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mercoledì 29 Gennaio 2020

Italia 2019 da paura, foto Censis su sfiducia e tentazioni autoritarie

Censis è cosa seria e ciò che dice, anche se non è verità accertata, è segnale importante di cui tener conto per il nostro prossimo futuro. Che non è roseo, avverte l’Istituto, con sfiducia crescente assieme a spinte antidemocratiche. Accelerazione del crollo demografico e dell’invecchiamento della popolazione, che il lavoro è al primo posto e l’immigrazione al terzo.

Vince incertezza e insegue sfiducia

Lo stato d’animo dominante tra il 65% degli italiani è l’incertezza. Incertezza economica, ansia per il futuro e sfiducia verso prossimo, vicino o migrante che sia, che hanno portato anno dopo anno ad un logoramento  della singola razionalità, del ragionare e valutare correttamente. Altra conseguenza di tante fobia spesso indotte -da paura vera questa volta- «crescenti pulsioni antidemocratiche, attesa messianica dell’uomo forte che tutto risolve». Censis impietoso insiste: «Per il 48% degli italiani ci vorrebbe “un uomo forte al potere” che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni».

Salvinismo, muretti a secco, sardine

Tra i pochi commenti all’impietoso Censis, Norma Rangeri sul Manifesto che ovviamente la butta in politica, come deve essere. «Speriamo abbia ragione il Censis nel vedere l’accentuarsi di reazioni positive di contrapposizione a una prospettiva di declino». Ma la politica non induce all’ottimismo. «Il continuo rilancio al voto tra Pd e Di Maio somiglia a uno spettacolo di bullismo, alimentato da una comunicazione che annuncia la crisi di governo almeno due volte al giorno con titoli cubitali sparati a tutta pagina». Non diga ma almeno ‘muretti a secco’ a tanti e contrapposti degradi, le ‘sardine’, a cercare di contenere il «linguaggio feroce della politica, all’asfissia mediatica del salvinismo in tutte le salse», dolce Nutella compresa.

Europa amata e dannata 

Crisi economica, ansia per il futuro, sfiducia verso tutto il prossimo. E l’Europa? L’Unione come prospettiva di futuro e ancora di salvezza per il 62% di noi, ma uno su quattro, il 25% azzarda di Italexit. Non tutto ma di tutto e il contrario di tutto. «Il 61% dice no al ritorno della lira, il 24% è favorevole e se il 49% si dice contrario alla riattivazione delle dogane alla frontiere interne della Ue, considerate un ostacolo alla libera circolazione di merci e persone, il 32% sarebbe invece per rimetterle». Ne esce un Paese della conoscenza via Web, non libri su cui studiare, ma opinioni di parte assunte a verità.

Pericolosa deriva verso l’Odio

Odio, intolleranza e razzismo nei confronti delle minoranze, compreso anche l’antisemitismo. Il 69,8% degli italiani è convinto che nell’ultimo anno siano aumentati gli episodi di intolleranza e razzismo verso gli immigrati. Un dato netto, confermato trasversalmente, con valori più elevati al Centro Italia (75,7%) e nel Sud (70,2%), tra gli over65 (71%) e le donne (72,2%).

Lavoro, occupazione, recessione

Gli zero virgola zero uno di aumento dell’occupazione solo beffe. Secondo il Censis il bilancio della recessione è di -867.000 occupati a tempo pieno e 1,2 milioni in più a tempo parziale. Il part time involontario riguarda 2,7 milioni di lavoratori, con un boom tra i giovani (+71,6% dal 2007). Dall’inizio della crisi al 2018, le retribuzioni del lavoro dipendente sono scese di oltre 1.000 euro ogni anno. I lavoratori che guadagnano meno di 9 euro l’ora lordi sono 2,9 milioni.

Interconnessi ma asociali

La diffusione su larga scala dei telefonini ‘intelligenti’ nell’arco di dieci anni ha finito con plasmare i nostri desideri e le nostre abitudini. Nel 2018 il numero dei cellulari ha superato quello delle tv. E Censis ironizza: «Il 25,8% di chi possiede uno smartphone non esce di casa senza il caricabatteria al seguito. Oltre la metà (il 50,9%) controlla il telefono come primo gesto al mattino o l’ultima attività della sera prima di andare a dormire.

