immediati. Ma là mi sono accorto di essere indietro anni luce rispetto anche all’ultimo clochard cinese di Pechino che possiede un QR code per farsi accreditare le elemosine sul conto bancario. QR code in Cina obbligatorio per tutti.
Qui da noi facciamo quotidiane polemiche sulla necessità di incentivare l’uso delle carte di credito e di debito per contrastare e ridurre l’evasione fiscale. Ai Cinesi non è consentito discutere le decisioni del loro governo capital-comunista, e molto disciplinatamente in tasca portano solo lo smartphone con il quale fanno tutto. Pagano il biglietto della metro, le bibite ai distributori automatici, le bollette, i biglietti del teatro, degli aerei, gli acquisti nei negozi e nelle bancarelle dei mercatini e via dicendo.

Contante cosa?

Giunto a Pechino, ho cercato di procurarmi dei contanti per le minute spese, caffè, bibite, taxi, le mance e quant’altro. Mi sono informato alla reception dell’albergo sulle modalità locali e dopo avermi gentilmente ascoltato, mi hanno guardato con curiosità. “A Pechino può pagare dappertutto con le sue carte, il cambio è quello del momento in tempo reale e nessuna commissione le viene addebitata se non quella della sua compagnia, come in Italia. Le conviene usare le carte. Se proprio vuole può ritirare valuta locale o cambiare in automatico la sua valuta allo sportello di qualunque banca pagando una commissione variabile fino al 10 percento”. Grazie. Capito.

WE CHAT PAY o ALIPAY?

Da quel momento ho pagato sempre con le carte. Nei ristoranti e nei negozi non chiedevano se pagavi con la carta, ma se usavi WE CHAT PAY o ALIPAY dallo smartphone, le APP per pagamenti che vanno per la maggiore in Cina. L’uso della carta tradizionale in plastica da quelle parti ti squalifica come cliente arretrato.
In un ristorante di SHANGAI dopo un lauto pasto ho pagato con carta per me e per gli amici. Desiderando premiare il cameriere che ci aveva ben servito ho aperto il portafoglio per cercare una banconota: qualcosa avevo prelevato al bancomat, non si sa mai. Ah! Noi Italiani!
Il cameriere con un sorriso mi ha fatto vedere il suo codice QR. Mi sono sentito un troglodita. “… spiacente ma il signore non ha il sistema di pagamento cinese nel suo smartphone”, gli ho fatto dire dalla guida. Con un cenno di delusione ha comunque accettato la banconota. Che seccatura per lui trovare in tutta la metropoli qualcuno che gliela accettasse in pagamento! Esperienze di viaggio del terzo millennio!

Non tutta la Cina ma…

Certo questa non è la situazione in tutta la Cina, nelle campagne magari applicheranno ancora il baratto. Ma nelle città questa è la realtà confermata un po’ dappertutto anche da tanti italiani che vivono molto bene e lavorano da quelle parti.
Ora lasciamo da parte ogni discorso sulla privacy perché in Cina non esiste per legge, tutto deve essere trasparente perché il grande regime capital-comunista vuole così, e tutto sommato sembra che ai cinesi supertecnologici non dispiaccia. Meno libertà personale, in senso occidentale, ma sviluppo economico e lavoro a vantaggio di tutti. Un collettivismo che trova tutto sommato consensi sempre più rilevanti, visti i buoni risultati.
Lasciamo da parte anche i miei ricordi di un bel viaggio, peraltro molto indicativi della situazione, e riflettiamo.
Cosa sta succedendo da quelle parti?

Cina superpotenza mondiale

La Cina mira a diventare la prima potenza tecnologica a livello mondiale. Il Paese ha compiuto in quarant’anni un balzo di alcuni secoli. Il pagamento digitale diffuso è solo un indicatore di quanto sta succedendo, gli investimenti sono importantissimi e grandi risorse vengono dedicate al raggiungimento di questa supremazia nel più breve tempo possibile.
Nel 5G – la tecnologia per gestire il mondo messo in rete, il cosiddetto cyber spazio e tutte le annesse piattaforme – la compagnia cinese dell’informatica e delle comunicazioni HUAWEI è all’avanguardia. Forse anche per questo l’amministrazione Trump l’ha messa al bando negli USA arrestando addirittura il suo amministratore delegato accusato di “nefandezze informatiche” contro gli Stati Uniti.

