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venerdì 13 Dicembre 2019

Bolivia e il colpo di Stato truccato, Evo Morales in Messico

Evo Morales rifugiato il Messico. In Bolivia un colpo di stato vecchio stile fa calare il sipario sul primo governo indigeno nella storia del paese. Morales, che si dimette per evitare la guerra civile, ma l’odio e le violenze non si fermano. Alcuni dei retroscena internazionali e la destra nazifascista col segno della croce.

Colpo di Stato senza carri armati

Bolivia, cacciato sul primo governo indigeno nella storia. Nella capitale La Paz, atti di vandalismo e scontri dei militanti di entrambe le fazioni in conflitto: edifici, macchine e bus incendiati, saccheggiati negozi e supermercati.

Caos istituzionale e vuoto di potere

Dopo la drammatica giornata che ha portato alle dimissioni del presidente Evo Morales, caos istituzionale e vuoto di potere mentre le squadracce della destra violenta imperversano per le strade. A livello internazionale si parla di ‘colpo di Stato’ e il Messico ha annunciato di aver concesso asilo politico al presidente dimissionario, che ha deciso di accettare l’offerta.

Evo Morales Ayma

@evoespueblo – Hermanas y hermanos, parto rumbo a México, agradecido por el desprendimiento del gobierno de ese pueblo hermano que nos brindó asilo para cuidar nuestra vida. Me duele abandonar el país por razones políticas, pero siempre estaré pendiente. Pronto volveré con más fuerza y energía.
«Parto per il Messico, fa male lasciare il Paese per motivi politici ma tornerò presto con più forza ed energia».
«La sua vita e la sua sicurezza sono in salvo» ha detto il ministro degli Esteri messicano dopo che l’ex presidente è salito sull’aereo che lo ha portato a Città del Messico.

Stato boliviano senza testa

Oltre Morales, si è dimesso il suo vice Alvaro Garcia Linera, i presidenti di Senato e Camera e anche il primo vicepresidente della Camera Alta. Tecnicamente le dimissioni del capo dello Stato saranno effettive solo quando ci sarà una loro approvazione da parte del Parlamento, la cui data della riunione non è stata stabilita. Questo fa sì che Morales resti per ora il presidente in carica e se il governativo Movimento al socialismo (Mas), non riuscirà raggiungere l’edificio del Parlamento senza subire attacchi e quindi a partecipare, non sarà mai possibile ottenere un quorum per procedere ad una transizione basata sulla Costituzione.

‘Cospiratori, razzisti e golpisti’

Morales, dopo aver scritto la lettera di dimissioni, aveva chiesto ai suoi oppositori, Carlos Mesa e Luis Fernando Camacho, di «assumersi la responsabilità di pacificare il Paese e garantire la stabilità politica e la convivenza pacifica del nostro popolo». Per poi definirli entrambi su Twitter «cospiratori, razzisti e golpisti».

@evoespueblo – Mesa y Camacho, discriminadores y conspiradores, pasarán a la historia como racistas y golpistas.

Appelli alla moderazione

Appelli alla moderazione e al rispetto della Costituzione arrivati da ogni parte: l’Onu, Osa, Unione europea (Ue) e la Cina. Russia, Messico, Uruguay, Venezuela, Cuba e vari organismi internazionali (Gruppo di Puebla e l’Alba, Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America) definiscono “colpo di Stato” l’obbligo di rinuncia imposto a Morales con il contributo decisivo dei militari. Stati Uniti insolitamente silenti ma non disattenti.

Golpe si-no, vescovi in imbarazzo

«Non è un colpo di Stato, ora transizione rispettosa della Costituzione», prova e metterci una pezza la conferenza episcopale boliviana, in imbarazzo di fronte a certe organizzazioni pseudo cattoliche violente in piazza. «Come Conferenza episcopale stiamo accompagnando questo processo di transizione chiedendo che esso avvenga in modo pienamente legale e rispettoso della Costituzione, e in modo pacifico». Esattamente tutto il contrario di ciò che sta accadendo.

