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sabato 7 Dicembre 2019

Israele nel caos politico, cattiverie, odi, guerre e premier inquisito

Ora Israele deve spiegare al mondo perché non riesce a stare almeno in pace con se stessa. Dopo il fallimento per la formazione del governo si attende un’altra campagna elettorale avvelenata. Anche se tutti dicono di non voler rivotare

Israele soffoca nella cultura dell’odio

Ora Israele deve spiegare al mondo perché non riesce a stare in pace almeno con se stessa. Dopo il fallimento per la formazione del governo si attende un’altra campagna elettorale avvelenata.

 «Con ipocrisia, cinismo e veleno, è iniziata la terza stagione elettorale di Israele in un anno». Il titolo di Haaretz a un commento in prima pagina di Yossi Verter, fotografa caos che regna in Israele. Un passaggio drammatico nella vita politica d’Israele e i commenti spesso disperati che lo accompagnano, mentre contemporaneamente, il principale protagonista di questa nuova grave crisi politica, Benjamin Netanyahu, sarà ufficialmente processato per corruzione, frode e abuso d’ufficio, con qualche giuridico costituzionale per un primo ministro in carica imputato sotto processo per reati così gravi.

Umberto De Giovannangeli UffPost

«Rabbia, sgomento, indignazione, rivolta verso una classe politica giudicata corrotta e incapace: sono sentimenti, sentenze trasversali, che ritrovi su siti di qualunque orientamento politico. E’ la notte della democrazia in Israele. Una notte nella quale si consumano vendette personali, si ordiscono trame che renderanno ancora più avvelenata la campagna elettorale che ormai tutti gli analisti politici a Tel Aviv danno per pressoché certa».

Scenari politici confusi e da paura

Avigdor Lieberman, leader della destra nazionalista senza rimorchi religiosi, ha di fatto cadere prima Natanyahu e poi il tentativo di Ganz. ‘Avigdor il russo’che cerca di guadagnare i consensi dell’elettorato di destra e di centro stufo di Netanyahu. Ora escono rivelazioni imbarazzanti sull’ultima trattativa, compresa una ipotesi di immunità (garantita di chi a come?) dall’ormai inquisito primo ministro uscente. Uscente ormai in molti sensi.

«Insomma, volano gli stracci, ed è solo l’antipasto di una campagna che si preannuncia devastante. Ufficialmente, tutti i partiti si dicono contrari al voto e impegnati ad evitarlo. È il classico gioco del cerino, ogni partecipante fa di tutto, pur negandolo, perché a bruciarsi le dita sia l’avversario. Ma ‘avversario’ è una parola nobile nella notte della democrazia. Perché l’avversario è diventato un nemico contro cui scatenare una campagna di odio che sembra non conoscere limiti».

Trasversale campagna d’odio

Gantz, dopo aver annunciato il fallimento del tentativo di governo, accusa Netanyahu di  aver condotto una campagna di odio e incitamento per interessi personali (l’immunità). Natanyahu che replica accusando Gantz ‘di mettere Israele nelle mani degli amici di Hamas e della Jihad islamica’. Poi è guerra politica. La retorica di Netanyahu da seguace del medico-colono di estrema destra Baruch Goldstein che il 25 febbraio 1994 aprì il fuoco contro un gruppo di musulmani in preghiera nella Tomba dei Patriarchi a Hebron, uccidendone 29 e ferendone altri 125.

Istigazione alla violenza

«I tempi dei “Grandi d’Israele” sono finiti. Oggi la scena è dominata da mezze figure. “Al peggio non c’è mai fine verrebbe da dire assistendo alla miserabile rappresentazione che il ceto, perché tale si è ridotto ad essere, politico sta offendo al Paese», dice ad HuffPost Zeev Sternhell, il più autorevole storico israeliano. «Non c’è uno straccio di visione, un ben che minimo confronto di idee, di programmi, tutto si riduce ad inappagate ambizioni personali, ad una insaziabile voracità di potere».

Servirebbe una rivolta morale

«Ci sarebbe bisogno di una rivolta morale, e la politica non deve sperare che a risolvere la crisi di sistema sia la magistratura», aggiunge Sternhell l’incriminazione di Netanyahu. Secondo la legge, il compito di costituire un nuovo esecutivo passa ora nelle mani del Parlamento. «Un atto che non è mai avvenuto prima nella storia istituzionale di Israele». Se 61 deputati (metà più uno dei 120 della Knesset) daranno nei prossimi 21 giorni il loro supporto ad un qualsiasi collega, questi sarà primo ministro incaricato di costituire il governo. Altrimenti, si indiranno nuove elezioni.

«Da “Re” a “Corrotto”: la parabola di Benjamin Netanyahu che rende ancor più buia la notte della democrazia d’Israele».

AVEVAMO DETTO

IL PROCURATORE INCRIMINA NETANYAHU

PER CORRUZIONE, FRODE E ABUSO D’UFFICIO

https://www.remocontro.it/2019/11/21/israele-terze-elezioni-sa-tutto-sulla-guerra-ma-non-sa-come-vuol-vivere/

Il Procuratore generale Avichai Mandelblit ha deciso di incriminare per corruzione Benjamin Netanyau in una delle 3 inchieste. Confermate anche le accuse di frode e abuso di ufficio.

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