• 24 Febbraio 2020

Israele, da 5 mesi in carcere donna palestinese senza accusa

Al Labadi, Israele rischia la faccia

Messa in politica il titolo potrebbe essere, ‘Caso Al Labadi, Israele e Giordania ai ferri corti’. Ma per Israele e la sua democrazia, ciò che sta accadendo è molto peggio.

La vicenda della giovane giordana di origine palestinese, Heba al Labadi, 32 anni, condannata da un giudice militare israeliano a cinque mesi di ‘detenzione amministrativa’ senza processo e accuse precise.

Ora è crisi diplomatica tra Israele e Giordania, «paesi alleati ma con crescenti difficoltà di rapporto 25 anni dopo la firma del trattato di pace», ci ricorda Michele Giorgio, Nena News. Veniamo così a sapere che il ministro degli esteri di Amman, Ayman Safadi, ha richiamato ‘per consultazioni’ l’ambasciatore in Israele in segno di protesta per l’arresto di Heba al Labadi al quale si è poco dopo aggiunto quello di un altro cittadino giordano, Abed a-Rahman Marai, di 29 anni. Cosa sta accadendo in Israele, quale legge rende possibile tutto questo? Il finale dei dieci anni di governo Netanyahu prima di passare oltre?

Crisi diplomatica e di democrazia

Le condizioni di salute dei due detenuti sono precarie, denuncia il ministro degli esteri giordano. In particolare, quelle di Al Labadi che da 37 giorni attua uno sciopero della fame ed è stata ricoverata in ospedale già tre volte. A suo sostegno è stata lanciata una campagna promossa dalle principali organizzazioni palestinesi per i diritti dei prigionieri, col sostegno di organizzazioni umanitarie anche israeliane. «Mettere in pericolo la vita dei nostri cittadini – proclama Ayman Safadi, il ministro giordano – è una cosa che condanniamo con forza. Prenderemo in considerazione ulteriori forme di protesta nei confronti di Israele affinché (i suoi leader) capiscano che non intendiamo passare sopra a quanto accaduto».

Perché Heba al Labadi

Heba al Labadi è stata arrestata il 20 agosto mentre dalla Giordania entrava nei territori della Cisgiordania sotto occupazione militare israeliana (questa la definizione corretta attuale, nonostante i propositi di annessione di Natenyahu avallati da Trump), per partecipare al matrimonio di amici a Jenin. Israele sostiene che Heba al Labadi avrebbe avuto contatti con esponenti del movimento sciita Hezbollah, in Libano. La giovane smentisce e afferma di aver solo scambiato qualche parola, in un’occasione pubblica, con un redattore di Radio al Nour, l’emittente di Hezbollah.  Ipotesi d’accusa basata su uno scambio di parole probabilmente casuale, ma ritenuto sospetto dal servizio di sicurezza israeliano Shin Bet.

‘Detenzione amministrativa’

L’avvocato di Heba al Labadi –sempre Michele Giorgio a raccontarci- ha denunciato interrogatori interminabili a cui è stata sottoposta la giovane giordana nel carcere di Kishon, nel nord di Israele, dove avrebbe subito anche torture fisiche. Poi il 25 settembre è arrivata la “detenzione amministrativa” per cinque mesi, una condanna senza processo alla quale Heba al Labadi ha reagito iniziando lo sciopero della fame. La sua famiglia è molto preoccupata, anche perché nel 2010 la ragazza aveva dovuto affrontare un cancro. L’arresto dell’altro cittadino giordano risale al 2 settembre e sarebbe motivato sempre da non meglio precisate «ragioni di sicurezza» da parte di servizi di sicurezza con molte storie torbide alle spalle.

Solidarietà anche in Israele

Secondo Times of Israel, le modalità di detenzione e l’assenza di garanzia giuridica stanno muovendo anche attivisti israeliani protestano ne vediamo la foto, fuori dalla prigione di Ofer durante la sua udienza in Cisgiordania il 28 ottobre 2019. Sabato, decine di palestinesi si sono radunati a Gerusalemme est per protestare contro l’incarcerazione di Al-Labadi, ma la cronaca racconta che le forze di sicurezza israeliane hanno interrotto la manifestazione e fatto diversi arresti. Domenica, attivisti israeliani di sinistra hanno lanciato una protesta nel centro di Tel Aviv contro la detenzione di Al-Labadi. Protesta in Habima sulle condizioni di detenzione dei prigionieri di sicurezza facendo sedere le donne in una scatola trasparente ammanettate e bendate, e la diffusione dell’hastag ‘FreeHiba’.

Israeli activists protest in solidarity with Jordanian Heba al-Labadi

Tensioni e ritorsioni

Il governo giordano intanto ha fatto sapere di aver arrestato un israeliano che ha cercato di entrare illegalmente nel Paese attraverso il confine settentrionale. Amman smentisce che il fermo sia collegato alla vicenda di Al Labadi e Marai. Tuttavia il presidente della commissione degli affari esteri del parlamento giordano, Nidal a-Taani, ha detto alla stampa che «l’arresto dell’israeliano può essere merce di scambio per il rilascio dei nostri due cittadini».

rem

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