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venerdì 13 Dicembre 2019

Iran, scontri sulla benzina ma è quasi fame da sanzioni

Morti, forse addirittura 14, e molti feriti. Il governo costretto a ordinare il razionamento e l’aumento del prezzo (50%) per far fronte alla stretta economica delle sanzioni Usa. Il presidente Rauani a Trump: ‘giocare con la coda del leone è molto pericoloso’

La coda del leone

Un grande produttore mondiale di petrolio costretto, per i motivi che vedremo, ad alzare il costo dell’energia venduta ai propri cittadini. Il governo degli ayatollah (con Khamenei in testa) si è calato la maschera e, in preda a una crisi finanziaria disperata, sta cercando di raschiare il fondo della casseruola. Il popolo, già spremuto come un tubetto di dentifricio per colpa della crisi, ha reagito selvaggiamente. Oltre mille persone arrestate secondo l’agenzia Fars citando una fonte della sicurezza. “Banditi agli ordini dei nemici della Repubblica islamica”, per  la Guida suprema, Ali Khamenei che ha affermato, “alcuni hanno perso la vita”. Le fonti ufficiali finora parlano di due morti. Voci non verificabili parlano di almeno 14 uccisi.

Scontri tra paura e rabbia

Si profila intanto un braccio di ferro sul tema anche dentro le istituzioni iraniane, dopo che un gruppo di parlamentari si è detto determinato a presentare un intervento d’urgenza che revochi la decisione all’origine del malcontento. Alcune proprietà pubbliche e alcune stazioni di servizio sono state assaltate e danneggiate. La International Petrolieum Distribution Company ha imposto contemporaneamente una politica di razionamento e di aumento dei prezzi. Il regime ha alzato il costo della benzina di oltre il 50%. In pratica, sono stati ridotti i sussidi che consentivano di tenere basso il prezzo dell’energia con la scusa “di devolvere risorse a favore dei poveri”. Poco convincente a quanto pare.

La benzina per i poveri?

Gli iraniani sono imbufaliti perché la qualità della vita sta crollando ogni giorno che passa sotto i colpi della guerra economica e finanziaria con gli Stati Uniti e con l’Occidente. Insomma, tutti sanno che il Paese è quasi alla fame per colpa delle sanzioni e chiedono una politica estera che raffreddi le tensioni e che renda possibile uno sviluppo produttivo concreto. Con il nuovo tariffario i consumatori dovranno pagare 0,13 dollari al litro. Fino a 60 litri. Oltre questa soglia, ogni litro di benzina in più costerà il doppio. Secondo il chairman dell’Iranian Planning and Budget Organisation, Mohammad Baqer Nobakht,  almeno 18 milioni di famiglie potranno usufruire di un extra-budget derivante dall’aumento dell’energia.

Costosa politica mediorientale

Ma l’annuncio non deve aver convinto, né intenerito, la gran parte degli iraniani, che potrebbero riversarsi per le strade, da un giorno all’altro, in maniera ben più massiccia. Insomma, se da un lato l’Iran continua nella sua politica da protagonista in tutto il Medio Oriente e nel Golfo Persico, dall’altro sta cominciando a pagare il costo di questa strategia. Trump non vuole demordere e sarebbe pronto ad un ulteriore giro di vite contro l’economia di Teheran. Alla Casa Bianca si dice che le sanzioni stanno funzionando e che presto l’Iran sarà messo definitivamente in ginocchio. Recentemente il Presidente Hassan Rouhani ha dichiarato che il 75% degli iraniani sono “sotto pressione” dal punto di vista economico.

Crisi che evoca la guerra

Un’affermazione sorprendente, perché corrisponde alla realtà dei fatti e, in pratica, denuncia una situazione socioeconomica che si va facendo di giorno in giorno sempre più insostenibile. L’Iran finora ha avuto un’prezzo dell’energia fuori mercato, grazie ai generosi sussidi elargiti per tenersi buona la popolazione. Ma adesso, sotto il peso delle gravose sanzioni, questo bengodi non è più possibile. Tutto ciò mentre la valuta nazionale, il rial, si svaluta a ritmo incalzante. C’è un altro problema di fondo che va sottolineato. Mentre l’Iran è uno dei produttori mondiali di greggio più forti, la sua capacità di raffinarlo, proprio a motivo delle sanzioni (mancano le parti di ricambio) e molto limitata.

Greggio si benzina no

In definitiva, può esportare greggio ma non riesce a produrre benzina sufficiente per il mercato interno. Le sanzioni influenzano in modo micidiale tutti i trend dell’economia iraniana. Basti solo pensare al fatto che in un solo anno l’inflazione è quadruplicata. Continuando di questo passo, tutto il sistema-Paese andrà in incontro a una crisi di liquidità. Insomma, il disastro è dietro l’angolo e anche le sommosse. Lì vicino, in Iraq, l’agenzia Ansa segnala un manifestante ucciso e almeno 32 feriti in scontri sul ponte Ahrar a Baghdad, che la protesta contro il governo ha occupato e dalla quale blocca il traffico. Protesta anti americana e di matrice sciita di cui Washington forse dovrebbe tenere conto.

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