Era il 7 novembre 1966 quanto Venezia fu sommersa dall’acqua più alta di sempre, 194 centimetri a battere l’attualità. In quel dannato novembre fu anche il disastro di Firenze. Meno di un anno dopo era operativa la «Commissione interministeriale per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo». Presidente Giulio De Marchi, ingegnere idraulico, tra i maggiori esperti italiani di allora, assieme ad altri illustri studiosi. 1970, relazione finale, 5 volumi sul dissesto idrogeologico che minacciava in Paese e sulle proposte per combatterlo e mettere in sicurezza il territorio. «Citatissimo e mai attuato», commenta su Avvenire Antonio Maria Mira.
«Nell’arco di 30 anni prevedeva una spesa di circa 9mila miliardi di lire, pari a circa 76 miliardi di euro rivalutati ad oggi, circa 2,5 miliardi di euro per anno. Tanti? Troppi? Comunque non si fece nulla, o quasi». Era l’Italia del boom edilizio senza regole e del consumo del suolo. Oggi, nell’Italia con le pezze ai pantaloni, «solo frane e alluvioni ci costano 3,3 miliardi l’anno. Molto più di quello che sarebbe servito per evitarli».
La Commissione De Marchi 50 fu anticipatrice sorprendente. Fumi nell’atmosfera e quantità delle precipitazioni, anidride carbonica e aumento della temperatura. «Sì, proprio i mutamenti climatici. Mezzo secolo fa», sempre Antonio Maria Mira. Oggi: «Nel nostro Paese negli ultimi dieci anni gli eventi estremi (le cosiddette “bombe d’acqua”, i tornado, le grandinate, ecc.) sono triplicati, passando dai 395 registrati nel 2008 ai 1.042 del 2018». «Piove di più, in modo più violento e concentrato, ma non compriamo l’ombrello».
Niente ombrello perché i soldi non ci sono, e poi ogni disastro li dobbiamo trovare per metterci una pezza. «In realtà i soldi ci sono. E neanche pochi. Ma non si spendono». In troppi a dover o voler decidere.
Nel 2014 si inventò #Italiasicura alla Presidenza del Consiglio. «E si riuscì a trovare 9,5 miliardi, recuperandoli da tanti rivoli di leggi e leggine. Ne ha spesi 3 per 1.475 opere tra le quali Genova, l’Arno e la Calabria, situazioni ad altissimo rischio». ‘Piano nazionale’ per più di 10mila opere con la promessa di spendere 30 miliardi in 15 anni, 2 all’anno (molto meno dei danni annuali). Ma tutto si è fermato col governo giallo-verde (Lega-M5S) «che ha abrogato la struttura trasferendo la competenza al Ministero dell’Ambiente, ma senza togliere quelle degli altri dicasteri».
Così, mentre piove sempre più violentemente, non si riescono a spendere i fondi. L’elenco della vergogna.
E l’Europa ha risposto positivamente alla richiesta italiana di flessibilità per queste spese. A marzo è stato presentato “ProteggItalia”, il Piano nazionale per la sicurezza del territorio. Coinvolti vari Ministeri ma la “cabina di regia” torna a palazzo Chigi. Cifra prevista? «Proprio undici miliardi. Una positiva correzione. Purché ora si spendano davvero. Anzi s’investano. In fretta e bene», la perorazione di Mira.
Avendo utilizzato come fonte Avvenire, ottimo giornale della conferenza Episcopale, una attenzione dovuta a Papa Francesco nel suo intervento all’Associazione di diritto penale. «Oggi, alcuni settori economici – come si legge nell’enciclica Laudato Si’ – esercitano più potere che gli stessi Stati». Un elenco lunghissimo di arbitri, macro-delinquenza delle corporazioni, eccetera. Compreso l’ecocidio: «la contaminazione massiva dell’aria, delle risorse della terra e dell’acqua, la distruzione su larga scala di flora e fauna, e qualunque azione capace di produrre un disastro ecologico o distruggere un ecosistema». E Papa Francesco aggiunge che si sta pensando di introdurre nel Catechismo della Chiesa cattolica il peccato contro l’ecologia.