Privacy Policy Praga, 30 anni dalla sua rivoluzione la piazza non celebra ma protesta -
venerdì 13 Dicembre 2019

Praga, 30 anni dalla sua rivoluzione la piazza non celebra ma protesta

Trent´anni dopo la ‘rivoluzione di velluto’ che nel novembre 1989 rovesciò la dittatura comunista antigorbacioviana, Praga torna in piazza non per celebrare ma contro l’attuale governo contro il premier-tycoon-autocrate Andrej Babis e contro i suoi alleati sovranisti del gruppo di Viségrad (i leader di Polonia e Ungheria, Jaroslaw Kaczynski e Viktor Orbán)

Trent’anni fa ancora Cecoslovacchia

La Repubblica Ceca e la Slovacchia ricordano il trentesimo anniversario della Rivoluzione di Velluto, il crollo del regime del partito unico in Cecoslovacchia. Ed ecco che il simbolo di una riacquistata libertà, l’anniversario, celebrato ieri e oggi, è divenuto un terreno di scontro politico e di protesta contro il premier Andrej Babiš e il presidente Miloš Zeman. Bersagli principali, l’autocrate miliardario Andrej Babis e i suoi alleati sovranisti del gruppo di Viségrad, i leader di Polonia e Ungheria, Jaroslaw Kaczynski e Viktor Orbán. Contro la destra antieuropeista, il comitato di studenti e cittadini «Un milione di attimi per la democrazia», e all’appello sembra abbiano risposto in 200 mila, 300 mila secondo altre fonti, per due volte assieme al Letná Park, il grande parco pubblico. Segnale decisamente forte.

Non commemorazione e nuovi leader

«Un milione di attimi per la democrazia», il nome articolato che si è dato il movimento giovanile fondato dallo studente Mikulas Minar, movimento pacifista che rifiuta lo scontro machiede molto. «Ieri come oggi difendiamo la democrazia», «chi ha lottato o è stato arrestato o ucciso allora non puó essere tradito da chi governa oggi», riporta Andrea Tarquini su Repubblica. «Cedi le tue proprietà o dimettiti», hanno scandito i dimostranti rivolti al premier sovranista Babis, in uno sventolio di bandiere nazionali céche e di vessilli blu e stellati dell’Unione europea, colonna sonora l´Ode alla gioia della Nona sinfonia di Beethoven.

Generazioni ‘rivoluzione di velluto’

«A scendere in piazza soprattutto le generazioni della Rivoluzione di Velluto. Quaranta-cinquantenni delle classi medie, tendenzialmente liberali e di centro-destra, che vedono in Babiš non solo un premier in pieno conflitto d’interessi ma soprattutto l’ex funzionario comunista (e forse agente della polizia segreta)», sostiene Jakub Hornacek sul Manifesto. Ma la piazza giovanile dei 2-300 mila, una parte di quel «Un milione di attimi per la democrazia», è molto altro ancora e ha lanciato un ultimatum al premier. «Entro la fine dell’anno revochi il mandato alla guardasigilli Benešová e venda la sua holding Agrofert o lasci la poltrona» lancia dal palco uno dei volti del movimento, Mikuláš Minár.

Impeachment alla Repubblica Ceca

Conflitto di interessi e peggio. Il premier, secondo o terzo uomo più ricco del paese, possiede attraverso Agrofert una parte rilevante della carta stampata. Babiš, purtroppo, non è il solo oligarca ad essere proprietario di media. Negli ultimi anni praticamente tutta la stampa ceca -modello di quella ungherese agli ordini di Orban- è passata dalle mani di grandi editori puri anche esteri, a miliardari locali. «Finiscono invece in secondo piano le vicende giudiziarie del premier, coi pubblici ministeri che hanno archiviato la posizione del premier in un affaire di malversazioni dei fondi europei», precisa l’attento collega da Praga, che chiama indirettamente in causa il presidente della repubblica Miloš Zeman.

Il Presidente che non è Havel

«Il presidente non rispetta la Costituzione», attacca lo studente Minár che denuncia la condotta di Zeman. Sì, qualche sgarbo tra premier a garante presidenziale, ma semplici liti di potere. «Oltre a questi sgarbi istituzionali, Zeman è malvisto da una parte della popolazione per la sua politica estera aperta alla Russia e alla Cina. In realtà, la permanenza della Repubblica Ceca nella Nato non è minimamente messa in discussione, tuttavia una parte del mondo liberale ceco è insofferente a ogni dubbio espresso sulla politica estera e sull’appoggio incondizionato a Nato, Usa e Israele». Le conseguenze contraddittorie del post sovietismo e la destra di Putin fa più paura della destra di Trump e dei sovranismi dei discutibili alleati del gruppo di Visegrad.

Nuovi concetti di destra e sinistra

«Per la prima volta, simbolicamente, i giovani hanno portato in corteo la vecchia Volkswagen Golf di Vaclav Havel, il leader di Charta 77 e del dissenso che trascorse anni in carcere duro imposti da Mosca con l’invasione del 1968 contro il comunista riformatore Alexander Dubcek», ricorda Tarquini. «Poi a novembre 1989 Havel e Dubcek tornarono, osannati dalla folla a Piazza San Venceslao, Havel divenne il primo presidente democratico e il costruttore del ritorno alla democrazia e Dubcek presidente del Parlamento. I loro valori tornano oggi a portare la società cèca in piazza». A voler tentare un minimo di analisi socio politica, l’attualità della piazza riequilibrare lo spostamento a destra, che aveva caratterizzato le generazioni della Rivoluzione di Velluto.

La stessa piazza di Praga il 17 novembre 1989

Storia

«Gli eventi che portarono alla caduta del regime socialista in Cecoslovacchia partirono nel gennaio ’89, quando furono represse dalla polizia le commemorazioni del sacrificio di Jan Palach», ricorda Jakub Hornacek. Le proteste proseguirono per tutto l’anno ed ebbero l’apice il 17 novembre, quando il corteo in memoria degli studenti cechi uccisi durante l’occupazione nazista fu caricato dalla polizia sul Corso nazionale a Praga. Pochi giorni dopo si formò la piattaforma Forum civico, che concordò con il Partito Comunista il passaggio di potere. Il 29 dicembre l’allora parlamento comunista elesse presidente della repubblica Václav Havel. Le prime elezioni plurali furono convocate per giugno 1990. E con il ritorno al sistema politico plurale vi furono ripetuti scontri sull’assetto istituzionale del paese. L’incomunicabilità tra i politici cechi e quelli slovacchi sfociò nel 1992 nella decisione di sciogliere la federazione, separazione felicemente indolore tra Repubblica Ceca e Slovacchia.

Potrebbe piacerti anche