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mercoledì 29 Gennaio 2020

L’Ungheria di Orban censura Amnesty e Human Right Watch

Il governo ungherese silenzia le voci delle Ong. Amnesty: “Sistema mediatico da regime comunista, non da Paese Ue”. Come funziona la macchina della propaganda del regime autoritario di Orban

Censura di Stato se difendi i diritti

Amnesty International Ungheria e Human Right Watch

Il quotidiano ungherese Nepszava pochi giorni fa ha riportato che alla MTVA l’agenzia governativa che controlla gran parte della stampa ungherese, con una comunicazione interna è stato vietato ai giornalisti di pubblicare o citare report delle due organizzazioni su violazioni dei diritti umani nel Paese.

«Siamo diventati il nemico pubblico numero uno». Lo denuncia Demeter Aron, rappresentante di Amnesty International Ungheria, organizzazione finita insieme a Human Right Watch, ancora una volta, sotto tiro del governo Orban.  «Non siamo in una situazione paragonabile a quella vissuta nel Paese di Putin o Erdogan, ma la nostra attività è impedita in molti modi: è veramente dura per noi lavorare qui se consideriamo che stiamo parlando di uno Stato europeo”, continua Aron  e scrive Michela A.G. Iaccarino sull’HuffPost.

Caccia alla notizia per nasconderla

«Una notizia alla volta, tutte le informazioni avverse al partito di Orban, Fidesz, vengono cancellate, insieme a quelle negative in arrivo da Mosca o Istanbul, Paesi alleati». Il sistema mediatico magiaro stretto nella morsa della sorveglianza governativa  m essa su da Orban  dagli anni ’90, «modello Unione Sovietica, per il livello di controllo esercitato», denuncia  Zselyke Csaky, analista della Freedom House Europa e Eurasia.

La macchina della propaganda

«La macchina della propaganda ungherese tuona ogni mattina dagli studi di Budapest e macina informazioni manipolate dall’alba al tramonto, diffondendole da un lato all’altro del Paese». Alcuni esempi.

«Il tycoon ebreo George Soros voleva uccidere sua madre»: lo hanno appreso gli spettatori del programma Tenyek, in onda alle prime ore del mattino sul canale Tv2, perché il finanziere si era espresso a favore dell’eutanasia della genitrice malata.

«Europa: è questo quello che vogliamo? era la domanda che scorreva in calce sugli schermi mentre ragazzi dalla pelle scura picchiavano all’urlo di ‘Allah è grande’, sonoro di fantasia aggiunto ad immagini che riguardavano però un incidente avvenuto anni prima in America.

Bugiardi e ignoranti

Secondo la stampa filogovernativa, Gabor Vona, fondatore del partito di estrema destra Jobbik e prima principale oppositore del governo, andava in Yemen da Saddam Hussein ed era affiliato ai Lupi Grigi.

Questa «camera dell’eco magiara» è gestita dalla ‘Fondazione Stampa e media dell’Europa centrale’,  creatura del partito di Orban,che negli ultimi anni, fagocitando tutti i giornali e giornalisti indipendenti del Paese, è diventata un colosso da quasi 500 testate, «che all’unisono pompano retorica antisemita e propagandistica del partito di Orban o di Orban stesso».

Disinformazione e amici degli amici

Una macchina della bugia gestita da una rete di membri di partito e imprenditori amici del “difensore della patria bianca e cristiana”, annota Michela A.G. Iaccarino.

  • Gabor Liszkay, leale ad Orban dalla sua ascesa nell’arena politica, possiede Mediaworks, cassa di risonanza di Fidesz.
  • Il patrimonio mediatico dell’imprenditore Lorinc Meszaros, amico di infanzia del primo ministro, prima sull’orlo della bancarotta e ora uno degli uomini più ricchi del Paese, è cresciuto più velocemente di quello di Facebook perché, -così ha replicato ai suoi critici-, lui è “più intelligente di Zukerberg”.
  • Origo.hu, il più grande portale di notizie ungherese, è di Adam Matolcsy, figlio del governatore della Banca centrale d’Ungheria, membro della stretta cerchia di compagni dell’uomo che, dopo la vittoria alle ultime elezioni nel 2018, ha detto di aver ricevuto “il mandato per costruire una nuova era”.
  • Altri alfieri del premier che stanno procedendo ad investire in media patrii e stranieri per favorire i suoi interessi geopolitici sono Agnes Adamik e Peter Schatz, due ex dirigenti della tv pubblica ungherese, la Magyar Televizio. Qualcuno li chiama “generazione MTV”, qualcun altro fondatori della “mediocrazia illiberale”.

Il giornalismo che resiste

Amnesty a Budapest. «Ci sono ancora ottimi giornali e giornalisti indipendenti, forti, intatti e loro sono la mia speranza, ma la maggior parte dei cittadini ungheresi guarda solo la tv pubblica, rimanendo totalmente taglia fuori dall’informazione indipendente» conclude Demeter Aron. «Se lo schema della matrioskamediatica creata da Orban è noto è perché ha investigato sulla faccenda uno degli ultimi giornali coraggiosi sul Danubio: l’Atlatszo».

AVEVAMO DETTO

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