Ammazza il giornalista impiccione, 1109 assassinii, 9 su 10 impuniti

Ammazza il giornalista impiccione

Più ammazzamenti che considerazione popolare diffusa, forse. Mille109 giornalisti assassinati nel mondo tra il 2006 e il 2018. Il 90% di quei delitti è rimasto impunito, e il 55% degli omicidi è stato compiuto in Paesi formalmente in pace. Lo denuncia un rapporto nella 5° edizione della Giornata internazionale per porre fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, che si celebra opportunamente il 2 novembre.

L’indagine segnala che i Paesi con il più alto tasso di vittime tra i giornalisti sono gli Stati Arabi, seguiti da America Latina, Caraibi e Asia, e che a essere presi di mira sono sempre più spesso i giornalisti che si occupano di fatti politici, criminalità e corruzione.

Campagna #KeepTruthAlive

Diversi modi per scandire i numeri di troppe morti. Mille109 giornalisti assassinati nel mondo tra il 2006 e il 2018. Negli ultimi 10 anni, almeno 881 uccisi nel mondo, e in nove casi su 10, gli omicidi restano impuniti.
L’Unesco, registra tuttavia un calo del numero di omicidi nei primi 10 mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con 44 omicidi di giornalisti segnalati al 30 ottobre 2019, rispetto ai 90 della stessa data del 2018.

La direttrice generale dell’organizzazione delle Nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura, Audrey Azoulay, li definisce “preoccupanti”. Quest’anno il 2 novembre si concentra sui giornalisti locali, sottolinea, attraverso la campagna #KeepTruthAlive per sfidare la percezione che gli omicidi avvengano solo lontano dagli occhi del pubblico, colpendo principalmente i corrispondenti di guerra stranieri.

@UNESCO
Over 1000 journalists have been killed in 12 years. In war zones, but also at home. On the corner of their street. On the corner of your street. They were killed in cold blood. Deliberately. With impunity. To silence the truth. #KeepTruthAlive. See more at http://keeptruthalive.co

Diverse ‘zone di guerra’

Fronte di guerra, quale? Giornalisti locali che lavorano sulla corruzione e sulla politica in situazioni non conflittuali, che hanno rappresentato il 93% delle morti dei giornalisti negli ultimi 10 anni. L’Unesco chiama a rispondere tutti coloro che mettono a rischio i giornalisti, che li uccidono e che non fanno nulla per fermare questa violenza. Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, giornalista di primo mestiere, ha voluto ricordare tra le tante vittime, i casi recenti e noti di Daphne Caruana Galizia e Jan Kuciak.

Daphne e Jak Kuciak

Daphne Caruana Galizia, giornalista e blogger maltese, impegnata in numerose inchieste e attiva contro la corruzione, è stata assassinata in un attentato dinamitardo nel 2017, mentre Jan Kuciak, giornalista slovacco, impegnato in indagini sulla gestione corrotta di fondi strutturali dell’Unione europea nel suo paese (con il coinvolgimento della ‘ndrandgeta calabrese), è stato trovato ucciso nella sua abitazione nel febbraio 2018.

David Sassoli @EP_President
There’s no democracy without freedom of the press. On Intl Day to #EndImpunity for Crimes against Journalists, we pay tribute to Daphne Caruana Galizia, Jan Kuciak and all those around the world who lost their lives and suffered attacks for doing their job. #KeepTruthAlive

Segretario Onu Guterres

«Quando i giornalisti sono presi di mira, la società nel suo complesso paga il prezzo», ha dichiarato il Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres. «Se non riusciamo a proteggerli, sarà estremamente difficile per noi rimanere informati e contribuire al processo decisionale. Se i giornalisti non riescono a fare il loro lavoro in sicurezza, il mondo di domani sarà segnato da confusione e disinformazione».

Qui in Italia, ma non soltanto, diversi giornalisti sono attualmente minacciati da parte della criminalità organizzata. Minaccia pronta a colpire la quasi generalità della categoria, la diffusa precarietà del lavoro, condizioni di sfruttamento, un crisi che investe tutta la stampa scritta parlata e web, e una politica governativa altalenante sui sostegni ad un settore tanto decisivo per la nostra democrazia.

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