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mercoledì 29 Gennaio 2020

Nato, tante armi poco accordo, cose turche e quasi guerra Francia Usa

Sfottò e liti risvegliano la Nato dalla ‘morte cerebrale’, ma poco d’altro. Mercanti in fiera, Trump a caccia del 2% in armamenti. Dichiarazione finale su risorse, Russia e Cina. Gli Usa scatenati sul 5G contro Huawei

Tutti per uno e uno solo per se

Il padrone di casa prova ad evitare che quello che si è celebrato a Londra passi alla storia come il funerale della Nato, ed evoca il motto dei tre moschettieri, ma Boris Johnson non è D’Artagnan e Trump, nella parte di un micro Richelieu, dice basta ‘uno per tutti’ e batte cassa sul ‘tutti per uno’.

Poca Alleanza e molto contro

Non è la ‘morte cerebrale’ diagnosticata da Macron, ma è certamente una Alleanza tra soci litigiosi,  su diversi fronti, troppi forse per il nome ‘alleanza’. La dichiarazione finale del vertice:

  1. più soldi da parte di tutti per più armi;
  2. ‘deterrenza ma anche di dialogo’ nei confronti della Russia, che è presa in giro a dire che la Nato si arma sui confini baltici ma dà spazio a un ‘dopo sanzioni’ per la tasche commerciali italo-franco-tedesche;
  3. new entry tra i potenziali nemici, la Cina ‘oggetto di attenzione’.

Soldi soldi soldi e poco altro

«Sono stati fatti grandi progressi dalla Nato negli ultimi tre anni» – scrive Donald Trump su Twitter attribuendosene ovviamente il merito. E da miliardario fa la sola cosa che sa fare bene.  130 miliardi in più all’anno, ed entro il 2024 si salirà a 400 miliardi di dollari. «La Nato sarà più ricca e più forte che mai», e la versione contabile di una non politica. «Alleanza Atlantica  sempre più simile alla Compagnia delle Indie che a un patto strategico», denuncia Alberto Negri. Campagna elettoral presidenziale Usa quanto vuoi, nervosismo da rischio impeachment, ma dai problemi reali non scappi. La Russia, la Cina, la Turchia, per nominare soltanto il più grosso. Cina e Turchia soprattutto.

Cina e primato economico mondiale

Ufficialmente il nodo Cina-Usa e Cina-Occidente (e Nato) è il 5G e il ruolo di Huawei nella realizzazione dell’infrastruttura di nuova generazione nei paesi occidentali, che Washington considera ‘un pericolo per la sicurezza’. Problema più vasto e più reale, il primato economico planetario che la Cina sta contendendo agli Stati Uniti (le aziende cinesi tra le prime 500 sono ormai più di quelle americane), e la sua progressiva crescita militare, per ora come potenzia di area ma sul fronte del Pacifico che gli Stati Uniti hanno l’abitudine di considerare, assieme all’Atlantico, oceani di casa.  Sul 5G, inciampo Trump Conte, uno che dice di aversi convinti a dire no alla Huawei e l’altro, Conte, che lo smentisce. Ma siamo alle minuzie.

La brutta Turchia di Erdogan

Il ruolo della Turchia dentro la Nato. Trump che elogia pubblicamente il presidente turco per il ‘buon lavoro’ in Siria, e Macron che torna ad attaccarlo. «Non vedo un consenso possibile sulla definizione di terrorismo», blocca Macron rispetto ai gruppi curdi presenti nel nord della Siria, considerati terroristi da Ankara, e contro i quali il governo turco ha lanciato un’offensiva militare. Il Ypg curdo che ha combattuto e vinto l’Isis militare per conto dell’occidente.  La guerra privata della Turchia di Erdogan nei confronti dei curdi siriani, e non solo, con la complicità diretta degli Usa «e quella sostanziale degli europei, vulnerabili al ricatto di Ankara sui profughi e i foreign fighters», sottolinea Alberto Negri sul Manifesto.

Quasi guerra Francia Stati Uniti

C’era una volta l’amicizia tra Emmanuel e Donald a cena sulla Tour Eiffel con Brigitte e Melania. Ma ieri il rozzo Trump si è presentato al vertice agitando tariffe del 100% sulle esportazioni di prodotti francesi per 2,4 miliardi di dollari. Ritorsione contro la digital tax di Parigi contro le multinazionali americane Google, Apple, Amazon e Facebook. Ma Trump insiste: «nasty» (cattiva) l’accusa di morte cerebrale della Nato (lui che nel passato ha detto di peggio). «Poi è passato a umiliarlo», rileva Mastrolilli su La Stampa: «In Francia l’economia non va bene, perciò ha pensato di tassare le aziende straniere. Io non amo Facebook, Google e compagnia, perché sono contro di me, ma sono compagnie americane e dobbiamo tassarle noi». Uno per tutti ma la tasca solo per uno.

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