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mercoledì 29 Gennaio 2020

L’uomo ha fatto la guerra al pianeta, adesso il pianeta risponde

«Il mondo deve scegliere tra speranza e capitolazione». Il segretario generale Onu Guterres apre la 25ma Conferenza sul clima e lancia un appello agli Stati: basta fare la guerra al pianeta. Sul tavolo la riduzione drastica delle emissioni inquinanti e il via alla transizione ecologica

Basta fare la guerra al Pianeta

«La specie umana ha fatto guerra al pianeta. Adesso il pianeta risponde. I cambiamenti climatici, da crisi sono diventati emergenza climatica globale (.) Finora gli sforzi sono stati gravemente inadeguati (.) Ci troviamo in una fossa e continuiamo a scavare (.) Siamo vicini al punto di non ritorno (.) Il mondo deve scegliere fra speranza e capitolazione»

Il segretario generale dell’Onu al vertice mondiale sul clima a Madrid avverte, senza nascondere il rischio del fallimento. I 196 Paesi firmatari dell’accordo di Parigi devono passare ai fatti almeno per tamponare l’emergenza. Guterres ha anticipato il rapporto della Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) secondo la quale gli ultimi cinque anni sono i più caldi mai registrati e i livelli medi di anidride carbonica in atmosfera hanno superato le 407,8 parti per milione.

Davanti a conseguenze devastanti, come «disastri naturali sempre più frequenti e distruttivi, siccità e gli uragani, aumento del livello dei mari, scioglimento delle calotte polari, perdita di biodiversità, abbiamo bisogno di cambiare rapidamente il modo di produrre, di generare energia, di costruire le città, di muoverci e di alimentare il mondo».

Le tecnologia ci sono, l’uomo no

Le tecnologie esistono, l’opinione pubblica si è risvegliata dovunque, i giovani stanno mostrando grandi capacità di mobilitazione, salvo i Trump fortunatamente di passaggio che strappano l’accordo o lo firmano e poi continuano ad avvelenare il mondo. Il ‘che fare’. «Serve una svolta a 180 gradi se vogliamo contenere entro 1,5° C l’aumento della temperatura, anche se forse non è sufficiente. Ma questo significa ridurre le emissioni di gas serra del 45% rispetto ai livelli del 2010 entro il 2030, e raggiungere zero emissioni nette entro il 2050».

Problema caldo, caldissimo

Il recentissimo Emissions Gap Report del Programma Onu per l’ambiente, avverte che anche se tutti gli impegni presi dagli Stati con l’Accordo di Parigi del 2015 fossero mantenuti, la temperatura aumenterebbe di catastrofici 3,2° C. Il 2020 sarà un anno cruciale, segnala sul Manifesto Marinella Correggia. Ursula von der Leyen, neo presidente della Commissione europea, ha annunciato a Madrid che fra pochi giorni la Commissione pubblicherà il suo nuovo piano ambientale, il Green Deal europeo e a marzo 2020

«una proposta per una legge di transizione irreversibile verso la neutralità climatica». Occorrerà un trilione di euro nei prossimi dieci anni. «Ma ci costerà di più se non agiremo ora».

Guterres ha ricordato la necessità di investire 100 miliardi di dollari per i programmi di mitigazione e adattamento nei paesi in via di sviluppo, i piccoli Stati insulari del Pacifico, vicini a inabissarsi, le migrazioni forzate legate al clima che negli ultimi 10 anni hanno costretto oltre 20 milioni di persone ogni anno a lasciare le proprie case per trovare salvezza altrove.

Vertice cruciale dall’esito incerto

I ‘Grandi della terra’ a misurare la loro vera statura. Come far funzionare veramente l’Accordo di Parigi del 2015. Tante promesse e pochi fatti. A Madrid adesso dovrebbero decidere le tempistiche degli impegni assunti per contrastare la crisi climatica, «obiettivo per niente scontato», annota Cecilia Erba, ricordandoci del Cile che ha rinunciato ad organizzare la conferenza per la note proteste popolari in corso. «Situazione geopolitica globale sempre più incerta, con estremismi e i populismi che avanzano in più Paesi, dal Brasile agli Stati Uniti all’Europa, portando avanti una cultura chiusura e individualismo, che ha come ulteriore caratteristica quella di minimizzare l’importanza della crisi climatica».

Europa e Italia obiettivi possibili

In Europa dibattito aperto sulla proposta di portare l’obiettivo di riduzione dal 40 al 55% entro il 2030. Per l’Italia che, secondo la distribuzione degli sforzi in sede EU, deve tagliare del 32% le emissioni entro il 2030, finora più silenzio che segnali, annota Giuseppe Onofrio, direttore di GreenPeace Italia. «Pochi giorni fa sette aziende elettriche, tra cui Enel e la spagnola Iberdola, hanno scritto ai governi europei per chiedere un taglio delle emissioni di CO2 «almeno del 55% rispetto ai livelli del 1990». Le resistenze dei settori fossili sono però ancora forti. «La politica in Italia e in Europa saprà essere all’altezza della sfida e rispondere alla richiesta di tanti cittadini, giovani e meno giovani, che da mesi manifestano per un futuro possibile?».

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