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sabato 18 Gennaio 2020

Clima e ambiente, pianeta suicida guidato da nani della politica

Il vertice di Madrid si chiude con il fallimento. Greenpeace: “Hanno prevalso gli interessi delle compagnie dei combustibili fossili”. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres “Un’occasione persa”,

Cop25, nani al potere

 Peggio delle più pessimistiche previsioni. La venticinquesima conferenza sul clima (COP25), il vertice annuale di quasi 200 Paesi, si chiude a Madrid con un giorno e mezzo di ritardo e con un pesante fallimento. Proroga con estenuanti negoziati per il mercato della CO2, e alla fine il vertice termina con un timido appello ai Paesi a fare ‘sforzi più ambiziosi’. Incapaci e pure ipocriti. Se ne  riparla l’anno prossimo alla COP26 di Glasgow, salvo catastrofi nel frattempo oltre le Brexit con corso d’opera.

Senza vergogna e senza umanità

Il compromesso non è facile, perché tutti i Paesi invitati hanno diritto di veto, e il Brasile, ad esempio, lo ha esercitato spesso in questi giorni, ma non solo il fascistissimo Bolsonaro. La controprova della ‘disconnessione’ fra quello che chiede l’opinione pubblica, dalle sardine italiane ai movimento giovanili nel mondo, e le stanche e sorde e obsolete liturgie di questi consessi politici multilaterali. E un gruppo di attivisti di Extinction Rebellion ha rovesciato davanti all’ingresso del vertice una montagna di cacca di cavallo. Ma è cacca per tutti

Greenpeace, «Esito  inaccettabile»

«Sembra quasi che i negoziatori e i ministri abbiano vissuto in stanze insonorizzate, sordi ai dossier degli scienziati, ai record climatici in negativo (di emissioni di CO2 e di temperature nel 2019) e alle proteste della piazza», asscrive Sara Gandolfi sul Corriere della sera. Solo 84 Paesi si sono impegnati a presentare piani più restrittivi sulle emissioni di gas serra, entro il 2020. Tra questi, non ci sono Stati Uniti, Cina, India e Russia, che insieme rappresentano il 55% delle emissioni climalteranti.

Potere strapotere di ‘Quaquaraqua’

Buffoni twittanti o capi di Stato a rincorrere supremazie economico militari da far prevalere forse all’inferno.  Eppure gli scienziati avevano avvertito chiaramente: sforzi globali da moltiplicare per cinque se si vuole evitare un aumento della temperatura media terrestre superiore a 1,5° rispetto a quella pre-industriale, la soglia oltre la quale gli eventi estremi potrebbero raggiungere il punto di non ritorno. Con i piani attuali, si arriverebbe facilmente ai 3,2° di aumento entro la fine del secolo

Ultimi 10 anni per salvare il mondo

“Ci restano 10 anni ma solo 7 nazioni hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica”, la sentenza climatica. Ma Brasile e Australia-ad esempio- vogliono poter gestire in ‘autonomia’ il loro immenso patrimonio (in termini di assorbimento di CO2) forestale, sottolinea Luca Fraioli su Repubblica. ‘Finanza climatica addio’. I meccanismi finanziari che dovrebbero aiutare i paesi più vulnerabili dal punto di vista climatico. Il rappresentate di Tuvalu, isola del Pacifico che rischia di finire sommersa per l’innalzamento dei mari:. «C’è una nazione che si è schierata contro queste misure pur avendo deciso di uscire dagli Accordi di Parigi», e accusa Trump, senza farne il nome di «crimine contro l’umanità».

Scienza e insensatezza della politica

Un totale scollamento tra le richieste degli scienziati e quello che i negoziatori politici stanno cercando di ottenere. Jennifer Morgan, attuale direttrice esecutiva di Greenpeace International: «Ancora una volta la politica si è lasciata condizionare dagli interessi legati ai combustibili fossili e ha sbattuto la porta in faccia ai valori della società civile e alle conoscenze degli scienziati».
«Una manciata di Paesi rumorosi ha dirottato il processo prendendo in ostaggio il resto del pianeta».
«Anche per l’irresponsabile debolezza della presidenza cilena, Paesi come Brasile e Arabia Saudita hanno fatto muro, vendendo accordi sul carbonio e travolgendo scienziati e società civile».

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