Anche cose militari

Certo con il 5G si gestiscono anche gli F35, i super aerei da combattimento americani, per cui si può facilmente comprendere la preoccupazione negli States. Ma la pervasività della tecnologia è inarrestabile, la velocità con la quale si diffonde è immensa e difficilmente potranno essere fissate delle barriere protezionistiche nonostante ogni volontà. Anche le difese si giocano comunque sul fronte della tecnologia, chi la possiede è più sicuro degli altri.
Se sugli armamenti gli Stati Uniti sono all’avanguardia, sul campo di battaglia del 5G dove si combatte la guerra del web, la Cina è in vantaggio.

The mobile economy China 2019

Secondo quanto riferisce l’Associazione Mondiale dei Gestori di reti Mobili – GSMA nello studio “The mobile economy China 2019” , Pechino possiede il maggior mercato mondiale della telefonia mobile: 680 miliardi di euro di fatturato che rappresentano il 5,5% del PIL nazionale. E con il nuovo standard 5 G si prevedono nuovi traguardi per cui una Cina davanti a tutti ne avrà forse il monopolio.
Già oggi HUAWEI è il leader mondiale del 5G con il 29% del mercato delle telecomunicazioni, in Europa NOKIA è al 17% e Ericsson il 13%. E questo successo è confermato anche dalle sperimentazioni in atto nelle metropoli cinesi che permetteranno la completa copertura nazionale entro il 2025. Ma quello che preoccupa in Occidente è che molte nazioni desiderose di dotarsi velocemente di piattaforme 5 G si stanno rivolgendo alla Cina. Anche in Inghilterra, alleato di ferro degli USA ci stavano pensando ma poi sono stati stoppati da Trump.
Un grande salto dunque per una Nazione che fino a pochi anni fa mandava i suoi agenti in giro per il mondo a fotografare ed a carpire tecnologie altrui

Superpotenza tecnologica

La Cina ha lanciato nel 2016 un piano molto ambizioso per divenire una superpotenza tecnologica entro quindici anni. Si è data un tempo e sta bruciando le tappe.
Entro il 2020 vogliono raggiungere gli Stati Uniti, e ci stanno riuscendo, per poi raggiungere livelli di eccellenza nel 2025 e di supremazia mondiale entro il 2030. Il focus tecnologico del piano cinese è rappresentato dall’Intelligenza Artificiale – IA. In America stanno osservando con grande preoccupazione la velocità con la quale la Cina progredisce in questo campo.
Non sono emersi grandi geni dell’informatica in Cina, non hanno degli Steve Jobs o Mark Zuckemberg, ma il Paese può contare su una immensa massa di tecnici e soprattutto su una massa molto rilevente di dati che “nutrono” gli algoritmi ed i sistemi di apprendimento dell’Intelligenza Artificiale. In Cina, dove tutti operano online attraverso i telefonini e le piattaforme obbligatorie controllate dallo Stato tipo WE CHAT, raccogliere dati è semplice anche perché per legge non esiste la privacy, come abbiamo detto, per cui tutto è a disposizione e subito.
La materia necessaria dunque non manca e conseguentemente la progressione è stata sorprendente.

Allen Institute for Artificial Intelligence

Risultato? Anche in questo campo la Cina sta per superare gli USA. La fonte è l’Allen Institute for Artificial Intelligence centro studi creato dal co-fondatore di Microsoft Paul Allen.
E qui ci vogliamo fermare, potremmo continuare citando i progressi sui super computer – il 50% di queste apparecchiature sono oggi dislocate in Cina – sulle tecnologie quantistiche e sulla crittografia delle informazioni, così importante anche in campo militare.
Benvenuti nel mondo cibernetico cyber world e nella cyber war, la guerra tecnologica che ha rimpiazzato le guerre guerreggiate con le armi ma che dimostra di essere altrettanto cruenta.
Il cyber world, il mondo delle nuove tecnologie è in piena evoluzione, molto problematico, che ingloba tutti gli aspetti della vita dei popoli, un mondo ancora privo di regole sul quale però si misurano già oggi e si misureranno sempre di più le leadership delle principali potenze economiche e militari.
Da questo aspro confronto, veramente all’ultimo sangue come nei duelli tradizionali, emergeranno i vincitori che fisseranno la nuova governance per il dominio nel nostro pianeta.
Sarà cinese questo terzo millennio?

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