Privacy Policy Fu Impero britannico: frammenti di territorio storia orgoglio arroganza -
venerdì 13 Dicembre 2019

Fu Impero britannico: frammenti di territorio storia orgoglio arroganza

Riprendiamo cosa aveva già denunciato Remocontro il 23 novembre: «Gran Bretagna in fuga dall’Ue con un pezzetto d’Impero d’Africa rubato». Ladri delle isole Chagos, paradiso naturalistico ma soprattutto base militare in costoso uso agli Stati Uniti, che secondo una risoluzione Onu dovevano essere restituite ai propri abitanti entro la settimana scorsa. Londra ladrona ha detto di no. Ma cosa resta nel mondo dell’impero britannico? Frammenti di territorio tra storia, orgoglio e arroganza.

‘Territori d’oltremare’ per non dirli Colonie

British Overseas Territories, Territori d’oltremare, quello che resta dell’impero più vasto nel mondo: quattordici ‘entità territoriali’, in genere isole o arcipelaghi, sparsi per il globo che restano sotto la sovranità del Regno Unito, di solito per libera scelta della popolazione, ma non sempre, vedi il caso Chagos. Parti dell’ex Impero britannico che non hanno acquisito l’indipendenza. Pur avendo quasi tutti un governo locale, condividono il sovrano britannico come capo di Stato: la regina Elisabetta II.

Cambia nome ma non la sostanza

La denominazione British Overseas Territory è invenzione del 2002, aggiustamento nominale dal precedente British Dependent Territory, che già era fiction ipocrita. Prima di allora, 1983, la verità di Crown Colonies, Colonie della Corona. Territorio Antartico, Georgia del Sud e Isole Sandwich Meridionali ospitano solo ‘stazioni di ricerca’ scientifico/militari, e parte del Territorio britannico dell’Oceano Indiano (l’arcipelago Chagos), base militare in appalto Usa,  gli altri frammenti d’impero hanno popolazione civile.

Territorio britannico dell’Oceano Indiano, isole Chagos contese

Frammenti di territorio tra storia, orgoglio e arroganza

Alla fine di maggio di quest’anno l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha deciso che la Gran Bretagna doveva cessare entro sei mesi l’occupazione delle isole Chagos, minuscolo arcipelago nel mezzo dell’Oceano Indiano. Le Chagos, circa milleseicento chilometri a sud delle coste indiane, furono scoperte da un navigatore portoghese nella prima metà del XVI secolo e come era costume del tempo presero dapprima il nome del protettore del navigatore. Da ‘Dom Garcia’ divennero poi ‘Diego Garcia’ nel 1544, quando furono ‘riscoperte’ da uno spagnolo di origine catalana sempre al servizio dei portoghesi. Non è chiaro se fossero già state individuate con precisione nella mappa di Sebastiano Caboto, stampata ad Anversa nel 1544, ma è certo che il nome ‘Los Chagos’ è riportato in una mappa francese del 1555 e e che da allora l’arcipelago divenne punto di passaggio di numerose rotte oceaniche.

Impero britannico: «divide et impera»

Dopo essere passate di mano un paio di volte tra francesi e portoghesi, nel XVIII secolo le isole divennero definitivamente inglesi a partire dal 1814, parte dell’amministrazione delle isole Mauritius. Quando nel 1968, le Mauritius ottennero l’indipendenza, Chagos fu separata e, con il parere favorevole del piccolo governo locale (presieduto da un governatore britannico), rimasero sotto controllo inglese. Il nuovo stato delle Mauritius ottenne poi i diritti di sfruttamento temporaneo delle acque intorno alle Chagos, fino a quando la Gran Bretagna non le avesse restituite. I guai incominciarono nel 2010,  quando la Gran Bretagna annunciò la creazione di una vasta area marina protetta negando così le precedenti concessioni, suscitando una secca reazione di Mauritius che finì ben presto davanti agli organi della giustizia internazionale.

La base americana

Mauritius, con il voto di maggio 2019 dell’assemblea generale dell’Onu, ha ottenuto il pieno riconoscimento del suo diritto sulle Chagos. Il processo di decolonizzazione – affermano infatti le sentenze – risulta incompleto e imperfetto e per questo la Gran Bretagna deve semplicemente abbandonare le isole sulle quali non ha alcuna giurisdizione. L’altra questione è che dal 1967, accordi bilaterali anglo-americani, sulle isole si cominciò a edificare la base navale Usa di Diego Garcia e la popolazione residente nell’atollo fu ‘trasferita’ più o meno di buon grado alle Mauritius o alle Seychelles. La Gran Bretagna si trova ora nella situazione di aver negoziato un accordo con gli Stati Uniti senza averne avuto facoltà e soprattutto avendo assicurato agli Usa nel 2016 una permanenza sicura sull’isola fino al 2036.

Oceano Indiano nella strategia Usa

Come è noto la strategia globale degli Stati Uniti negli ultimi tempi si è rivolta sempre più a Oriente e in questo quadro occupare anche un piccolo atollo nel mezzo dell’Oceano Indiano può sempre servire, tanto più che la base di Diego Garcia aveva già mostrato la sua importanza nelle operazioni delle due guerre del Golfo e in Afghanistan. Al momento sull’isola sono presenti all’incirca tremila americani dei quali più della metà militari e la parte restante ‘contractors’ o impiegati civili, grossomodo cioè lo stesso numero di abitanti ‘trasferiti’ in precedenza alle Seychelles o alle Mauritius: una presenza dunque tutt’altro che irrilevante la cui legittimità rischia di essere messa in discussione. La sovranità sulle Chagos, al di là delle meravigliose riserve naturali o delle abbondanti aree di pesca, potrebbe anche diventare un elemento ‘di disturbo’ nelle relazioni tra Gran Bretagna e Usa, proprio nel momento in cui la svolta politica inglese per compensare la Brexit vorrebbe invece legarsi in maniera più stretta gli Stati Uniti.

Frammenti d’impero

  • Georgia del Sud e Isole Sandwich Meridionali (Non esiste una popolazione nativa o permanente).
  • Territorio britannico dell’Oceano Indiano, Chagos (Non esiste un governo eletto. Gli isolani di Chagos furono espulsi con la forza dal territorio nel 1971).
  • Akrotiri e Dhekelia, Isola di Cipro (Non esiste un governo eletto. Il comandante British Forces Cyprus è amministratore del territorio).
  • Isole Pitcairn, (un sindaco eletto e un consiglio dell’isola).
  • Isole Falkland, o Malvinas nella dizione argentina (governo espresso da un’assemblea legislativa eletta).
  • Sant’Elena, Ascensione e Tristan da Cunha (governo espresso da un Consiglio legislativo eletto).
  • Anguilla, Isole Vergini Britanniche, Isole Cayman, Montserrat (Assemblee legislative e governo).
  • Gibilterra (referendum 2006 ora ha un Parlamento e governo eletto).
  • Bermuda, (fondata nel 1609 e autogestita dal 1620, la più popolosa  dei territori d’oltremare).
  • Le Isole Turks e Caicos (nuova costituzione 2006, assemblea eletta e governo).

Potrebbe piacerti anche