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lunedì 11 Novembre 2019

L’ammiraglio ebreo che salvò la flotta e la stupidità del razzismo fascista

Nella notte tra l’11 e il 12 novembre 1940, una formazione aerea inglese attaccò il porto di Taranto nel quale si trovava una parte consistente della flotta da guerra italiana. La sorpresa fu totale e il bilancio pesantissimo in vite e danni. A salvare ciò che rimaneva, l’ammiraglio Isacco Umberto Pugliese che era stato allontanato dal servizio dopo l’emanazione delle leggi razziali nel 1938. Leggi fasciste contro patrioti e Risorgimento.

La Pearl Harbour italiana

Nella notte tra l’11 e il 12 novembre 1940, meno di sei mesi dopo l’entrata in guerra, una formazione aerea inglese decollata da una portaerei attaccò il porto di Taranto nel quale si trovava una parte consistente della flotta da guerra italiana. La sorpresa fu totale e il bilancio dell’attacco pesantissimo: a parte una sessantina di morti e più di cinquecento feriti, furono danneggiate tre navi da battaglia (delle quali una molto gravemente) e un incrociatore, esplosero depositi di carburante e munizioni e anche alcuni idrovolanti. Il porto –sebbene ospitasse il maggior arsenale navale italiano – era privo di un’efficace difesa antiaerea e anti-siluro. Per sorvegliare il cielo, in mancanza di radar, si ricorreva agli aerofoni, ovvero coni di metallo che avrebbero dovuto percepire il rumore dei motori in volo, mentre le reti che avrebbero dovuto proteggere le navi e fermare i siluri erano la metà di quelle necessarie: l’industria italiana che soffriva già di carenze di materie prime semplicemente non era in grado di produrne. All’attacco avevano preso parte una ventina di aerosiluranti inglesi e forse solo per questo motivo i danni non furono maggiori. Quando i giapponesi, ispirandosi proprio a Taranto, pianificarono l’attacco alla flotta americana di aerei invece ne impiegarono quasi quattrocento, con le conseguenze che conosciamo.

Espulso perché ebreo e richiamato

Come molti altri ufficiali, funzionari dello Stato o professori universitari, Isacco Umberto Pugliese era stato allontanato dal servizio dopo l’emanazione delle leggi razziali nel 1938:  Pugliese, nato ad Alessandria nel 1880, in marina dal 1898, era un alto ufficiale del genio navale di grande competenza ed esperienza e proprio lui fu richiamato in servizio –nonostante la precedente espulsione- a riparare i danni subiti dalle navi.  Pugliese infatti, oltre ad aver progettato e realizzato soluzioni modernissime per la sua epoca, sino al 1938 era stato al vertice del genio navale e soprattutto conosceva benissimo la struttura con cui cooperare.

Insomma, lo stesso regime che aveva proclamato le leggi razziali e gettato l’Italia impreparata in una guerra, dovette fare un piccolo passo indietro nei confronti di un indispensabile tecnico di alto livello. Le cose purtroppo cambiarono nuovamente nel 1943, dopo l’occupazione di Roma da parte dei tedeschi e Pugliese fu arrestato e portato nel carcere delle SS in via Tasso. Liberato dopo notevoli insistenze di ex colleghi, decise di riparare al nord per ricongiungersi alla famiglia, ma fu colpito da un altro evento doloroso: la deportazione della sorella Gemma di cui solo dopo la guerra apprese la tragica morte ad Auschwitz.

Leccaculo dei nazisti

Ammiraglio Isacco Umberto Pugliese

L’allontanamento degli ebrei italiani da tutti gli ambiti militari, in pace e in guerra, sancito da uno specifico decreto legge entrato in vigore nel febbraio 1939, fu uno dei provvedimenti collegati alle cosiddette ‘leggi razziali’. La genesi di questo particolare provvedimento fu piuttosto tormentata e lo stesso Mussolini si trovò di fronte l’esplicito parere contrario di un gerarca importante sulla scena del regime come Italo Balbo appoggiato da Emilio De Bono. Moltissimi ebrei italiani avevano preso parte alle guerre del Risorgimento e in particolare alla Grande Guerra. Poiché il patriottismo era considerato dal regime un elemento discriminante a favore, per gli ex combattenti ebrei fu chiesta una deroga, ma Mussolini in persona si oppose, soprattutto per totale acquiescenza alla politica nazista. Sebbene fossero infine previste in teoria delle condizioni più miti, esse di fatto non furono mai applicate, perché soffocate da circolari ministeriali e altre pastoie burocratiche. Dall’ottobre 1943 furono infine i nazisti a gestire arresti e deportazioni. Tra i tanti ebrei deportati molti erano ex combattenti e il 16 ottobre 1943 fu arrestato a Roma anche un altro ammiraglio: Augusto Capon, suocero di Enrico Fermi, portato ad Auschwitz da dove non fece ritorno.

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