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martedì 12 Novembre 2019

Lula libero – Brasile, l’ex presidente pronto e tornare alla politica

La Corte Suprema ha dichiarato l’incostituzionalità di anticipare la pena al secondo grado di giudizio. Il leader, escluso dalle elezioni presidenziali che hanno portato alla presidenza Bolsonaro, stato rilasciato dopo 580 giorni di detenzione. L’ex presidente ora può tornare a fare politica.

«Ho resistito grazie a voi»

Appena uscito dalla stazione di polizia di Curitiba, dove è rimasto recluso diciannove mesi, l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva è salito su un palco improvvisato davanti alla folla che lo attendeva da ore e lo ha gridato: «Ho resistito grazie a voi». «Lula livre» dalla folla. Alle 16.15 ora locale, il giudice Danilo Pereira Júnior del 12° Tribunale federale di Curitiba ha disposto la scarcerazione dell’ex presidente, e appena un paio d’ore dopo l’ex detenuto Da Silva Lula dopo ha potuto varcare i cancelli del carcere di Curitiba, in diretta tv, accolto dall’abbraccio di centinaia di suoi sostenitori che nel frattempo si erano radunati lì davanti. Poi se n’è andato visibilmente commosso verso Sao Bernardo Campos, vicino a San Paolo dove domenica ci sarà la grande festa di bentornato.

Colpevole solo a sentenza definitiva

A decidere la scarcerazione è stata la giudice Carolina Lebbos, della dodicesima sezione di esecuzione penale dello Stato del Paraná. Ma a rendere possibile l’apertura di quelle sbarre era stata, nella notte tra giovedì e venerdì, la Corte Suprema. La colpevolezza è provata soltanto al terzo grado di giudizio. Incostituzionale la scorciatoia del semplice giudizio di appello in vigore dal 2016, approvata sull’onda dell’indignazione collettiva contro le tangenti suscitata dalla maxi inchiesta Lava Jato, ‘Mani polite’ brasiliana. Da allora, ha portato dietro le sbarre 4.894 persone, trentotto delle quali coinvolte in Lava Jato. Tra loro, Lula, che si è sempre dichiarato innocente.

Lava Jato giudici sotto inchiesta

Era stata chiamata la tangentopoli brasiliana, ora a sua volta sotto inchiesta, o almeno, i più importanti magistrati che l’hanno condotta. Il processo e il verdetto per corruzione contro l’ex presidente non sono stati abrogati. La liberazione avviene per una questione tecnica. E’ indubbio, però, che sulla decisione della Suprema Corte abbia pesato il mutato clima sociale nei confronti di Lava Jato, la ‘Mani pulite’ scoperta adesso sporca. A differenza di tre anni fa, l’indagine e il suo protagonista, il magistrato inquirente Sergio Moro, non godono più di consenso unanime. L’ex giudice e ora ministro della Giustizia del governo di Jair Bolsonaro, è stato screditato da un’inchiesta  giornalistica che ha pubblicato, a giugno, una serie di messaggi scambiati via Telegram fra gli inquirenti di Lava Jato.

Sergio Moro ministro per premio

Si è scoperto che Sergio Moro -che aveva funzione giudicante- imbeccava imbeccare i pm, la pubblica accusa, per ‘incastrare gli imputati’. Le intercettazioni rese pubbliche e lo scandalo, con Sergio Moro che traballa ma resta ministro, anche se ampiamente screditato. Da allora, la Corte Suprema è stata investita di ricorsi. «Oltre a quello sulla costituzionalità della carcerazione dopo la seconda istanza, altri ricorsi rischiano di distruggere la macchina accusatoria creata da Lava Jato»,  ricorda Lucia Capuzzi su Avvenire. Nelle prossime settimane ‘gli alti togati’ dovranno pronunciarsi anche sulla legittimità delle azioni dello stesso ex giudice Sergio Moro. In caso di pronunciamento favorevole, i processi e le sentenze verrebbero abrogate. E Lula sarebbe allora, completamente libero e soprattutto, innocente.

Lula libero senza troppe certezze

Un risultato sino all’ultimo non scontato, viste le forti pressioni di settori militari e di estrema destra  e la stessa offensiva del pool di magistrati della ‘Lava Jato’ screditati. La caduta di credibilità di Sergio Moro, passato dal ruolo di supereroe a quello di ministro succube di un sempre più discusso Bolsonaro. Lula Da Silva che torna libero di far politica non è una buona notizia per l’ultra destra brasiliana attualmente al potere, che già sa che l’ex carcerato, non farà sconti, anzi. L’ex presidente del Brasile, ci ricorda Claudia Fanti sul Manifesto, «aveva dichiarato che uscirà di prigione ‘più a sinistra’ di quando vi è entrato. L’ex presidente-operaio ha anche reso noto che, una volta fuori, farà “un grande discorso alla nazione” e una partita di calcio con gli amici del Movimento dei lavoratori senza terra». Inquietudini dalla parti di Bolsonaro.

Memento Lula

L’ex presidente brasiliano è oggi una icona della sinistra nel Paese guidato da Jair Bolsonaro, e forse l’uomo più temuto dall’attuale capo dello Stato. Le due condanne (contestate) per corruzione e riciclaggio, una a 8 anni e l’altra a 12, non sono bastate a far dimenticare ai brasiliani gli anni in cui “Lula” (nomignolo che utilizzava fin da quando era sindacalista dei metallurgici), dal 1975 e per quasi tutti gli anni Ottanta, in piena dittatura, sfidò da capo del sindacato i militari al potere organizzando scioperi poderosi e rischiando più volte la vita e la galera. Cacciati i militari golpisti che Bolsonaro venera e rimpiange, Lula Da Silva ha guidato la più grande potenza dell’America Latina dal 2003 al 2010.

AVEVAMO DETTO  

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