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lunedì 20 Gennaio 2020

Bambini nel mondo, 1/2 miliardo a rischio di morte per fame o guerra

L’ultimo rapporto dell’Unicef espone numeri drammatici. Mentre da noi si montano risse da cortile per cento migranti in più o in meno. Politica pezzente di politici straccioni

Unicef e bambini rimorsi del mondo

L’ultimo report dell’Unicef non lascia  spazio a “riflessioni” o a interpretazioni di comodo. Sessanta milioni di bambini rischiano quotidianamente le loro vite in Paesi in stato di guerra o colpiti da calamità naturali. Stiamo parlando delle emergenze. Cioè, per capirci, di quei bambini che non possono pagarsi il biglietto della speranza, 5000 dollari a testa, per arrivare con i barconi o con i camion, stipati come sardine, salvo morire in molti per strada. Lo studio predisposto dal direttore generale dell’agenzia Onu Henrietta Fore, fa un’analisi della situazione sul campo e non si appella solo alla Convenzione di Ginevra o al Trattato di Dublino in tema di migrazioni internazionali, ma sottolinea gli articoli rimasti lettera morta del Trattato sui diritti dell’infanzia.

Diritti dell’infanzia

L’Unicef chiede almeno di triplicare i contributi finanziari. Insomma, parliamoci chiaro: chi oggi fa politica e magari in buona fede pensa di lavarsi la coscienza con qualche predica dal pulpito e qualche salvataggio in mare, deve studiare meglio la dottrina della solidarietà. È giusto salvare i migranti che arrivano in Europa seguendo involuti circuiti in cui domina anche la malavita. Ma è anche da vigliacchi, anzi, da sepolcri imbiancati, girarsi dall’altro lato e fare finta di niente, dimenticando che, a partire dall’Africa, ogni giorno muoiono migliaia di bambini. Dimenticati da tutti, nessun trombone della moralità escluso. Alcuni politicanti, così come determinati gruppi religiosi, dovrebbero farsi un approfondito esame di coscienza.

Morti per classe di appartenenza

Esistono morti di serie A e di serie B? O soccorrere dei poveri disgraziati davanti alle telecamere fa più trendy e soddisfa maggiormente il nostro desiderio di protagonismo, rispetto alla carità e alla solidarietà meno gridata? Rispetto all’umanesimo di chi rischia la propria vita sul serio, nel cuore dell’Africa più disperata, e non ballando invece la mazurka sul ponte sicuro di una nave assistita a 50 metri di distanza da un nugolo di pattugliatori? L’Unicef, col suo rapporto, fa pensare. Pone un problema di coscienza serio: in linea di principio e secondo i dettami della solidarietà più pura (e dura) noi non dovremmo accogliere solo quelli che si lanciano all’arrembaggio, magari perché il destino li ha forniti di opportunità diverse.

Solidarietà senza se e senza ma

No, noi dovremmo secondo il principio della solidarietà senza se e senza ma, andare a salvare in loco quei bimbi destinati a morire senza pietà. Perché anche il dio degli emarginati finora si è scordato di loro. Parole dure? Che non fa piacere sentire? Meglio. Perché il diritto umanitario si applica a tutti. O a nessuno. E dove entrano 100 secondo alcuni parametri fissati dal diritto internazionale, ne possono entrare anche 10 milioni. E allora zitti e mosca, se no cambiate le carte. Va smascherato l’atteggiamento di chi pensa di lavarsi la coscienza con un tozzo di pane. Il rapporto dell’Unicef, stilato con grande onestà intellettuale, non fa figli figliastri.

L’assordante silenzio di chi crepa

E davanti ai numeri non esistono situazioni di comodo: cioè, accogliamo a bordo questi 100 perché ce li abbiamo dinanzi e “costano” poco, ma rendono tantissimo in termini politici e di immagine. E invece no, non dovrebbe funzionare così. Il ragionamento di salvare solo chi ce la fa a partire è infame. Ed è infame chi lo predica dai pulpiti e dagli scranni parlamentari, dimenticandosi di tutti quei bambini che crepano a casa loro in un assordante silenzio. Oltre a quelli già caduti in un limbo che potremmo definire “pre-agonico”, ci sono anche coloro costretti a vivere tra guerre non dichiarate, guerriglie occasionali e catastrofi climatiche incipienti.

Acqua e cibo come armi

Che si ripercuotono inesorabilmente sul ciclo dell’acqua e del cibo. Secondo l’Unicef stiamo parlando di ben oltre mezzo miliardo di bambini. Avete capito bene, mezzo miliardo. E qui si costruiscono risse da cortile napoletano sull’accoglienza da riservare a 100 disgraziati. Leggere i numeri e informarsi è l’unico mezzo per non autoassolversi e per dormire il sonno dei giusti. Andatelo a spiegare a chi fa politica e tira “quattro paghe per il lesso”, come diceva Carducci, o ad alcuni impiegati statali dello spirito, che ogni domenica si fermano solamente a parlare di quello che gli conviene.

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