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mercoledì 29 Gennaio 2020

La Cina anche potenza militare

La Forza Missilistica di Pechino. Analisi Difesa sul potenziamento militare cinese. Sintesi di una analisi articolata di Francesco Palmas

Forze missilistiche del People Liberation Army

La Cina sta completando la riorganizzazione delle sue forze armate iniziato quattro anni fa. «Prima di allora, il PLA (People Liberation Army) si identificava con l’Esercito che dominava per rango l’Aeronautica e la Marina», spiega Francesco Palmas. Oggi il People Liberation Army si compone di tre ‘servizi’, Esercito, Marina e Aeronautica più due ‘forze’, quella Missilistica e quella altrettanto cruciale di Supporto Strategico, tutte di pari rango.

Nuovo Stato maggiore

Da gennaio 2016 esiste un nuovo Stato maggiore generale delle forze armate con una struttura centrale che comanda i 5 nuovi teatri operativi (Est, Sud, Ovest,  Nord e Centro) rispetto alle vecchie 7 regioni militari e un comando interforze per la gestione delle operazioni. In questo cambia nome (e non soltanto) il Secondo Corpo di Artiglieria che diventa Forza Missilistica (Rocket Force).

Deterrente nucleare

La neonata Forza Missilistica ha competenza sull’insieme del ‘deterrente nucleare’, 290 testate strategiche (più un numero imprecisato di bombe a neutroni) e ovviamente sui vettori missilistici, compresi quelli convenzionali e a raggio intermedio. Il comando della Forza Missilistica sembra avere il controllo anche di 36 bombardieri Xian H6-K, cfhe possono essere armati con 6 missili da crociera. Secondo alcuni analisti, dalla nuova Forza missilistica dipenderebbero anche i 6 sottomarini nucleari lanciamissili balistici Type 094 classe Jin e l’ultimo degli Xia (il Type 092).

Marina e sottomarini in crescita

I sottomarini dovrebbero essere in grado di varcare la prima catena di isole, formata da Giappone-Taiwan-Filippine, ed eludere le barriere di idrofoni americani e giapponesi per sperare di poter colpire il territorio statunitense. Problema rumorosità dei vecchi apparati motore rispetto alle barriere acustiche americane. «La questione spiegherebbe in buona parte la veemenza con cui Pechino rivendica la quasi interezza del mar Cinese meridionale», l’analisi di Francesco Palmas.

La struttura della Rocket Force

Al vertice della Forza missilistica, nel quartier generale a nord di Pechino, è il tenente generale Zhou Yaning, assistito dal commissario politico, il tenente generale Wang. La Rocket Force è composta oggi da 100.000 uomini, presenti in sei basi missilistiche (51a, 52a, 53a, 54a, 55a e 56a), ognuna competente per macro-scacchieri geografici. Simile allo schieramento delle armate missilistiche russe. Organici e numero di missili a disposizione delle unità variano a seconda della tipologia di vettore. L’IISS stima un totale di 7 brigate di missili balistici intercontinentali (ICBM), due brigate di missili balistici a portata intermedia (IRBM), 12 brigate di missili balistici a medio raggio (MRBM).

Quanti e quali missili

Non è chiaro quanti siano i missili, valutazione che varia a seconda delle fonti, tutte che concordano però su un fatto: c’è una crescita esponenziale, qualitativa e quantitativa. Esempio, il DF-16, un missile bi-stadio propellente solido, con raggio compreso fra 800 e 1000 chilometri, in grado di colpire anche le forze giapponesi e americane a Okinawa, con una precisione terminale di una decina di metri. La Rocket Force ne avrebbe in linea 26 in tutto. Alcuni hanno sfilato per la prima volta alla parata del 3 settembre 2015, 70° anniversario della sconfitta del Giappone. Messaggio chiaro. Poi il DF-17 che va più lontano (tra i 1800 e i 2500 chilometri) e sbaglia di qualche metro. Sistema operativo nel 2020.

Basta copia di armamenti sovietici

«Lo sviluppo della scienza e della tecnologia per la difesa nazionale non è un mero affare tecnologico, ma una questione vitale, strategica» stabilì negli anni ’90 l’ammiraglio Liu Huaqing. Su Analisi Difesa i dettagli da specialista militare e in chiave filo o anti americana. Esempio i nuovi IRBM DF-26 (3540-4.000 km circa), in grado di poter raggiungere le basi americane di Guam e la quasi totalità dell’India, incluso il golfo del Bengala e lo stretto di Malacca, così anche Modi e l’India nucleare sono avvertiti. I cinesi stanno potenziando i siti di lancio e le immagini satellitari dimostrano che lavori di costruzione di una nuova base militare sono partiti a fine 2016 vicino alla città di Danzhou, nel nord-ovest di Hainan.

La minaccia cinese per gli USA

Riferendo al Senato americano, il direttore della DIA, la Defense Intelligence Agency,  ha denunciato le nuove minacce provenienti anche dalla Cina. «Una panoplia crescente di missili da crociera di ogni genere oltre che da due nuovi missili balistici aeroportati, di cui uno potrebbe esser armato con una testata nucleare». Secondo fonti del governo statunitense, il nuovo missile sarebbe già stato testato cinque volte. Il primo lancio sperimentale sarebbe avvanuto nel dicembre 2016 e l’ultimo a fine gennaio 2018. L’impiego operativo anti-nave, sopratutto anti-portaerei, vera e propria ossessione dei cinesi negli ultimi trent’anni, esibizione di forza Usa e contenzioso cinese su spazio aereo e marittimo di cui Pechino rivendica sovranità e controllo.

I missili balistici di Pechino

La China Academy of Launch Vehicle Technology, e i missili balistici ICBM in grado di colpire il ‘nemico grosso’ (gli Stati Uniti) in casa sua. Missile pesante DF-41 presentato ufficialmente per la prima volta alla filata dei 70 anni della rivoluzione, esibendo 16 esemplari. «Un vettore tri-stadio lanciabile da silo o da piattaforme mobili, compresi i treni nucleari». Una rincorsa con gli Usa verso la potenziale fine del mondo, con dettagli di armamento da incubo.

Dottrina d’impiego Rocket Force

Pechino ha sempre dichiarato che non utilizzerà per prima l’arma nucleare, ‘no-first use’. Nessuna delle sue testate risulterebbe in stato di ‘high alert’, quindi stoccate separatamente dai missili. Gli eventuali strike cinesi sarebbero diretti contro obiettivi individuati dall’ex Secondo dipartimento, l’intelligence militare. «Guerriglia dei missili balistici» cinese, l’ambiguità tra missile convenzionale o nucleare, a mettere in crisi le logiche nemiche, molto più lineari. L’americana ‘launch on warning’, una sorta di dente per dente in tempo reale, dovendo sapere però di chi dente si tratta. Chi rispondesse in maniera azzardata, si esporrebbe al rischio di una guerra nucleare prolungata, ma forse il mondo alla fine non avrebbe neppure su cosa piangere.

L’analista Francesco Palmas

Analista militare indipendente, scrive attualmente per Panorama Difesa, Informazioni della Difesa e il quotidiano Avvenire. Ha collaborato con Rivista Militare, Rivista Marittima, Rivista Aeronautica, Rivista della Guardia di Finanza, Storia Militare, Storia&Battaglie, Tecnologia&Difesa, Raid, Affari Esteri e Rivista di Studi Politici Internazionali

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