Violenza donne e ‘femminicidi’

La violenza sulle donne. Per il 73,2% è un problema reale della nostra società, il 23,3% ritiene che sia un problema che riguarda solo una piccola minoranza. Il 3,5 ritiene che non si tratti di un problema, casi isolati cui viene data una eccessiva attenzione mediatica. Nell’anno tra metà 2018 e 2019, 92 omicidi di donne in ambito familiare e affettivo. Nello stesso periodo le denunce di stalking sono state 12.733, quasi sempre vittima una donna. Le denunce per maltrattamenti contro familiari e conviventi, 15.626 nel 2017 e nell’80%, parte offesa una donna. Le violenze sessuali denunciate nel 2018 sono state 4.887, aumentate del 5,5% in un anno.

La fuga degli italiani colti

Nel 2017 degli emigrati italiani con titolo di studio universitario sono stati il 31,1%. Tra il 2013 e il 2017 è aumentato non solo il numero di laureati trasferiti all’estero (+41,8%), ma anche quello dei diplomati (+32,9%). Tra il 2008 e il 2017 i saldi con l’estero di giovani 20-34enni con titoli di studio medio-alti sono negativi in tutte le regioni italiane. Quelle con il numero più elevato di giovani qualificati trasferiti all’estero sono Lombardia (-24.000), Sicilia (-13.000), Veneto (-12.000), Lazio (-11.000) e Campania (-10.000). Il Centro-Nord, soprattutto Lombardia ed Emilia Romagna, ha compensato queste perdite con il drenaggio di risorse umane dal Sud.

Gli arrabbiati  tv o via web

Gli “arrabbiati” , utenti dei social network “compulsivi” o consumatori seriali di tv. Si informano prevalentemente tramite i tg (il 66,6%),i giornali radio (il 22,8%) e i quotidiani (il 16,7%). Tra gli utenti dei social network “compulsivi”, il 46% sceglie Facebook come seconda fonte, poco lontano dai telegiornali (55,1%), e apprezzano i siti web di informazione (29,4%). Facebook (48,6%) raggiunge l’apice dell’attenzione tra gli “esibizionisti” (pubblicano spesso post, foto e video per esprimere le proprie idee e mostrare a tutti quello che fanno). I “pragmatici” (usano i social per contattare amici e conoscenti) sono i più disorientati (30,7%). Mentre gli “spettatori” (guardano post, foto e video degli altri, ma non intervengono mai), sono poco pessimisti (17,1%).

‘Dieta mediatica’ e umori politici

‘Dieta mediatica’, espressione orrenda modello ‘femminicidio’. «In generale, le ‘diete mediatiche’ hanno subito una grande trasformazione». Nel 2009 le persone con diete mediatiche solo audiovisive (radio e televisione tradizionale), ‘le diete più povere’, erano il 26,4% degli italiani. Ora peggio e a scendere. Nel 2018 rappresentano il 17,9% del totale. Il 73,5% della popolazione oggi usa anche il digitale per informarsi (+24,8% in dieci anni). Solo un terzo degli italiani ha una «dieta mediatica ricca ed equilibrata», al cui interno trovano spazio tutti i principali media (audiovisivi, a stampa e digitali).

Età e cultura fanno la differenza

‘Le diete mediatiche più complete’ sono appannaggio della classe dei 30-44enni (41,5%), seguiti da chi ha tra i 45 e i 64 anni (39%), mentre i giovani under 30 si collocano, con il loro 34,4%, al di sotto del dato medio. La spiegazione di questa carenza tra i più giovani è data dal numero di quanti utilizzano tutti i media eccetto quelli a stampa, che in questa fascia d’età arrivano al 52,8%, nettamente al di sopra del 38% riferito alla popolazione totale. La cultura e coscienza sociale giovanile diffusa via smartphone.

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