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venerdì 13 Dicembre 2019

Nell’acqua alta la politica affoga: studi e miliardi fermi da 50 anni. Peccato di ecocidio

Guasti idrogeologici d’Italia e scaricabarile sulle responsabilità politiche della mancata prevenzione. ‘Undici miliardi in cerca d’autore’, soldi che non si sanno spendere. Papa Francesco: l’ecocidio potrebbe diventare peccato per il catechismo

Undici miliardi in cerca d’autore

Era il 7 novembre 1966 quanto Venezia fu sommersa dall’acqua più alta di sempre, 194 centimetri a battere l’attualità. In quel dannato novembre fu anche il disastro di Firenze. Meno di un anno dopo era operativa la «Commissione interministeriale per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo». Presidente Giulio De Marchi, ingegnere idraulico, tra i maggiori esperti italiani di allora, assieme ad altri illustri studiosi. 1970, relazione finale, 5 volumi sul dissesto idrogeologico che minacciava in Paese e sulle proposte per combatterlo e mettere in sicurezza il territorio. «Citatissimo e mai attuato», commenta su Avvenire Antonio Maria Mira.

Miliardi scritti solo a bilancio

«Nell’arco di 30 anni prevedeva una spesa di circa 9mila miliardi di lire, pari a circa 76 miliardi di euro rivalutati ad oggi, circa 2,5 miliardi di euro per anno. Tanti? Troppi? Comunque non si fece nulla, o quasi». Era l’Italia del boom edilizio senza regole e del consumo del suolo. Oggi, nell’Italia con le pezze ai pantaloni, «solo frane e alluvioni ci costano 3,3 miliardi l’anno. Molto più di quello che sarebbe servito per evitarli».

De Marchi e i negazionisti climatici

La Commissione De Marchi 50 fu anticipatrice sorprendente. Fumi nell’atmosfera e quantità delle precipitazioni, anidride carbonica e aumento della temperatura. «Sì, proprio i mutamenti climatici. Mezzo secolo fa», sempre Antonio Maria Mira. Oggi: «Nel nostro Paese negli ultimi dieci anni gli eventi estremi (le cosiddette “bombe d’acqua”, i tornado, le grandinate, ecc.) sono triplicati, passando dai 395 registrati nel 2008 ai 1.042 del 2018». «Piove di più, in modo più violento e concentrato, ma non compriamo l’ombrello».

L’ombrello i soldi e le bugie

Niente ombrello perché i soldi non ci sono, e poi ogni disastro li dobbiamo trovare per metterci una pezza. «In realtà i soldi ci sono. E neanche pochi. Ma non si spendono». In troppi a dover o voler decidere.

Nel 2014 si inventò  #Italiasicura alla Presidenza del Consiglio. «E si riuscì a trovare 9,5 miliardi, recuperandoli da tanti rivoli di leggi e leggine. Ne ha spesi 3 per 1.475 opere tra le quali Genova, l’Arno e la Calabria, situazioni ad altissimo rischio». ‘Piano nazionale’ per più di 10mila opere con la promessa di spendere 30 miliardi in 15 anni, 2 all’anno (molto meno dei danni annuali). Ma tutto si è fermato col governo giallo-verde (Lega-M5S) «che ha abrogato la struttura trasferendo la competenza al Ministero dell’Ambiente, ma senza togliere quelle degli altri dicasteri».

Vergogna soldi non spesi

Così, mentre piove sempre più violentemente, non si riescono a spendere i fondi. L’elenco della vergogna.

  1. Bloccati i 400 milioni per la messa in sicurezza del Sarno (l’enorme frana del 1998 provocò 160 morti),
  2. gli 800 per la Sicilia (un anno fa a Casteldaccia per l’esondazione di un torrente morirono 9 persone)
  3. e 120 per il Seveso che regolarmente esonda invadendo Milano. Fondi che, lo ripetiamo, ci sono.
  4. Sei miliardi li ha ancora il Ministero dell’Economia (eredità #Italiasicura),
  5. tre sono fondi regionali,
  6. due li ha il Ministero dell’Ambiente.

Gli 11 miliardi disponibili

E l’Europa ha risposto positivamente alla richiesta italiana di flessibilità per queste spese. A marzo è stato presentato “ProteggItalia”, il Piano nazionale per la sicurezza del territorio. Coinvolti vari Ministeri ma la “cabina di regia” torna a palazzo Chigi. Cifra prevista? «Proprio undici miliardi. Una positiva correzione. Purché ora si spendano davvero. Anzi s’investano. In fretta e bene», la perorazione di Mira.

Il Papa, ‘ecocidio peccato grave’

Avendo utilizzato come fonte Avvenire, ottimo giornale della conferenza Episcopale, una attenzione dovuta a Papa Francesco nel suo intervento all’Associazione di diritto penale. «Oggi, alcuni settori economici – come si legge nell’enciclica Laudato Si’ – esercitano più potere che gli stessi Stati». Un elenco lunghissimo di arbitri, macro-delinquenza delle corporazioni, eccetera. Compreso l’ecocidio: «la contaminazione massiva dell’aria, delle risorse della terra e dell’acqua, la distruzione su larga scala di flora e fauna, e qualunque azione capace di produrre un disastro ecologico o distruggere un ecosistema». E Papa Francesco aggiunge che si sta pensando di introdurre nel Catechismo della Chiesa cattolica il peccato contro l’ecologia.

AVEVAMO DETTO

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