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lunedì 11 Novembre 2019

Droni, nuova arma anche per terroristi

L’evoluzione degli armamenti non ha mai distinto tra buoni e cattivi ed ora ‘autorevoli think-tank’ scoprono che l’acqua calda brucia e che la tecnologia evoluta (vedi i droni), può essere (è) impiegata dai terroristi per condurre i propri attacchi.

Armamenti per buoni e cattivi

Analisi utile con spazio a troppe ovvietà. L’evoluzione degli armamenti non ha mai distinto tra buoni e cattivi ed ora ‘autorevoli think-tank’ scoprono che l’acqua calda brucia e che la tecnologia evoluta (vedi i droni), può essere (è) impiegata dai terroristi per condurre i propri attacchi. Per fortuna il racconto di Luciano Piacentini e Claudio Masci in Analisi Sicurezza è cosa seria e interessante. Ci viene documentato che i droni (armi impiegate in ‘conflitti a bassa intensità e/o asimmetrici’, ci spiegano), hanno attirato l’interesse dell’Islamic State (Daesh). «Quest’ultimo ha addestrato molti suoi affiliati alla costruzione, modifica ed impiego di droni».

Droni da avvistamento, battaglia o terrorismo

I due autori, esperti militari, di sicurezza e di spionaggio, si soffermano sui diversi possibili utilizzi militari dei droni e le diverse ‘categorie’ di velivono a guiDa remota sulla base dell’impegno umano richiesto. Ma l’argomento centrale è quello dei droni non troppo sofisticati (e costosi) ma potenzialmente micidiali. Guerra ‘ibrida’ o terrorismo. Primo caso noto, il 6 gennaio 2017, tredici droni lanciati dall’ex Isis contro la base militare russa di Tartus in Siria. I droni, i loro resti, sembravano rozzi giocattoli radiocomandati che hanno volato per 50 km portando bombe a frammentazione sotto le ali.

Arma ‘fai da te’ e da paura vera

«L’ISIS sembra che abbia cominciato ad interessarsi ai droni già dal 2014 per trasformarli in armi da impiegare contro le truppe della coalizione anti ISIS», scrivono i nostri. A Mosul, sempre IS, avrebbe usato droni spia e droni ‘kamikaze’ contro edifico o folla. A marzo 2017, l’International Center for the Study sull’estremismo sosteneva che l’ex ISIS avesse costituito un centro per addestrare i miliziani ad impiegare droni armati. Droni commerciali che venivano trasferiti a Raqqa dove venivano modificati da tre ingegneri: il giordano Abu Azam e i siriani Abu Saad e Abu Usama (nomi di battaglia non ancora compiutamente identificati).

Droni e foreign figther europei

«In tali attività prestavano la loro opera anche foreign fighters europei». L’allora ISIS ha distribuito guide e manuali per armare e modificare i droni anche nell’impiego in attentati terroristici. Tuttavia, -allarme ultimo- con l’avvento del 5G, i droni stessi potranno essere impiegati oltre gli attuali limiti chilometrici. «In alcuni casi, tali macchine -divenute dual use, con apparati di sorveglianza e di armi- sono state impiegate da alcuni armatori su loro navi per individuare e contrastare azioni di pirateria marittima». Altro che i nostri due poveri Marò ancora in attesa di sentenza.

Droni e usi malintenzionati

Mandare in tilt un grande aeroporto (come il 18 dicembre 2018 al Gatwick di Londra), o attacco hacker (a Torino il 13 luglio 2019) con droni sottratti al controllo dei rispettivi piloti. Attentati di natura chimica e/o batteriologica impiegando droni commerciali per le irrorazioni agricole. Nel 2013 un drone gestito dal Pirate Party Germany (Piraten), riuscì ad atterrare vicino al cancelliere tedesco Angela Merkel, durante un evento sportivo a Dresda. Nell’aprile 2015 un drone che trasportava sabbia radioattiva proveniente dalla centrale nucleare di Fukushima riuscì ad atterrare sul tetto degli uffici del Primo Ministro giapponese a Tokyo.

Droni contro Maduro

Droni commerciali sono già stati impiegati per un attentato il 4 agosto 2018 in Venezuela, fatti esplodere durante una parata militare presenziata da Nicolás Maduro, il contestato Presidente. Bersagli potenziali tutti (e non solo i nostri ‘cattivi’). A livello internazionale, corsa all’acquisto di droni quale tecnologia commerciale ampiamente disponibile. È un mercato in forte espansione che prevede una vendita globale,nel 2021 valuta a 4,8 miliardi di dollari. E i droni commerciali volano ad una quota estremamente bassa, difficilmente intercettabili da radar anche per le ridotte dimensioni. E possono trasportare pesi e quindi ordigni.

Potenziali armi d’attacco

«Questa tipologia di droni è facilmente modificabile, rendendone quindi possibile la trasformazione in armi in molteplici modi». Esempio senza suggerimenti pericolosi: sostituire la fotocamera con esplosivo o oppure trasformando l’apparecchio in un “drone suicida”», e ci fermiamo qui. Il guaio è che tali apparati sono troppo facilmente trasformabili in armi micidiali, «oggi sono alla portata di tutti, si trovano in vendita perfino nei supermercati a meno di 50 euro, mentre quelli da appassionati possono costare fino a 1.500 euro». Quasi peggio delle armerie Usa, a questo punto.

Racconto da paura e sicurezza addio?

Oggi, denunciano i due autori (Luciano Piacentini, incursore, già Capo di Stato Maggiore della Brigata Folgore, e Claudio Masci, Ufficiale dei Carabinieri con finale tra le spie), manca qualsiasi sistema di sicurezza  commisurato all’evoluzione dei droni. «La diffusa avvertita mancanza di una appropriata regolamentazione, non più rinviabile favorisce il loro impiego per compiere azioni terroristiche, che possono incidere sulla sicurezza nazionale», la denuncia (e non soltanto la loro). La loro analisi sottolinea il pericolo legato al rientro di foreign fighter e dalla migrazione di reduci ex Isis.

Conclusione che avremmo preferito evitare

«Nel contesto urbano, l’impiego dei droni a scopi terroristici rappresenta una minaccia dagli effetti devastanti»: 1) danni materiali, 2) attacco filmato in tempo reale, a rilanciare e moltiplicare l’effetto paura/panico. «La minaccia attuale è molto complessa a causa delle tecniche di occultamento inventate dai terroristi, associate ai nuovi dispositivi elettronici ed esplosivi improvvisati». Tutto questo altera il concetto stesso minaccia e di difesa. «Questa nuova asimmetria di rischio impone il ricorso a nuove e più sofisticate tecniche e contromisure a protezione delle grandi città europee».

Cari generali, grazie per l’allarme, ma noi, oltre alla paura che adesso cresce in noi, in cosa dobbiamo sperare?

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