«Determinazione totale» del primo ministro Edouard Philippe per imporre la riforma delle pensioni. Duro Philippe contro mezza Francia e quasi tutte le categorie professionali. «Persino il coro dell’Opéra di Parigi, che alla Bastiglia ha intonato la Marsigliese e il Canto dei partigiani», annota Anna Maria Merlo sul Manifesto. Oltre ovviamente a ferrovieri, insegnanti, ospedali, tutte la funzione pubblica e anche il settore privato. La mitica e diffusa metropolitana di Parigi al 13esimo giorno di sciopero, paralizzata e 300 chilometri di code quotidiane attorno alla capitale. Peggio di Roma che le metropolitane non le ha quasi e che le code sono il regalo di Natale garantito.

In 238 piazze di tutta la Francia le manifestazioni, terza giornata di mobilitazione e tredicesimo giorno di sciopero nei trasporti, per chiedere ormai molto più del ritiro della riforma. Nella protesta contro le ‘pensioni a punti’ si sono sommate lotte per un cambiamento di scelte sociali. «Dopo anni di liberalismo e di sentimento di abbandono che si diffonde tra la popolazione». Ieri a Parigi tutta la sinistra era in piazza, «ma non per recuperare la protesta» spiegano in coro tutte le formazioni di una sinistra eternamente divisa nei distinguo. Il Partito socialista che in Francia è sinistra egemone, i sindacati che chiedono il ritiro della riforma, i Verdi, la France Insoumise, il Pcf, i gruppi trotzkisti.
«Pensione a punti, tutti perdenti» lo striscione slogan. Di cosa si tratta? ‘Età di equilibrio’ chiede il governo: i 64 anni per avere una pensione completa, due anni dopo l’età legale, che resta a 62 anni. Sindacato, un «sistema universale, ma con più giustizia sociale e no alle misure di età brutali con l’età di equilibrio». Ma il governo vuole andare avanti, ma con molti problemi in casa. Jean-Paul Delevoye, “monsieur pensioni” del governo che si è dovuto dimettere, tagliatore di pensioni e cacciatore di incarichi personali molto ben remunerati. Il governo chiede una «tregua» per Natale e i sindacati chiedono anch’essi «una tregua» nella riforma criticata.
Rabbia popolare contro lo sciopero selvaggio? «La protesta in Francia è radicata da tempo», annota Anna Maria Merlo, ricordando i gilet gialli da destra, rischio peggiore per il governo Macron. «Per il momento, i sondaggi rilevano che il 62% dei cittadini continua a sostenere le manifestazioni contro la riforma, ma che il 69% vorrebbe una «tregua» per Natale, mentre il 65% resta «inquieto» per la propria pensione, a causa di una riforma sempre più confusa e incomprensibile». Sciopero di Natale o tregue per il presepe, un dubbio diffuso tra noi in Italia: come fanno a campare dopo tanti giorni di sciopero? Lo spiega Giuseppe Corsentino sull’Huffington Post.
Sistema pensionistico francese ancora tutto retributivo, unico in Europa insieme con la Svezia. «Al tredicesimo giorno di sciopero c’è un’altra domanda: come fanno macchinisti, autisti (ma anche infermieri e insegnanti e dipendenti pubblici) a resistere a due, tre, dieci, quindici giorni di sciopero con la busta paga quasi azzerata dalle trattenute?». Segreto di 7 euro a 30 centesimi. E’ il rimborso che le confederazioni sindacali riconoscono ai loro iscritti in sciopero. La “Caisse de solidarieté”. Sette euro e 30 centesimi per ogni ora di astensione dal lavoro che, alla fine, fanno 50-60 euro al giorno. Triste Natale, ma almeno di mangia grazie alla “Caisse de grève”.
Busta paga minimamente protetta e bilanci delle confederazioni di cui si sa ben poco. Inchiesta giornalistiche, libri denuncia da destra e da sinistra e poche certezze. Le confederazioni sindacali francesi sono ricche, almeno 3,8 miliardi di euro di patrimonio. Ma dal tesseramento, arriva solo il 4% delle risorse; e allora? Riviste sindacali ricche di pubblicità a caro prezzo che aiuta ‘la pace sociale’. E poi il “financiement du dialog social”. Più di 130 milioni di euro l’anno, 95 a carico delle imprese (una specie di imposta sul lavoro aggiuntiva dello 0,016% della massa salariale) e il resto a carico dello Stato. “Paritarisme” per sostenere il “dialogo sociale.