Privacy Policy Libia, guerra sotto casa rischio vero, dai migranti alla invadente Turchia -
lunedì 20 Gennaio 2020

Libia, guerra sotto casa rischio vero, dai migranti alla invadente Turchia

Haftar spaccone da sempre: «È l’ora zero per Tripoli». Il ‘turco’ Al-Sarraj: «Solo illusioni». Nel caos Libia. Il governo italiano ribadisce il suo appoggio a Tripoli: «Se cade la capitale ci sarà un’altra guerra civile». Le cose non dette della Turchia già in Libia e giochi petroliferi sporchi

L’Europa finalmente si allarma

La Turchia di Erdogan sfida i contractor russi e punta al controllo del Mediterraneo, esagera qualcuno. Ma l’invadenza della Turchia nella crisi libica è oggettivamente pericolosa. E Italia, Germania e Francia si dichiarano finalmente contro l’accordo Turchia e Fayez al Sarraj, avvertimento a due destinatari. Merkel, Macron e Conte hanno esortato/avvertito «tutte le parti libiche e internazionali ad astenersi dall’intraprendere azioni militari». Non citato ma esplicito il riferimento a Erdogan, che il 10 dicembre si è detto pronto a inviare le truppe in Libia se Tripoli lo chiedesse. E messaggio anche alla Russia e a Khalifa Haftar.

Il generale vorrei ma non ci riesco

Il Generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica e capo dell’autoproclamato Esercito nazionale libico ha dato il via all’«offensiva decisiva» per prendere Tripoli. Sempre l’ultima rispetto alla prossima che verrà. Guerra sul campo in stallo, e generali feroci solo nelle dichiarazioni. Dal fronte Saraj, «Siamo pronti a respingere qualsiasi ulteriore folle tentativo da parte del golpista Haftar. Non c’è alcuna ora zero ma solo illusioni». Farnesina per esistere: «Se Haftar dovesse entrare a Tripoli, si determinerà un’altra guerra civile» ha avvertito, ribadendo l’impegno dell’Italia per la conferenza di Berlino di gennaio.

Libia, i nostri alleati e i nemici

«Certo gli annunci del generale Khalifa Haftar che giura, per l’ennesima volta, d’esser pronto a prendere Tripoli per ‘liberarla dai terroristi e dai traditori’ va preso con le molle», riconosce Gian Micalessin sul Giornale. Più pericolose le minacce del presidente turco di mandare truppe sul fronte del ‘Mare nostrum’ che è ormai una cooperativa. Mentre sul campo, in Libia, «i padroni della situazione sono Turchia e Qatar a Tripoli ed Emirati Arabi, Egitto, Francia, Russia e ultimamente pure Israele, alle spalle di Haftar», sempre Micelessin che legge da destra una realtà comunque minacciosa.

Trattato turco-libico anti Eni

Il trattato marittimo firmato alle nostre spalle dallo sleale Serraj. «Un trattato che Erdogan può impugnare per bloccare le attività dell’Eni davanti alle coste libiche e a quelle di Cipro. La Turchia libica di cui nessuno parla e altre fragilità. 1) I droni Bayraktar TB2 per fronteggiare gli assalti di Haftar prodotti da un’azienda di proprietà di Selçuk Bayraktar, genero di Erdogan. 2) Sempre dalla Turchia, anche se a pagarli è il Qatar, arrivano i missili a guida laser Aselsan e il centinaio di blindati anti-mine ‘Kirpi’, distribuiti alle milizie islamiste che difendono la capitale. 3) Con Sarraj, l’amico dell’Italia, anche islamisti e trafficanti di uomini ben noti.

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