Privacy Policy
lunedì 11 Novembre 2019

L’impegno virtuale a scapito dell’impegno reale

Milioni di piantatori di alberi a suon di like sui social. Di rivoluzionari da smartphone, di professionisti da impegno civile a colpi di clic. Per cambiare il mondo occorre altro.

La catastrofe perfetta

Se una cricca di psicologi malvagi avesse escogitato i cambiamenti climatici come la catastrofe perfetta per distruggere la nostra specie, avrebbe potuto aggiungerci, per andare sul sicuro la rete all news MSNBC, i social network e le auto ibride, tutte cose che danno una sensazione di impegno a scapito dell’impegno reale, esattamente come i selfie riescono a farci sentire presenti a scapito della presenza reale. 
[Jonathan Safran Foer – Possiamo salvare il mondo prima di cena]


Che sintesi ardita e perfetta! Tutti battaglieri, impegnati e rivoluzionari col mouse in mano (i più avanti con l’età), con lo smartphone in mano tutti gli altri. Gli zombie nel buio col chiarore dello schermo che illumina la furia ambientalista, ecologista, la battaglia dei diritti. Insomma gli zombie della politica e della società che nel virtuale si danno un tono e un ruolo. Inesistenti nella realtà.  Parole sante quelle di Jonathan, con quel riferimento alla cricca di psicologi malvagi che dà soddisfazione.  Qui si parla di clima, ma l’idea dell’impegno politico racchiuso nello spazio virtuale vale per tutto. Dice Erling Kagge: le rivoluzioni sono sempre partite con uomini in piedi che camminano insieme, che marciano, che si battono nella realtà (il titolo del suo libro: Camminare, un gesto sovversivo).  Tutto il resto è poco o niente ad uso dei media. Rivoluzione è ciò che cambia davvero le regole, non la destabilizzazione che stabilizza il potere.
 
In questi giorni si parla di alberi. Lodevolmente, a dire il vero. Ho conosciuto tanti e veri difensori della natura, persone che si sono battute e si battono per strappare un giardino condiviso in un quartiere, o per difendere querce dalla rovina. Per farlo – lo dice la parola stessa – occorre farlo. Occorre sporcarsi le mani, camminare, agire, essere nella realtà. Quindi fuori dal virtuale.  Invece la battaglia che esplode è quella del virtuale ambientale. Della coscienza messa a posto dal like messo sotto l’ennesimo post che parla di piantare gli alberi a milioni.

Una modesta proposta. Invece di un like, un albero coltivato sul serio. Ho usato coltivato e non piantato, perché gli amanti degli alberi sanno che c’è una profonda differenza e che si rischiano sciocchezze. Uscendo dal like, che non implica neanche il mal di schiena di piegarsi, non basta piantare un alberello. Ma entrando nel concetto del tempo e dello spazio, della misura delle proprie azioni, della cura e della dedizione necessarie per cambiare il mondo davvero e non per far finta di farlo. Tacitando la coscienza e costruendo una cattedrale di indifferenza reale.

Così, per essere chiari, meno like nella battaglia contro Bolsonaro e una piccola azione reale per evitare che taglino senza tregua i boschi che ci sono (o è meglio dire c’erano) accanto alle nostre case. In che modo? Beh, con la politica. Non quella delle strette di mano, degli accordi tra potenti: quella che si fa nelle associazioni, nei quartieri, nell’azione reale e non virtuale. O anche, con semplicità, insegnando rispetto ai figli, ma sempre, non solo quando è conveniente, quindi quando il rispetto è obbedienza. Rispetto per le cose belle, per le persone, per i luoghi dell’abitare. Cominciando da piccolissime azioni di educazione civica, per arrivare a coltivare un albero. Passo dopo passo. Lontani dalla trappola virtuale. 

Potrebbe piacerti anche