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venerdì 13 Dicembre 2019

Rai, riflessioni sul futuro che ancora molti vorrebbero ci fosse

Qualcuno torna a parlare di abolizione del canone ed è meglio iniziare a parlarne tra chi di Rai qualcosa ne capisce. Per riportare il piatto della bilancia a favore della necessità/utilità del servizio pubblico. Bozza per un convegno che la Associazione Dirigenti Pensionati RAI sta preparando per l’inizio del 2020.

Molte, troppe emergenze che la RAI deve affrontare per avere un futuro

1 – Ritrovare la sua missione

È imminente il rischio che torni in discussione l’abolizione del canone. Sarebbe la fine dell’idea di servizio pubblico. Per riportare il piatto della bilancia a favore della necessità/utilità del servizio pubblico è indispensabile una azione di grande impatto mediatico.

A partire dalla seconda metà degli anni ’80, l’indebolimento della fisionomia di servizio pubblico è derivata dalla progressiva trasformazione del marketing aziendale, costretto dalla concorrenza e da altri fattori (intromissioni della politica, perdita di ruolo di programmisti e autori interni, innesto di dirigenti non motivati al servizio pubblico, …) a concentrare sull’Auditel il proprio timone direzionale. Negli anni più recenti si è accentuata anche la tendenza, propria del marketing, di riferirsi a gruppi un tempo marginali nella società, facendoli lievitare e causando una progressiva erosione della coesione sociale.

Riteniamo che la carenza di coesione sociale e di impegno sociale e politico, causata in parte dai media, debba oggi dai media essere combattuta con gli strumenti democratici a disposizione.

Per far questo occorrono due cose. La prima è che l’offerta aziendale venga misurata non più sulla quantità generica degli ascolti, ma sull’equilibrio tra qualità e quantità incentrato sulla capacità di sviluppare coesione sociale. Questo pare possibile semplicemente utilizzando i dati Auditel in modo differente; cioè senza ricorrere ad aleatorie analisi di contenuti, ma misurando gli scostamenti degli ascolti rispetto alla struttura generale della società (età, sesso, cultura, collocazione geografica…). Si potrebbe addirittura legare gli indici di coesione sociale così generati al finanziamento pubblico dell’azienda.

La seconda necessità è che l’azienda torni a presentarsi con una faccia sola. Continui ad essere pluralista ma non frantumata. È anche, ma non solo, una questione di efficienza e risparmio. Basta testate e reti contrapposte. Il dialogo e il rispetto verso le opinioni degli altri devono essere osservati in ciascun gruppo di lavoro, non coalizzati in cittadelle che si fanno la guerra tra loro.

2 – Società digitale e informazione

L’accentuata opposizione alle tradizionali élites della politica e della conoscenza e al loro ruolo di mediazione intrinseca alla società digitale, favorisce il consolidamento rapidissimo di nuove élites economiche e di nuovi mediatori occulti, che sono padroni degli algoritmi attraverso i quali governano le informazioni, i dati, i flussi economici e il consenso, e che tendono a sfuggire a ogni forma di controllo.

È di fondamentale importanza che le generazioni a cavallo tra società analogica e società digitale siano capaci di cogliere la complessità dei problemi della trasformazione, adeguando ad essa la formazione dei giovani e l’introduzione di una etica degli algoritmi. Questa deve trovare applicazione generale e diffusa nella rete; alla RAI tocca occuparsene sia per l’informazione e i suoi effetti sul consenso (sulla capacità di far funzionare la democrazia), sia per il controllo dei dati che accompagnano e contestualizzano, in termini sia economici sia valoriali, la circolazione dei prodotti di fiction e intrattenimento.

Per quanto riguarda specificamente l’informazione, va ricordato che si tratta del comparto RAI più fortemente ancorato alla società analogica.

  • La presenza esibita di un forte rapporto con i social network viene usata prevalentemente per riportare al pubblico la voce dei politici, rinunciando alla mediazione giornalistica.
  • È molto diffusa la pratica di raccontare la politica come eterno scontro, e mai come ricerca di soluzioni condivise.
  • La complicità tra giornalisti e politici che è ormai endemica dovrebbe trovare nel servizio pubblico la principale resistenza; rischia invece di trovare in RAI un luogo di coltura.
  • In realtà, fino a pochi anni fa si poteva accusare la politica di cercare il dominio sull’informazione; oggi invece è la comunicazione ad essersi impossessata della politica, perché la prima è in crescita logaritmica mentre la seconda si atrofizza.

