Privacy Policy Donbass primi passi verso il disgelo Ucraina e Russia -
lunedì 20 Gennaio 2020

Donbass primi passi verso il disgelo Ucraina e Russia

Faccia a faccia a Parigi tra Putin e l’ucraino Volodymyr Zelensky a precedere i negoziati veri e propri, assistiti da Emmanuel Macron e Angela Merkel (il cosiddetto Formato Normandia). Putin si è detto “soddisfatto” dei risultati, riporta la Tass. Tra quattro mesi a Berlino forse l’accordo finale della crisi russo Ucraina.

«Yes, I’m happy»

Il presidente russo in risposta a una domanda che gli è stata posta dopo l’incontro con Zelensky: «Yes, I’m happy». Soddisfatto Putin, qualche speranza per il mondo.

Impegno per cessate il fuoco

Russia e Ucraina si impegnano ad una piena attuazione del cessate il fuoco entro il 2019.I firmatari si dicono “a favore di tre zone di disimpegno supplementari, con l’obiettivo di procedere al disimpegno delle forze e degli equipaggiamenti entro la fine del mese di marzo 2020”. Il Quartetto chiede di facilitare la liberazione e lo scambio dei prigionieri entro dicembre per mettere fine al sanguinoso conflitto armato che, negli ultimi cinque anni, nella regione, ha causato la morte di circa 13mila persone. Il russo Putin e l’ucraino Zelensky hanno concordato anche una piena attuazione del cessate il fuoco prima della fine dell’anno ed una smobilitazione di forze e mezzi da tre zone del fronte entro marzo 2020.

‘Formato Normandia’

Il formato Normandia (invenzione diplomatica nata in occasione delle celebrazioni dello sbarco della seconda guerra mondiale, con Francia e Germania mediatrici per conto del mondo), a Parigi dopo anni di sostanziale paralisi. Era dal 2016 che non si teneva più una riunione per rendere reali gli accordi di pace per il Donbass sottoscritti a Minsk. Putin: «un passo nella giusta direzione». Per il presidente russo è però necessario che la costituzione ucraina venga modificata per permettere la creazione dello statuto speciale per il Donbass. Di ripresa positiva del dialogo per il rilancio del processo di pace parla l’ucraino Zelensky, pur lamentando gli scarsi risultati del vertice e del faccia a faccia con Putin.

In convitato di pietra

Domani Lavrov vola a Washington per parlare di Ucraina con Mike Pompeo, Stati Uniti convitato di pietra della riunione di Parigi. Che il meeting di ieri non avrebbe portato a novità clamorose era già chiaro da qualche settimana. Problemi in casa Ucraina. In una intervista concessa a dei giornali europei il 2 dicembre, Zelensky aveva affermato che le elezioni locali nelle regioni di Donetsk e Lugansk potranno svolgersi solo secondo la legge ucraina. Legge ucraina, appunto, dopo l’impegni firmato a Minsk di uno ‘statuto speciale’ (modello nostro Alto Adige) per il Donbass. Ed elezioni dopo il pieno controllo di Kiev del territori del Donbass. Un quasi deprofundis degli accordi firmati a Misk.

Problemi interni all’Ucraina

Gli accordi di Minsk prevedevano elezioni con i governi in carica, ovvero quelli dei «ribelli». Per Zelensky, problema più difficile di tutti, dentro e fuori casa. «Mission impossible almeno per ora convincere Putin, il quale può far valere, nei confronti di Macron e Merkel, coerenza e linearità», considera il moscovita Yurii Colombo. «Era il punto si cui si era arenato anche Poroshenko (il precedente presidente ucraino), visto che è attualmente impensabile una campagna elettorale nelle zone controllate dai ribelli in cui possano partecipare i partiti di Kiev».

Comunque, piccoli passi

Gli scambi di prigionieri che si sono susseguito tra non troppi clamori. E poi gli essenziali interessi economici dell’Ucraina con l’acqua alla gola. Putin e Zelensky nell’incontro a quattr’occhi, hanno parlato soprattutto di come risolvere la contesa del transito di gas russo sul territorio ucraino. «La scorsa settimana sul capitolo gas-petrolifero le parti sono infine giunte a un accordo. E forse nel giro di qualche tempo si potrò giungere alla ripresa dei voli di linea tra le due capitali», sperando che Colombo abbia ragione.

Zelensky sotto tiro in casa

Manifestazioni contro la «capitolazione a Putin» inscenate anche domenica sera a Kiev dall’ultradestra. Ma a creare veri problemi a Zelensky, l’opposizione popolare alle sue scelte di politica economica. Dopo aver ridato la possibilità agli stranieri di acquistare le fertili «terre nere», Zelensky vorrebbe imporre una drastica riduzione del personale nel pubblico impiego e un forte aumento delle tariffe del riscaldamento e dei servizi sociali. «Nel 2018 il tentativo del moribondo governo Poroshenko di aumentare i prezzi del riscaldamento aveva portato in piazza grandi manifestazioni che in alcune città, come Dnepr e Kremenciuk, si era trasformate in aperta rivolta contro la costruzione di barricate e scontri con la polizia».

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