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mercoledì 29 Gennaio 2020

70 anni Nato sofferti già dal parto

Nato discussa nei suoi sofferti 70 anni, nata tra mille dubbi e molti equivoci, tra conti esorbitanti e, alla fine della Unione sovietica, una forzata e ormai spesso litigata ricerca d’una ragione d’essere su diversi nemici di casa.

Alleanza politica armata   

A che serviva l’Alleanza atlantica, nel 1949 della sua nascita, quando il Patto di Varsavia –il nemico da battere- nascerà nel 1955, solo sei anni dopo? È strumento imperialistico, o «umanitario» e di pace?

Storia di casa: Camera dei deputati, 18 marzo 1949, Piero Calamandrei (l’autore della famosa epigrafe ‘Lo avrai camerata Kesselring il monumento che pretendi da noi italiani’) disse «no» alla Nato perché un patto militare, anche se difensivo (…) ‘trasforma gli Stati europei in satelliti di uno dei blocchi che si fronteggiano’.
Calamandrei finge di credere che il Patto atlantico sia difensivo, anche se ormai Churchill e Truman hanno dichiarato la ‘guerra fredda’ all’Unione Sovietica. Lo stesso presidente americano Harry Truman, nelle sue memorie, scrisse di «un’alleanza animata da un articolato progetto politico». Progetto politico prima che militare, a dare ragione a Calamandrei. Non si trattò però di una nascita facile, né per il contesto, né per le diverse posizioni internazionali da conciliare anche tra alleati.

Guerra fredda causa o conseguenza?

Da almeno un paio di anni, a partire grossomodo dal 1947, le relazioni tra i vincitori della Seconda guerra mondiale (soprattutto Stati Uniti e Unione Sovietica) erano diventate molto tese e quasi al limite della rottura per un susseguirsi di mosse e contromosse. Rifiutato da parte sovietica il piano Baruch per la creazione di un’agenzia internazionale per regolare le armi nucleari; in Grecia, guerra civile, e l’Inghilterra chiede di essere sostituita dagli Usa col loro piano di ‘contenimento’ delle iniziative sovietiche (dottrina Truman). Nello stesso anno, gli Stati Uniti lanciano un piano per la ricostruzione europea (il piano Marshall) per rafforzare gli stati occidentali, ovviamente quelli amici. Di non secondaria importanza in questo contesto la nascita della Central Intelligence Agency, la CIA, sorta dall’OSS che avevano operato durante la guerra.

Il blocco di Berlino

Nel 1947 annunciata in Unione Sovietica la creazione del Cominform, coordinamento dei partiti comunisti del blocco orientale, che preoccupò molto al paesi occidentali convinti di trovarsi di fronte a un tentativo di rivoluzione mondiale. La grande paura della sovversione si attenuò, senza cessare però del tutto, solo nel giugno 1948, dopo la rottura tra Tito e Stalin che significò anche la fine della guerra civile in Grecia e dei rifornimenti agli insorti attraverso la Jugoslavia.  Ad inasprire la situazione nei primi mesi del 1948, a Praga, colpo di stato filosovietico, mentre, di fronte all’unificazione delle zone di occupazione inglese e americana della Germania, i sovietici avevano attuato il cosiddetto ‘blocco di Berlino’. I rifornimenti alla città tedesca, per undici mesi, dal giugno 1948 al maggio 1949, arrivarono esclusivamente per via aerea.

L’Estremo Oriente

Nello stesso periodo il duro confronto bipolare non si limita solo all’Europa. L’Esercito popolare di liberazione cinese guidato da Mao, dopo aver sconfitto le forze di Chiang Kai-Shek e dopo l’alleanza con l’Unione Sovietica, nell’aprile 1949, incidente sul fiume Yangtze, e i britannici sono costretti a ritirarsi dalla Cina. La guerra fredda in Estremo Oriente diventa guerra vera in Corea alla quale partecipano, sotto le insegne delle Nazioni Unite, Gran Bretagna, Grecia e Francia in base al trattato di Washington nel 1949. Tra il maggio 1950 e il maggio 1951, a Londra e Bruxelles si svolgono le difficili trattative per dare vita agli organismi politici dell’alleanza e soprattutto il ‘Consiglio permanente’, dotato di potere esecutivo a permanente comando Usa. Il progetto di difesa collettiva occidentale nasceva insomma mentre era in corso una guerra in Estremo Oriente.

La Francia De Gaulle disse no gli Usa

Nel 1966 toccò al presidente americano Lyndon Johnson annunciare l’uscita della Francia dal comando integrato della Nato. Già nel 1958 de Gaulle scriveva: «la Nato non corrisponde più alle necessità della nostra difesa». Il generale voleva più autonomia e libertà rispetto al prevalere statunitense. Nel marzo 1959 la flotta si ritira dal comando della Nato. Nel maggio, il no allo stoccaggio in Francia di armi nucleari americane. Nel 1964 le forze navali francesi lasciano il comando integrato dell’Atlantico. Così, il 7 marzo 1966 parte la lettera a Johnson. “La Francia -scrive de Gaulle- si propone di recuperare sul suo suolo l’intero esercizio della sua sovranità”. Da quel 1966, via dalla 29 basi Nato e circa 100.000 persone, fra militari americani e loro familiari.

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