L’odiato «presidente indio»

«Al di là della controversa candidatura di Morales e persino dei dubbi sulla trasparenza delle elezioni del 20 ottobre, è ormai chiaro che l’opposizione non avrebbe accettato altro risultato che la sconfitta dell’odiato ‘presidente indio’», annota dal sudamerica Claudia Fanti. A ufficializzare anche nella forma il golpe, il comandante generale delle forze armate Willimas Kaliman, che ha “suggerito” a Morales di dimettersi, «consentendo la pacificazione e il mantenimento della stabilità». Ma la violenza, Evo Morales cacciato, invece dilaga con le formazioni pseudo cattoliche della destra fascisteggiante, che bruciano le case degli avversari politici, scatenati contro numerosi dirigenti e militanti del Mas, compresi quegli «indios de mierda».

Ora l’esercito in piazza

Ora i vertici militari, cacciato via Morales, annunciano «operazioni militari aeree e terrestri» contro i gruppi armati che stiano «operando al di fuori della legge», quasi certamente quelli che, come nella città di El Alto, hanno cominciato a protestare contro il colpo di stato. Il Comitato politico del Mas, il partito di Mirales, annuncia «un lungo cammino di resistenza, per difendere i successi storici del primo governo indigeno». Il fatto che alcuni movimenti popolari vicini al governo, come la Federación Sindical de Trabajadores Mineros e persino la Central Obrera Boliviana, abbiano sollecitato Morales alle dimissioni «dovrebbe indurre la sinistra anche a una profonda autocritica», scrive il Manifesto.

Golpe pianificato pre elezioni

Carlos Aparicio Veda, ambasciatore boliviano in Italia. «È stato un colpo di stato. Ed è stato pianificato dai comitati civici di Santa Cruz de la Sierra guidati da Luís Camacho e dalla formazione Comunidad Ciudadana di Carlos Mesa. La loro strategia è cominciata prima delle elezioni; in un comizio Camacho disse che non avrebbe riconosciuto la vittoria di Evo Morales se fosse stata annunciata e già aveva chiesto allora disobbedienza civile. Lungo tutta la campagna il gruppo fascista Union Civil Cruceñista da cui Camacho proviene ha bruciato le case dei militanti del Mas e vandalizzato la loro campagna elettorale».

Mosca accusa gli americani

Reazioni dalla Russia. Il Cremlino potrebbe chiedere una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell’Onu . La diplomazia russa esprime «preoccupazione per il fatto che la volontà del governo boliviano di cercare soluzioni costruttive non abbia trovato risposta dall’opposizione, mentre gli eventi si sono svolti secondo i modelli di un colpo di stato organizzato». Il presidente della commissione per gli affari esteri della Duma Alexey Chepa: «Questo è un colpo di Stato che è stato organizzato in modo evidente dagli Usa. Sotto la pressione dell’esercito e della polizia, Morales ha deciso di dimettersi, al fine di evitare spargimenti di sangue».

Gli errori politici di Evo Morales

«L’errore di Morales è stato credere di essere indispensabile. Si è aggrappato al potere troppo a lungo, e adesso si è bruciato», la valutazione di Gwynne Dyer su Internazionale. «Evo Morales il buono, primo presidente indigeno del paese (è cresciuto parlando la lingua aymara, imparando lo spagnolo solo da giovane adulto)». «Carlos Mesa, invece, appartiene alla minoranza bianca privilegiata (il 15 per cento della popolazione), che ha sempre controllato sia la politica sia le ricchezze. Mesa, storico e giornalista televisivo, si è dimesso dalla presidenza nel 2005 dopo aver cercato, invano, di nazionalizzare l’industria del gas». «Evo Morales ha preso il suo posto, facendo meglio di lui. Ha nazionalizzato non solo petrolio e gas, ma anche le miniere di zinco e stagno, e altre importanti aziende di pubblica utilità». Morales vincente grazie al boom delle materie prime che ha triplicato il pil del paese in 15 anni. Ma il boom è finito.

«Un politico più astuto di Morales avrebbe potuto decidere di lasciar vincere queste ultime elezioni a Mesa. Poi, nel momento in cui le entrate del paese fossero calate, Mesa sarebbe stato incolpato per la riduzione dei servizi sociali costruiti da Morales, e quest’ultimo sarebbe potuto tornare trionfalmente al potere in cinque anni, sostenendo che Mesa aveva tradito i poveri».

AVEVAMO DETTO

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