Dunque, occorre intervenire sulla comunicazione per salvare la democrazia. Poiché l’informazione RAI ha ancora un ruolo importante nel definire l’agenda setting dell’informazione italiana, è essenziale che i tentativi annunciati, e quelli ulteriori più decisi e necessari, diretti a ringiovanire strutture, metodi e destinatari dell’informazione RAI si muovano su nuove convinzioni e pratiche deontologiche ed etiche, altrimenti il servizio pubblico ne sarà definitivamente delegittimato.

3 – Governance aziendale e politica

Le norme attuali sulla gestione RAI consegnano alla politica lottizzatoria il suo controllo. Per correggere questa situazione, spostando l’asse del controllo, si potrebbe creare un cuscinetto tra politica e azienda, attraverso una Fondazione e un allungamento dei tempi di carica dei vertici che impediscano continui interventi di spoil system. Deve essere garantita la permanenza dei nominati oltre quella di chi nomina, e consentita una corretta pianificazione e gestione aziendale.

È il caso di guardare all’idea che il governo della fondazione, anziché a un organo politico parlamentare per sua natura costretto a lottizzare, sia rapportato a una Authority autonoma oppure a una autorità politica capace di sintesi (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio) che sarebbero più portate a curare la competenza dei nominati.

4 – Rapporto tra offerta lineare e presenza sulla rete

Spesso coloro che esaltano il ruolo presente e futuro della rete sottovalutano la sua interdipendenza con la produzione di contenuti lineari (cioè “in diretta”, che si svolgono seguendo e creando gli eventi). Invece anche i produttori di contenuti non lineari (per esempio Netflix) soffrono per questa carenza e cercano di adeguarsi creando eventi intorno alla propria offerta. La RAI deve valorizzare al massimo la propria tradizionale capacità di gestire gli eventi. Questo vale per l’informazione, per lo sport, per i giochi e per molte forme di intrattenimento popolare, che devono essere prodotti con criteri e modalità che li rendano massimamente adatti anche per la circolazione in rete.

L’accesso agli eventi/fatti reali/spettacolo presenti nella diretta televisiva (utilità immediata), diffusa con qualsiasi tecnologia, rimane la funzione centrale del grande televisore domestico, che diventa comunque il destinatario di tutti i prodotti distribuiti (utilità ripetuta); mentre lo smartphone, già padrone della comunicazione interpersonale, acquista quella di telecomando universale delle connessioni.

5 – Risorse e tecnologie adeguate alle nuove sfide

Ci sono criticità più economiche che tecnologiche, come la riduzione delle frequenze di trasmissione disponibili del digitale terrestre per lasciare spazio alle reti cellulari di nuova generazione, e quelle per l’ammodernamento delle infrastrutture di produzione. Tra le criticità economiche va citata anche la necessità di ingenti piani di formazione e riqualificazione del personale. È necessario mantenere il canone, allacciandolo agli obblighi di rispetto della missione di servizio pubblico.

Le sfide principali riguardano tuttavia l’ingresso a pieno titolo nell’era digitale. Gli algoritmi e l’intelligenza artificiale stanno costruendo un mondo nel quale i processi di comunicazione, che orientano e governano sia i flussi economici sia l’informazione primaria, compresi i processi di formazione dell’opinione politica nell’elettorato, sono diventati preda di interventi massicci e non trasparenti, avviati da uomini ma non facilmente riportabili a chi li ha generati. È ormai evidente anche la capacità di creare azioni, fatti, e non solo orientamenti da parte di questi metodi di intervento sociale.

Bisogna dunque che si realizzino strumenti di controllo etico sugli algoritmi e sulla intelligenza artificiale. Un servizio pubblico della comunicazione quale la RAI deve reinventare è tenuto ad affrontare la sfida degli algoritmi e del loro controllo etico. Queste tematiche sono destinate a diventare sempre più centrali nella vita democratica. I servizi pubblici europei, come la RAI, devono concentrare la visione del loro futuro in questa direzione.

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