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venerdì 13 Dicembre 2019

Áñez ‘Guaidó boliviana’, presidenti improbabili a benedizione Usa

La proclamata presidente dal suo Partito, dopo il golpe facendo finta che non sia stato. Jeanine Áñez, di corsa già i nuovi vertici militari e nuovi ministri. Mentre nelle strade sono già 10 le vittime della repressione. Ma c’è ancora il Mas, il partito socialista di Evo Morales che è maggioranza parlamentare uscente che crea imbarazzi nella cancelleria meno sfacciate. E c’è la vera presidente del senato che rivendica il ruolo usurpato dalla ‘seconda vice’

‘Guaidó boliviana’ e non è complimento

Neppure il tempo di farci imparare il suo nome dal passato ignoto, e la presunta presidente boliviana fatta in casa dal suo partito di minoranza, di corsa a nominare i nuovi vertici militari a lei fedeli e un improbabile governo. «È stata una corsa contro il tempo quella delle forze golpiste. Con un obiettivo preciso: mettere il mondo davanti al fatto compiuto e non dare tempo al Movimiento al Socialismo di riorganizzarsi», la valutazione politica di Claudia Fanti, ma lei scrive sul Manifesto ed è politicamente ‘sospettabile’.

  • Ecco allora  Rocco Cotroneo sul Corriere della Sera. «Per mezza Bolivia è una usurpatrice, il volto del golpe contro Evo Morales; per l’altra metà il simbolo della liberazione, per ritrovare la democrazia». Ex presentatrice tv, avvocata, del partito conservatore Unidad  Democratica, entrata in politica per caso, sua stessa ammissione, grazie alle ‘quote rosa’ volute da Morales.
  • Sole24ore, confindustria, «Nomina senza quorum accuse di golpe». «La nomina che rischia di far precipitare il Paese dal vuoto di potere nella guerra civile, è avvenuta nonostante le sedute di Camera e Senato non avessero raggiunto il quorum per l’assenza dei parlamentari del governativo Movimento al socialismo che controllava i due terzi delle due Camere.
  • «Così, l’autoproclamata presidente Jeanine Áñez, già ribattezzata come la Guaidó boliviana, si è affrettata, dopo lo show del suo ingresso al Palazzo Quemado con la bibbia in mano, a nominare nuovi vertici militari, incassando lo scontato riconoscimento di Trump e di Bolsonaro e, per quel che vale, proprio di Guaidó, l’iniziatore della pratica delle autoproclamazioni».

Ma c’è la vera presidente del senato

Una fretta giustificata dalle rivendicazioni della vera presidente del Senato Adriana Salvatierra (non la seconda vice), la legittima sostituta di Moralea Costituzione alla mano, che ha denunciato di essere stata bloccata e malmenata dalla polizia al suo ingresso nell’Assemblea legislativa. Una mossa che -se insistono a far finta che non sia stato un vero colpo di Stato- rimetterebbe tutto in discussione, dal momento che, se le sue dimissioni approvate dal Parlamento  rientrassero, è a lei che spetterebbe la presidenza ad interim.

Democrazia parlamentare si difende

Intanto i parlamentari del Mas, maggioranza assoluta, in una regolare sessione alla Camera dei deputati, hanno eletto come nuovo presidente della Camera Sergio Choque, il quale ha annunciato un progetto di legge per riportare l’esercito nelle caserme e lasciare alla polizia il compito dell’ordine pubblico. Confusione e provocazioni. La nuova ministra degli Esteri Karen Longaric, di legittimità dubbia, ha subito anticipato di voler sostituire gli ambasciatori fedeli a Morales con «persone migliori e più efficienti». Un compito forse non così compatibile con il «carattere strettamente provvisorio» che la presidente ad interim ha attribuito al suo governo, ribadendo la necessità di riconciliare il paese, restaurare la pace sociale e realizzare di libere elezioni.

Provocazioni burocratiche e rabbia vera

«Di pace sociale, al momento, neanche l’ombra». Dalla città di El Alto, roccaforte aymara di Evo Morales, migliaia di persone sono scese a La Paz per denunciare il colpo di stato e protestare contro l’autoproclamazione della senatrice Áñez, affrontando la repressione della polizia e dei militari. Lo stesso è avvenuto a Montero e a Yapacani, nel dipartimento di Santa Cruz, dove le forze di sicurezza hanno sparato contro i manifestanti facendo salire a 10 il bilancio attuale dei morti. Paese in bilico, sull’orlo della guerra civile. Ed è Morales  dal suo esilio in Messico a invocare un dialogo nazionale, chiedendo la mediazione dell’Onu, dei paesi europei e di papa Francesco.

L’analisi di Ramiro Saravia

In Bolivia «solo con un massacro potranno trionfare le destre», dichiara Ramiro Saravia a Andrea Cegna, Gianpaolo Contestabile. Lui coordina La Tinku, rete che si occupa di organizzare attività culturali e sociali delle comunità indigene. Della rete fa parte l’unico centro sociale occupato della Bolivia, La Tinkuna. «Non hanno mai digerito un presidente indio come Evo e ora si vendicano con i leader contadini. Ma gli indigeni sono come un formicaio, se li disturbi escono dalle loro comunità e bloccano tutto». «Questa settimana si definirà se la destra riuscirà a consolidare il golpe o se i movimenti sociali riusciranno a fermarlo, permettendo alla presidentessa del Senato Adriana Salvatierra di guidare il parlamento, dove il Mas ha ancora la maggioranza».

Destra e voglia di massacri

«Questa settimana si definirà se la destra riuscirà a consolidare il golpe o se i movimenti sociali riusciranno a fermarlo, permettendo alla presidentessa del Senato Adriana Salvatierra di guidare il parlamento, dove il Mas ha ancora la maggioranza». «Le organizzazioni contadine e sindacali sono sul piede di guerra e non si parlerà di elezioni finché i golpisti non se ne andranno. I bianchi delle zone urbane e ricche come Santa Cruz, non hanno mai mandato giù che fosse un indio come Evo a governare e ora stanno uscendo fuori per vendicarsi. Ma gli indigeni sono come un formicaio, se li disturbi escono dalle loro comunità e scendono a migliaia e bloccano tutti gli accessi alle città. Solo con un grande massacro la destra potrà trionfare. Per questo abbiamo bisogno dell’attenzione internazionale, perché le forze repressive hanno già iniziato a sparare contro i blocchi dei campesinos».

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