Privacy Policy Israele, terze elezioni, sa tutto sulla guerra ma non sa come vuol vivere -
venerdì 13 Dicembre 2019

Israele, terze elezioni, sa tutto sulla guerra ma non sa come vuol vivere

Il leader dell’opposizione israeliana Benny Gantz ha rinunciato a formare una coalizione di governo La Knesset ha 21 giorni per provare a dar vita a un nuovo esecutivo. Intanto piovono bombe sulla Siria, Pasdaran nel mirino: Netanyahu prosegue la “guerra elettorale”

Elezioni tre, Israele litiga anche con se stessa

Il leader dell’opposizione israeliana Benny Gantz, il leader più votato, si è arreso anche lui non riuscendo a formare una coalizione di governo. Prima di lui, anche Netanyahu, sconfitto elettoralmente ma con una ipotetica maggioranza di alleati, aveva gettato la spugna, incapace di assicurarsi il sostegno di almeno 61 dei 120 deputati alla Knesset, il Parlamento israeliano.

Israele ha a questo punto, buone probabilità di dover tornare al voto per la terza volta consecutiva in un anno, dopo che le consultazioni senza vincitore dello scorso aprile e quelle di settembre. Rimangono solo tre settimane in cui qualsiasi altro candidato, assicurandosi il sostegno di 61 parlamentari, eventualità decisamente improbabile.

L’inciampo Netanyahu

Gantz e Netanyahu, che non hanno i numeri per formare un governo coi rispettivi alleati e non hanno trovato l’accordo per una coalizione di ‘larghe intese’con Gantz e Netanyahu premier a turno. Ma Netanyahu, che a breve rischia di essere messo in stato di accusa per diversi casi di corruzione, voleva andare a processo col vantaggio di essere premier. Gantz, il cui partito ha più seggi del Likud di Netanyahu, ovviamente non poteva concederlo, avendo di fronte una coalizione dell’ultra destra e dei partitini religiosi.

La Knesset ha 21 giorni per provare a dar vita a un nuovo esecutivo. Intanto piovono bombe sulla Siria, Pasdaran nel mirino: Netanyahu prosegue la “guerra elettorale”

Scuro in volto, l’ex capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano, ha riconosciuto la sua sconfitta politica attaccando. «Netanyahu conduce una campagna di odio e incitamento, il cui scopo è di giustificare che lui si abbarbichi al governo di transizione contro la volontà dell’elettore».

  • «Mi sono scontrato con un muro di perdenti alle elezioni del 17 settembre che hanno fatto di tutto per impedire ai cittadini israeliani di beneficiare di un Governo sotto la mia guida».
  • «Netanyahu ha privilegiato i suoi interessi personali ma deve ricordare che siamo ancora in una democrazia e che la maggioranza delle persone ha votato per una politica diversa dalla sua».
  • «Il popolo non può essere tenuto in ostaggio da una minoranza estremista che ha usato ogni arma di ricatto per impedire la formazione di un Governo liberale».

Guerre elettorali da Gaza al Golan

«La parola che più ricorre nei commenti dei politici è ‘guerra’», commenta Umberto De Giovannangeli sull’HuffPost. «E l’attacco a Gaza era solo l’”antipasto”. Il vero “piatto forte” per Benjamin Netanyahu si consuma sul fronte Nord, in Siria. E’ qui che si combatte la guerra di bassa intensità (al momento) tra lo Stato ebraico e l’Iran. Israele ha bombardato nella notte venti “obiettivi terroristici in Siria”. Tra queste anche postazioni delle forze Quds, unità dei Guardiani della rivoluzione di Teheran che si occupano di intelligence e operazioni di guerra non convenzionale nei Paesi esteri». Ma questa è altra cronaca.

Per fare politica facciamo la guerra

Un nuovo capitolo dello scontro tra Israele e Iran con decine di missili e bombe contro l’aeroporto militare di Damasco, dove, dice Tel Aviv, sarebbero state distrutte batterie antiaeree, e basi nei pressi di Kesswe e Al Qadissiya, scrive Michele Giorgio, Nena News. Dati ufficiosi, 23 morti, tra cui cinque soldati siriani e 16 combattenti e consiglieri militari stranieri, appartenenti in maggioranza alla Forza al Quds, il corpo speciale dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran guidati dal generale Qasem Soleimani, l’uomo che Israele indica come il suo principale avversario. Uccisi anche due civili.

Centinaia di incursioni sulla Siria

«Israele ha colpito centinaia di volte in Siria negli ultimi anni. E ha compiuto attacchi aerei ampi e letali come quello di martedì notte. In questo caso però ha rivendicato subito il raid mentre di solito lascia che ad indicare la sua responsabilità siano i media regionali e internazionali». Netanyahu che vuole mostrarsi al mondo con l’elmetto, già in campagna elettorale. Se prima delle elezioni israeliane non scoppia una guerra generale in Medio Oriente.

Ed quello che teme il Cremlino. Mosca che martedì aveva condannato la benedizione data dagli Stati uniti alle colonie israeliane nei territori palestinesi occupati, ieri ha condannato l’attacco israeliano. «La conduzione di raid aerei sul territorio di un paese sovrano è una aperta violazione delle leggi internazionali che rischia di rafforzare ulteriormente la stabilità nel paese», ha detto segnalando l’insoddisfazione russa per il pugno di ferro di Netanyahu.

AVEVAMO DETTO

Potrebbe piacerti anche