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mercoledì 29 Gennaio 2020

Argentina, duo Fernández-Kirchner: la scommessa del peronismo soft

Il presidente Alberto Fernández e Cristina Kirchner come vice prendono il posto di Macri che ha fallito. Il ruolo del Papa e l’influenza del Nobel Stiglitz

Scossoni latini a sud di Trump

In un’America latina percorsa da proteste, con governi abbattuti dalla piazza o vacillanti per interferenza statunitense vecchia maniera, violenze dei narcos in aumento, esodi di migranti, l’Argentina al ritorno del ‘peronismo soft’quale modello propone dopo aver sepolto ricordo e vittime di feroci dittature nel Parco della Memoria, omaggio ai desaparecidos.

Alberto Fernández ha giurato a Buenos Aires nella sede del Parlamento di ‘far osservare la Costituzione’ diventando così il settimo presidente democratico dalla fine della dittatura nel 1983 per il periodo 2020-2023. Dopo di lui ha prestato giuramento come vicepresidente anche Cristina Fernández de Kirchner. Il nuovo capo dello Stato subentra all’uscente Mauricio Macri.

L’analisi di Livio Zanotti

Livio Zanotti, giornalista già all’Espresso, alla Stampa e alla Rai, per anni corrispondente dall’America Latina.  

Il nuovo presidente argentino Fernandez entra alla Casa Rosada e promette una nuova Argentina. Cambiano gli equilibri continentali. Una sfida senza precedenti. Alberto Fernandez si è presentato agli argentini affermando che per necessità storica la sua sarà una presidenza di rifondazione del paese.

«L’economia è in pezzi, la più malandata dell’America Latina: la maggiore inflazione dal 1991, in 4 anni di governo Macri è arrivata al 300 per cento; hanno chiuso 20mila imprese, l’industria ha perduto 144 mila posti di lavoro, la disoccupazione (ufficiale) è quasi all’11 per cento; il debito pubblico è alle stelle al pari del rischio paese. È la coscienza stessa della Repubblica ad apparire fratturata, nella violenza del contrasto tra chi ha e chi non ha».

Il difficile dopo Macrì

Una crisi che ha immiserito ferocemente classe media e ceti popolari, con la povertà che assilla 18 milioni di persone, lasciando nella fame un bambino su tre, ma i riti della democrazia parlamentare sono stati tutto rispettati. «A cominciare dall’assoluto protagonismo del nuovo presidente, il cui intervento è stato seguito in silenzio ma con evidente partecipazione dalla sua vice e in quanto tale presidentessa del Senato, Cristina Fernandez Kirchner, che gli sedeva accanto». Aspettando la verifica del malizioso quesito su chi sarà il vice dell’altro. Citati tre predecessori illustri: Raul Alfonsin, il primo dell’Argentina liberata dalla più sanguinaria delle dittature militari; Arturo Frondizi, le cui qualità ta hanno formato intere generazioni di politici argentini; e Nestor Kirchner, del quale è stato il primo ministro dal 2003 al 2007.

Nunca más, mai più

Nunca más, mai più, parole suggerite dallo scrittore ora scomparso Ernesto Sabato e consacrate dalla tragedia dei desaparecidos. Alberto Fernandez le ha ripetute più volte nella solennità dell’investitura alla massima magistratura dello stato, per assicurare che non permetterà usi impropri della giustizia. «E per sostanziare fin da subito quest’impegno, ha annunciato lo smantellamento dei servizi segreti, immancabile strumento occulto d’ogni prevaricazione al servizio del potente di turno, e la contestuale abolizione dei fondi ad essi riservati». Sarà il Parlamento a stabilirne la riorganizzazione.

Pochi soldi tanti bisogni

Le scarse risorse finanziarie di cui potrà disporre il governo peronista saranno per le necessità più urgenti. Sussidi alle fasce più bisognose della popolazione per rianimare il mercato di consumo interno. Crediti straordinari fuori del circuito bancario alle piccole e medie imprese per riattivare produzione e occupazione. Riorganizzazione della sanità pubblica, del sistema scolastico e delle pensioni. Al Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e ai creditori in generale, il nuovo presidente chiede pazienza: «gli argentini devono mangiare per lavorare, i morti non pagano i debiti…». E agli argentini raccomanda di ricordargli tutte le promesse di oggi, ogni qual volta abbiano l’impressione che se ne stia dimenticando qualcuna.

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