Terrorismo nel mondo: ce n’è di più ma uccide di meno

Global Terrorism Index

Numeri da far paura quelli del Global Terrorism Index realizzato dall’Institute for Economics & Peace (IEP), think-tank australiano di Sydney. Un colpo al cerchio e uno alla botte: meno morti per terrorismo ma i potenziali assassini invece crescono. Partendo dalla definizione stessa di terrorismo, che non è cosa così scontata. Quanto organizzazioni armate nel mondo sono state di terroristi o di patrioti nello stesso tempo, a seconda dei punti di vista e degli interessi di lettura?  Lo studio australiano definisce terrorismo «la minaccia o l’uso illegale della forza e della violenza da parte di un attore non statale, per conseguire vantaggi a livello politico, sociale, economico o religioso attraverso l’uso della forza, della coercizione o dell’intimidazione». Sidney dice, l’Onu non ha ancora una definizione condivisa.

Versione australiana del terrore

«Una definizione che identifica movimenti terroristici che in termini militari hanno carattere insurrezionale come l’Isis, i Talebani o le milizie quaediste». Ovviamente nel mondo arabo integralista e in parte dell’Afghanistan, stiamo parlando di eroici combattenti e martiri quando li uccidiamo. «Se da un lato il rapporto mostra un calo di intensità degli attacchi terroristici, dall’altro il fenomeno “risulta tuttora diffuso e in crescita”. Nel 2018, infatti, 71 Stati hanno registrato almeno un decesso legata al terrorismo, il secondo maggior valore dall’inizio del secolo». Ieri dati da paura: rispetto al massimo storico di 33.555 morti per terrorismo registrato nel 2014 quando lo Stato islamico proclamò il Califfato nei territori dell’Iraq settentrionale e della Siria Orientale, il numero è più che dimezzato nel 2018, con 15.952 morti, che è sempre una guerra feroce.

Dove e come si cambia

L’ex Isis, l’Islamic State o Califfato come si preferisca chiamarlo, dopo la sconfitta sui campi di battaglia dove -meglio citare- «ha perso territori, forza combattente, ricchezza e capacità operative», -Remocontro suggerisce una valutazione meno ottimistica- «le sue capacità si colpire sarebbero oggi ridotte allo stato insurrezionale primario, cioè alla capacità di compiere attentati, imboscate e limitate azioni tattiche nei territori che prima occupava». Speriamo che gli analisti australiani abbiamo ragione. Conclusione indiscutibile e quasi ovvia: «La stretta relazione tra l’ascesa e la caduta dello Stato Islamico e l’escalation e poi il drastico calo delle vittime del terrorismo conferma come l’IS rappresenti il movimento terroristico più pericoloso su scala globale».

Somalia, Iraq e Afghanistan record

«I due Paesi che hanno fatto registrare il calo più significativo di vittime lo scorso anno sono Somalia (646 morti nel 2018 contro 1.470 l’anno precedente) e Iraq, con quest’ultimo che – per la prima volta dall’invasione statunitense del 2003 – non è più la nazione al mondo maggiormente colpita dal terrorismo». Ma non c’è molto fa festeggiare (vedi in nostri militari feriti gravemente nel kurdistan iracheno): «Con 1.131 attacchi che hanno provocato 1.054 vittime (contro 4.271 nel 2017), l’Iraq resta però il secondo paese più colpito dal terrorismo, dopo l’Afghanistan». I talebani, nati molto prima e radicati sul territorio, ovviamente prevalgono sull’ex Isis e ottengono il primato di gruppo terroristico più efficace al mondo

Classifica migliori assassini mondo

Talebano, Afghanistan, campioni mondiali con 1.443 attacchi e 7.379 morti tra civili e forze di sicurezza governative e internazionali (in crescita netta rispetto ai 4.653 del 2017). Un dato confermato sul piano geopolitico dalla posizione di forza raggiunta dai Talebani che controllano oggi oltre metà del territorio afghano e negoziano direttamente con gli Stati Uniti un eventuale accordo di pace. Dell’Iraq sceso al secondo posti s’è detto. In terza posizione, nella classifica stilata dal Global Terrorism Index la Nigeria con 562 attacchi e 2.040 morti attribuiti al gruppo jihadista Boko Haram: fenomeno in crescita rispetto ai 1,542 morti del 2017. Solo quarta la Siria con 131 episodi di violenze estremiste, nei quali hanno perso la vita 662 persone contro 1.096 nel 2017, a marcare il ritorno del controllo governativo (e russo) su gran parte del territorio nazionale.

Una parte di mondo ignorata

Quinto nella classifica dei paesi più colpiti dal terrorismo è il Pakistan, alle prese con movimenti jihadisti interni e di esportazione (il confinante Afghanistan di marca talebana e non soltanto). A rovesciare il racconto, i cinque Stati più sicuri rispetto la minaccia terroristica (che non è garanzia di buona vita e di sicurezza) sono Bielorussia, Guinea Bissau, Oman, Gambia e Corea del Nord. Considerazioni assenti ma facili, quelle tra sicurezza assoluta e democrazia, ma non è tema. «In Europa nel 2018 non si sono avuti gravi episodi di terrorismo e il numero delle vittime è passato dalle oltre 200 del 2017 a 62». Un dato incoraggiante legato alle vicende militari in medio Oriente. Annotazione Analisi Difesa: «Il collasso dell’Isis in Siria e Iraq è uno dei fattori che hanno permesso all’Europa occidentale di registrare il numero più basso di attacchi terroristici dal 2012». Resta il dovuto richiamo della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese a non abbassare la guardia.

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