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lunedì 11 Novembre 2019

Iraq allo sfascio, Mahdi non molla e l’ex Isis torna via centrasia

Niente dimissioni del governo senza alternative ma a Baghdad e nel sud dell’Iraq la mobilitazione continua.
Attacco dell’ex Isis al confine tajiko-uzbeko per rispedire milizie tra Iraq e Siria attraverso paesi centroasiatici ex-sovietici

Pane, lavoro e lotta alla corruzione

Il premier iracheno Adel Abdul Mahdi, altro ‘uomo del destino’, non cede alla folla che a Baghdad da settimane riempie piazza Tahrir chiedendo pane, lavoro e lotta alla corruzione. Lo stesso accade nelle città sciite nel sud del paese. Il primo ministro si difende ricordando che i mali che affliggono l’Iraq vengono dall’invasione anglo-americana del 2003. E che senza un’alternativa politica reale, le dimissioni provocherebbero «un vuoto che porterebbe l ‘Iraq verso l’ignoto». Eppure, ci ricorda Michele Giorgio, Nena News, «migliaia di iracheni che ogni giorno scendono in strada a manifestare nonostante la feroce repressione delle forze di sicurezza che ha già fatto almeno 260 morti».

Chi non ha nulla da perdere

«Anche chi protesta non cede, perché non ha nulla da perdere. Centinaia di giovani hanno bloccato la raffineria di petrolio di Al-Shanafiyah, nella provincia di Diwaniya impedendo ai dipendenti di andare al lavoro. Piazza e scioperi, con la già traballante economia che rischia il tracollo. Sola possibilità politica di salvare il governo, un’intesa tra i leader sciiti rivali Moqtada al Sadr e Hadi al Ameri. Tentativo difficile. «Sadr, più nazionalista, è favorevole a contenere l’influenza dell’Iran, e chiede elezioni anticipate sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Ameri, che ha una grande influenza sulle Unità di mobilitazione popolare vicine a Tehran, invece sostiene che dietro alle manifestazioni ci sarebbero Stati Uniti e Israele».

Ex Isis dal confine tajiko-uzbeko

Intanto, dal centrasia ex sovietico, pessimi segnali per l’area siro-iraniana. Tentativo di rispedire i più esperti dei combattenti del califfato nei teatri iracheni e siriani proprio attraversando quei paesi. Attacco di un consistente gruppo di guerriglieri dell’ex Isis proveniente dall’Afghanistan al confine tajiko-uzbeko, a circa 50 km a ovest di Dushanbe, ed il segnale è pessimo, sottolinea Yurii Colombo. «Se sarà confermato che i militanti dell’Isis stanno cercando di sfondare il confine afghano in Tagikistan per aprirsi la strada verso il Medio oriente, allora è un fatto di straordinaria importanza», denuncia Andrey Serenko, del Centro russo per lo studio dell’Afghanistan.

AVEVAMO DETTO

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