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lunedì 11 Novembre 2019

La Russia in Africa: armi, affari e influenza politica

Mosca: diplomazia militare, grandi contratti d’armamento, affari energetici e commerciali sono i pilastri del neoespansionismo in Africa delle aziende russe, una inchiesta del quotidiano Avvenire

Capitalismo russo post sovietico

Il neoliberismo capitalista della nuova Russia, con l’antica cultura sovietica dell’espansionismo politico che cammina più velocemente sulle gambe dei soldi. Se poi gli affari li fai con la vendita di armi, la portata politica del business diventa immediata ed evidente. 12 miliardi di dollari il volume d’affari delle aziende ‘private’ russe in Africa: il mercato delle armi leggere è superato solo da quello dei sistemi d’arma più evoluti, ma sempre di quel genere di marce si tratta. Un’inchieste di Francesco Palmas sul quotidiano del vescovi, Avvenire.

Il ritorno russo in Africa

Vecchi amici e nuovi partner il binomio perfetto del ritorno russo in Africa, spiega Palmas. «Mosca riscopre la valenza strategica del Continente nero, suggellando a Sochi sul mar Nero la fine della parentesi fatale post-sovietica. Emulando il dinamismo cinese in campo commerciale e geopolitico che ha dichiarato guerra a chi si contrappone al suo espansionismo, Vladimir Putin ha voluto un primo vertice Russia-Africa: che è andato in scena una settimana fa. Un modo per ribadire i fasti di un tempo, quando l’Urss era un gigante panregionale».

Post sovietici neo guerra fredda

Durante la Guerra fredda, il continente era stato uno dei teatri di contesa principali fra superpotenze e una delle ultime espansioni del campo socialista, ci ricorda Avvenire. E l’impegno dei compagni di Mosca nella regione fu una delle prime vittime della perestroika. «La ritirata strategica decisa da Mikhail Gorbaciov aveva motivi economici, oltre che distensivi con l’Occidente. Fu brutale. L’impronta moscovita in Africa sparì del tutto con il crollo sovietico. Una paralisi durata quindici anni. Con il secondo mandato di Vladimir Putin, la musica è totalmente cambiata».

Zar Putin e Zero Trump

Avvenire è preciso sino al dettaglio. Nel solo 2006, due visite ufficiali in Africa del presidente russo, prima in Algeria, poi in Sudafrica e in Marocco. Non potendo competere col gigantismo della diplomazia economica africana di Cina e Giappone, Mosca sta rivitalizzando le antiche reti di legami sovietiche, cooptando nuovi partner. «Sta di fatto sgomitando per non perdere un solo centimetro nella corsa alla cosiddetta “terza colonizzazione” del Continente africano». Inviato speciale per l’Africa, Mikhail Marguelov, ex presidente della Commissione esteri del Consiglio della Federazione.

Mercanti in fiera, sconti e armi

Strategia russa: 1) annullare il debito d’epoca sovietica con gli amici; 2) fornire armi in cambio di contratti di sfruttamento minerario. Funziona con l’Algeria, con lAfrica australe (vedi diamanti e cooperazione spaziale), con l’Angola. Oltre l’area ex sovietica i grandi gruppi privati. «Renova di Vekselberg in Sudafrica; Rusal di Deripaska in Guinea e la petrolifera privata Lukoil in Costa d’Avorio. I colossi pubblici hanno fatto il resto. Rosatom acquista miniere di uranio in Tanzania e in Namibia; Rostec ha investito nel giacimento di platino Darwendale in Zimbabwe, mentre Roboronoexport ha venduto all’Uganda cacciabombardieri di ultima generazione

Diplomazia militare con armamenti

Diplomazia militare di Mosca, grandi contratti d’armamento, affari energetici, insieme ai dossier politici fra Sudan del Sud, Centrafrica, Mali, Somalia, Sahara occidentale e Libia. «Ma soprattutto le armi e i negoziati militari il volano del ritorno moscovita in Africa, in un continuum strategico con il Medio Oriente». La guerra in Siria, la migliore ‘vetrina di affari militari russi al mondo’. Alexandre Mikheev, Rosoboronexport, citato da Francesco Palmas è radioso: «A fine 2019, avremo piazzato in Africa 4 miliardi di dollari di armi, soprattutto aerei da guerra, sistemi di difesa antiaerea, veicoli blindati, armi leggere, missili anticarro e navi».

Armamenti assortiti e collaudati

Portafoglio ordini da 14 miliardi di dollari per l’anno in corso e prossimi. Attesa di consegne (qui qualche paura in più), in 20 paesi africani. Il sistema antiaereo Pantsir, grandi prestazioni in Siria, ha venduto in Algeria, Etiopia, Cirenaica e Guinea Equatoriale, e interessa il Camerun. Armi russe a Egitto e Algeria, con contratti ‘opachi’. Mosca sta rimettendo in sesto l’aeronautica militare di Uganda, Nigeria e Angola. I tre ‘grandi africani’ formano con il Sudafrica l’asse della geopolitica russa «a sud del Sahara». Sintesi: Mosca ha contatti militari con 40 Paesi africani, rapporti vecchi e nuovi.

Politica estera affidabile

Consiglieri militari russi (con loro basi) e mercenari Wagner per mezza Africa, piazzisti per armi e sicurezza. La Russia alleato e fornitore più affidabile degli ondivaghi Stati Uniti di Trump e di vecchi nemici coloniali europei.  L’inchiesta di Avvenire è molto approfondita. Sintesi possibile e caso esemplare. Mosca avrebbe deciso di cancellare il 95% del debito mozambicano, in cambio di accordi bilaterali nel campo minerario, energetico e finanziario. «Mercenari russi della Wagner, insieme a contractor della società a capitale cinese Fsg, diretta da Erik Prince, e a uomini della Sttep, una società militare privata creata da Eeben Barlow, ex numero uno della compagnia sudafricana Executive Outcomes».

Russia se il gigante cinese fa paura

«Ventotto anni dopo la fine dell’Urss, Mosca ha reinvestito sul continente africano. Il suo ritorno è per ora limitato». 15 miliardi di dollari l’anno sono pochi se paragonati allo strapotere cinese. Più di 10mila imprese di Pechino, il 12% della produzione industriale continentale con introiti per 500 miliardi di dollari. Metà dei fondi destinati alle nuove vie della Seta è diretto in Africa. «Paesi come Kenya, Etiopia e Gibuti colonizzati con porti, ferrovie e strade». E qui la conclusione più attenta di Avvenire, «Ecco perché molti dirigenti africani vedono con simpatia il ritorno russo in grande stile nel Continente. Un modo per controbilanciare l’eccessiva esuberanza cinese e occidentale».

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