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lunedì 11 Novembre 2019

Storia e muri, da quello di Berlino agli 8mila km di filo spinato oggi

Il 9 novembre 1989, quando il muro di Berlino venne giù, in molti sognavano un mondo senza più divisioni. Ma i «muri» vivono e crescono tutt’attorno a noi in una società che separa, esclude e blinda

Dal muro al filo spinato

I «muri» vivono e crescono attorno a noi. Come strategia difensiva da pericoli veri o presunti, o come affermazione nazionalista e ideologica. Una società che anziché costruire ponti, separa, blinda, chiude.

Il muro di Berlino fu costruito nel 1961 per fermare l’esodo della popolazione dalla Repubblica Democratica Tedesca. Tra il 1949 e il 1961 erano fuggiti dall’Est più di 2,6 milioni di tedeschi, su una popolazione di 17 milioni. Con il paese sull’orlo del collasso economico e sociale, il governo della Germania Est prese quindi la decisione di chiudere tutto il confine, costruendo il muro in una notte, il 13 agosto 1961. Il nome ufficiale era “barriera di protezione antifascista”, che doveva difendere i tedeschi orientali dall’occidente.

«Il Muro»

La mattina di quel 9 novembre 1989 a Berlino Est, Günter Schabowski, portavoce della Repubblica Democratica Tedesca, la DDR, probabilmente non immaginava come si sarebbe conclusa la conferenza stampa prevista per il pomeriggio. La Germania orientale stava letteralmente cadendo a pezzi dall’estate, da quando cioè – attraverso il confine ungherese con l’Austria – centinaia e centinaia di tedeschi dell’Est avevano cominciato ad andarsene. Ad ottobre, mentre era in corso la solenne celebrazione del quarantennale della DDR, ci furono fischi nei confronti di Erich Honecker, presidente del consiglio in carica, ed acclamazioni per Michail Gorbačëv, leader sovietico che stava attuando la “perestroika”: ci furono anche decine di arresti nei tafferugli con la polizia, ma forse furono gli ultimi della storia della DDR. Punto irrisolto rimaneva tuttavia quello dei visti in uscita per i cittadini della Germania orientale. La conferenza stampa avrebbe dovuto annunciare l’immediata presa in esame di ‘nuove richieste’, ma Schabowski si confuse: alla domanda da quando sarebbe stata concessa la possibilità di ‘uscire’, rispose candidamente «Ab sofort» (da subito). Ed accadde quello che sappiamo. Per ironia della sorte nel 1997 Schabowski, che era stato comunque un alto funzionario del partito, fu condannato come corresponsabile di alcuni misfatti della DDR. Graziato nel 2000, nel 2009 pubblicò un libro dal titolo molto significativo “Abbiamo sbagliato quasi tutto”.

I grandi muri dell’antichità

Oggi nell’immaginario collettivo «Il Muro» in assoluto è solo quello di Berlino, che indubbiamente rappresenta un episodio importante nella storia tormentata del XX secolo, ma evoca anche l’esistenza di altre barriere o fossati costruiti per ostacolare in diversi modi la circolazione delle persone o delle idee. Sebbene altri ‘muri’ non siano ricordati allo stesso modo, la loro storia è antica, per non dire remota. Pare infatti che la prima barriera costruita per fermare un popolo risalga a qualche millennio fa: Su-Shin, terzo re di Ur, costruì una barriera per fermare gli Amorrei a nord della città di Akkad tra il 2037 e il 2029 a.C. e qualcosa di simile fece anche il faraone d’Egitto Amenemhat I più o meno nello stesso periodo quando costruì il ‘muro del Principe’ per fermare le migrazioni dall’Asia. In entrambi i casi le barriere non ebbero successo e si verificarono puntualmente gli eventi temuti. Nemmeno ai Romani, sebbene meglio organizzati e molto più efficienti, la costruzione di un muro garantì il successo: il Vallo di Adriano nelle Isole Britanniche e il ‘limes’ romano sul Reno costruiti per fermare i barbari alla fine non funzionarono. Non parliamo poi della Grande Muraglia cinese il cui scopo era arrestare i Mongoli: quando Marco Polo andò in Cina sull’immenso paese regnava proprio una dinastia di origine mongola.

Altri muri e muretti

Più in generale sembra che anche altri sistemi fondati su muri più piccoli, ma che comunque intendevano dividere nettamente ‘per sempre’ con una barriera artificiale mondi o popoli diversi, non abbiano funzionato. Il castello medioevale, simbolo materiale del sistema feudale che teneva i servi della gleba rigorosamente fuori dalle mura, non durò in eterno. La forza delle armi da fuoco prima ne fece crollare la alte, ma fragili mura e poi scomparve del tutto anche il feudalesimo stesso, anche se per la verità furono necessari dei secoli. Dai castelli si passò alle città, allora cinte da solidi bastioni inespugnabili, ma anche in questo caso i tanti assedi della storia dimostrarono alla fine che non esistevano barriere insuperabili, o più semplicemente che nessuna sarebbe mai durata per sempre. Anche altri muri più piccoli, costruiti all’interno delle stesse città per isolare minoranze etniche o religiose, come ad esempio i ghetti, crollarono e assieme a loro l’idea stessa che una netta e rigida separazione fosse la soluzione giusta e duratura. La costruzione di nuovi muri, barriere o fossati rappresenta però ancora una tentazione diffusa in varie parti del mondo. “Stiamo sbagliando quasi tutto”, scriverebbe oggi Günter Schabowski.

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