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mercoledì 29 Gennaio 2020

Europa a 27 tra tristezza e sollievo, utile scossone all’Unione

La Brexit è ormai certa. E il trionfo di Johnson piomba in un Consiglio europeo che certifica debolezze e divisioni dell’Unione che sul Green Deal procede a maggioranza e sul Mes, alla fine accontenta l’Italia. Basta unanimismi, si decide a maggioranza e chi non ci sta, pagherà pegno.

I numeri ignoti

Se valessero solo i numeri si scoprirebbe che i voti per le forze politiche favorevoli alla permanenza in Europa o a un nuovo accordo da sottoporre a voto popolare, sono in maggioranza. I britannici che hanno votato per il Labour, i Liberaldemocratici, l’Snp e i Verdi sono 16,8 milioni. I voti conservatori sono 13,9 milioni. Ma come per Trump con meno voti della Clinton che diventa presidente, valgono la regole elettorali acquisite.

Il sole sorgerà ancora senza Gb nell’Ue

«’Qualsiasi cosa accada, domani il sole sorgerà ancora’, disse Barack Obama per commentare la vittoria di Donald Trump negli Usa», ci ricorda Angela Mauro sull’HoffPost, assieme ad altre coincidenze. «Era il 9 novembre 2016, a poco più di 4 mesi dal referendum sulla Brexit nel Regno Unito: la stessa aria protezionista e nazionalista cominciava a legare Washington e Londra e a ferire l’Ue». Nessuna citazione di Obama a Bruxelles, ma il pensiero è stato quello. «Un misto di tristezza per un paese che lascia l’Unione e sollievo per la fine di un incubo durato tre anni».

L’Ue decide e maggioranza

Brexit ormai vicina e certa, un guaio in meno e altri, imponderabili, in arrivo perché molto è ancora da stabilire negli accordi tecnici e finanziari di divorzio. Unione poco unita in casa alla prova, e scatta un nuovo pragmatismo. Fronte ambientale e del carbone ad esempio. L’Ue per la prima volta se ne infischia dell’unanimità, decide a maggioranza e accetta che la Polonia resti fuori dagli obiettivi di decarbonizzazione per il 2050. Il conto a Varsavia prima o poi arriverà.

Via il carbone ma torna il nucleare

Mediazione e compromesso, come in ogni condominio, senza cadere nella illusione di una vera e propria famiglia. Stop al carbone, salvo la nera Polonia, ma il Consiglio europea accetta di inserire nelle conclusioni sul clima il nucleare, «entrato ufficialmente nella categoria delle fonti di energia pulita, soluzione chiesta e gradita dalla Francia, senza la quale nessun accordo sarebbe stato possibile». Prossima scoperta dei neonuclearisti italiani, quale partito per primo? Scommesse aperte (noi una ideuzza ce l’avremmo, ma l’indovinello è per voi lettori)

Europeisti e il fronte di Calais

Riti e cose inutili. L’Europarlamento che invita i neo colleghi di Westminster «ad approvare in fretta l’accordo con la Ue sulla Brexit», che è esattamente quello per cui sono stati eletti, pur di farla finita con il tira e molla del vado e non vado. I voti dei partiti anti Brexit sono maggioranza ma il sistema elettorale britannico decide per il taglio netto e subito. Voto e rincorrersi anche del Parlamento europeo a gennaio, con Macron che chiede al nuovo ‘concorrente britannico’ sul fronte di Calais, tempi rapidi  per l’accordo e uscita ordinata dall’Ue

Chi in Europa c’è ma fa l‘anti

Un’altra parte d’Europa che esulta per Johnson, con tentazioni di Exit che non si fermano sulla Manica. La destra sovranista a esultare, a partire da Matteo Salvini, fino alla destra al governo nei paesi dell’est. Il premier polacco, Mateusz Morawiecki, dopo essersi tirato fuori dall’accordo sul clima, applaude Johnson. Come il primo ministro ceco Andrej Babis, leader del partito ‘Azione dei cittadini insoddisfatti’, nome che già la dice lunga.

Ue a diverse velocità senza dirlo

Unione europea con maggiore flessibilità, «avanti con chi ci sta, assicura in qualche modo una certa Unione, la manda avanti nella speranza di tempi migliori», la sintesi di Angela Mauro. «La riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), sulla quale addirittura il Consiglio concede a Conte un ulteriore rinvio». E sulla Libia (ne parleremo nel prossimo pezzo), su cui Conte, Merkel e Macron tentano di fermare le minacce militari tra al Serraj e il generale Haftar rilanciando l’Onu.

Assieme contro la minacce esterne

«Tentativi plastici di tenersi insieme contro le minacce esterne. Nonostante tutti i dissapori. Anche con la Brexit, domani il sole sorgerà, pur oscurato dalle solite nubi di Bruxelles». Poi l’ironia del destino ricordata sempre dalla Mauro, «La mega-vittoria di Johnson, che prima di fare il politico è cresciuto proprio a Bruxelles come corrispondente della stampa britannica», sì, perché lo spettinato Johnsopno, tra le altre cose, è stato anche giornalista.

Riflessioni politiche in corso

Intanto, riflessioni politiche in corso, innanzitutto in Gran Bretagna, ma non soltanto. Vincitori e vinti. Da un parte, la stella di Boris Johnson che sale e si conferma primo ministro inglese. Dall’altra, la stella cadente di Jeremy Corbyn che lascia un Labour punito e disorientato. ‘La sconfitta di Corbyn e l’incantesimo sovranista’, titola il Manifesto, mentre nel Labour, è già guerra interna. In palio la testa di Corbyn sui cui errori già si specula anche in casa nostra con chi cerca di tirare acqua al proprio mulino politico.

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